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Referendum Veneto, Sanca: l’autonomia non è di destra

Referendum Veneto. Intervista con gli indipendentisti di Sanca: «Siamo di sinistra e sostenere che chi vota il 22 stia con Zaia è nel migliore dei casi fuorviante»

da Vicenza, Enrico Baldin

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Prendere in mano il processo di autonomia senza lasciare al solo Zaia la facoltà di dialogare col governo centrale. Pare essere questa la linea guida con cui Sanca (che in Veneto significa sinistra, ndr) sta facendo in queste settimane campagna per il SI al referendum del 22 ottobre. «Dobbiamo assicurarci che la voce di sinistra per l’autonomia sia rappresentata» dice ai microfoni di Popoff il vicepresidente di Sanca Veneta, il vicentino Stefano Zambon, che è anche membro del bureau (la segreteria) della EFAy, la giovanile della European Free Alliance. Con Zambon ci sono anche rappresentanti catalani, baschi, corsi, scozzesi ecc. Zambon si dice convinto che l’autonomia non sia affatto un tema di destra. Lo abbiamo intervistato.

Zambon, Sanca è di sinistra ma in questo caso sta con Zaia. Non avete le idee un po’ confuse?

Tutt’altro, abbiamo le idee chiarissime. Siamo di sinistra e abbiamo a cuore il futuro della nostra terra e comunità. Sostenere che chi vota il 22 stia con Zaia è nel migliore dei casi fuorviante. Esattamente come quando coloro che votarono No al referendum costituzionale del 4 dicembre vennero accusati di stare coi fascisti.

Siete perché il Veneto abbia maggiori forme di autonomia. In questo la vostra posizione è la stessa di Zaia?

Zaia vuole l’autonomia per mantenere le cose come stanno ora, per uno status quo. Noi vogliamo un’autonomia per rivoluzionare il Veneto. In queste settimane, col comitato VIVA (costituito da persone e soggetti di sinistra per il SI, ndr), abbiamo organizzato eventi in città venete per spiegare che solo con l’autonomia possiamo davvero mettere al centro della politica veneta gli interessi di chi lavora e vive in Veneto.

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Sinistra è da sempre sinonimo di equità e solidarietà. Non pensa che una reale autonomia sottrarrebbe risorse destinate alle aree più povere del paese?

No perché lo stesso Stato italiano si è dimostrato incapace di garantire quell’equità e solidarietà, favorendo invece sprechi, clientelismo e malaffare. Il residuo fiscale veneto è una “rapina sociale” che ha dirottato risorse che potevano essere destinate a fronteggiare le tante situazioni di estrema povertà presenti in veneto. Responsabilizzare l’autogoverno delle Regioni può essere la soluzione a questo.

Ma anche in Veneto si sono visti sprechi, corruzione e malaffare. Credo non ci sia bisogno di elencarli.

Non vogliamo solo una maggiore responsabilizzazione della politica. Vogliamo una maggiore responsabilizzazione dei Veneti e dei cittadini. Accorciare la distanza tra politico e cittadino aiuta quest’ultimo a controllare maggiormente la gestione della cosa pubblica.

A proposito di sprechi. In molti polemizzano coi soldi usati per istituire questo referendum, quando invece si sarebbe potuto intavolare una trattativa col governo senza consultazioni. Che ne pensa?

La democrazia ha i suoi costi, che non possono essere barattati per efficienza economica. Sennò la nostra sarebbe una tecnocrazia autoritaria come quella di Singapore. E poi il referendum veneto costa 14 milioni, sarebbe costato meno se il governo non avesse più volte rifiutato di fare l’accorpamento in election day. Il miglior modo per non sprecare quel denaro è andare a votare. Astenersi è sprecare il denaro.

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Ma se vincesse il Sì, dal 23 ottobre voi che cosa fareste al posto di Zaia?

Andremmo a chiedere che il Veneto si prenda la responsabilità di tutte le materie di legislazione concorrenti tra Stato e Regione.

E poi?

E poi ci aspettiamo che il sentimento a favore dell’autogoverno aumenti, portandoci a spingere perché le materie di competenza vadano oltre l’articolo 117 della Costituzione. Ci aspettiamo che anche i settori progressisti della società veneta portino i loro contenuti: rinvigorire la democrazia veneta decentralizzando, con una cessione di poteri ai municipi e alle città metropolitane. E investire in sanità, educazione, infrastrutture, garantendo equità e pari opportunità tra tutti i cittadini veneti.

Ma voi di Sanca vi sentite di dare il mandato a Zaia di condurre le trattative per aumentare il grado di autonomia del Veneto? Ritenete che Zaia sia la persona giusta per avviare il dialogo col governo centrale?

Ovviamente non riteniamo Zaia la persona giusta. Dobbiamo però renderci conto che se oggi il tema dell’autonomia e la negoziazione sono in mano a Zaia, questo è in larga parte a causa di una sinistra veneta asservita alle segreterie nazionali e incapace di trattare un tema tanto caro ai Veneti. La sinistra oggi deve prendere il timone della situazione, deve mettere la giusta pressione e portare i suoi contenuti.

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