mercoledì 13 Novembre 2019

Rajoy destituisce il “govern”, 450mila in piazza Catalogna

Rajoy destituisce il “govern”, 450mila in piazza Catalogna

Catalogna: Rajoy ‘destituisce’ il governo di Puigdemont e a Barcellona a migliaia vanno in piazza

di Giulio AF Buratti

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La Catalogna non si piega al «colpo di stato» di Madrid: quasi mezzo milione di persone si sono di nuovo riversate in piazza nel cuore di Barcellona per denunciare il duro commissariamento delle istituzioni catalane annunciato oggi da Madrid e chiedere la liberazione deì due Jordì, i detenuti politici Jordi Sanchez e Jordi Cuixart.

Madrid prenderà il comando dei Mossos e della Radio-Tv catalana. Ultima parola a Senato. Il premier: “Elezioni entro 6 mesi”. La soppressione “temporanea” delle istituzioni catalane in applicazione dell’articolo 155 della costituzione transitoria del franchismo è stata appoggiata dal PP e Ciudadanos al governo, e dal Psoe di Sanchez che con la sua astensione permette a Rajoy di governare. In questo caso l’appoggio è esplicito e fattivo.

Grave scivolone ieri anche al consiglio comunale di Barcellona, dove la mozione della CUP che dichiarava persone non gradite a Barcellona il re e i membri della famiglia reale è stata respinta con i voti del PP, Ciutadanos, Partito socialista catalano, ma anche di Barcelona en comù della sindaca Ada Colau. A favore CUP, ERC, e Grupo Democrata. Il sindaco Ada Colau ha lanciato un appello per la costituzione di un “fronte democratico” per difendere le libertà e l’autogoverno, e ha criticato duramente il Psoe per l’appoggio pieno dato A Rajoy.

Dura la reazione di Podemos all’applicazione dell’articolo 155, come spiega il sito Bresciaanticapitalista illustrando le posizioni delle altre forze della sinistra nello stato spagnolo e in Catalogna. Rajoy sospende la democrazia e accusa il Psoe di complicità ormai esplicita con la destra. In Andalucía Podemos rispolvera il referendum per l’autodeterminazione e la proposta di federazione delle repubbliche iberiche. La Cup chiede a Puigdemont la proclamazione immediata dell’indipendenza e della repubblica. EH Bildu principale partito della sinistra indipendentista basca dichiara che l’attacco del governo alla Catalogna è bestiale, e esprime solidarietà e chiama alla mobilitazione il popolo basco. Il PSC prende le distanze dal Psoe e dichiara che l’applicazione dell’articolo 155 non è la soluzione è d’accordo. I principali sindaci socialisti catalani oggi pomeriggio hanno chiesto con un appello pubblico che il PSC si opponga frontalmente all’applicazione del 155.

I socialisti francesi dichiarano che bisogna sostenere Rajoy e il suo governo in questo momento delicato. I giornalisti di Barcellona riuniti in assemblea hanno dichiarato gravissima e antidemocratica la decisione del governo di mettere sotto controllo la televisione la radio e la principale agenzia di stampa catalana.

Finita la grande manifestazione in Placa Catalunya, manifestazioni spontanee si stanno accendendo in varie parti di Barcellona e della Catalogna. Il PNV che governa i Paesi baschi sud, e che ha sostenuto fino a poco fa il governo di Madrid, ha dichiarato inammissibile l’applicazione dell’articolo 155 e la sospensione  delle istituzioni liberamente elette dal popolo catalano; si opporranno alla sua ratifica. Alle 19,40 il presidente del Parlament catalano Carme Forcadell, accompagnato da tutto il tavolo di presidenza del parlamento, ha fatto una dichiarazione alla stampa. Ha detto che il governo Rajoy con l’applicazione dell’articolo 155 sospende la democrazia. Che si tratta di un golpe contro la volontà popolare. Che il parlamento catalano non farà un passo in dietro, e salvaguarderà la democrazia, i diritti dei cittadini e di tutti i parlamentari eletti.

Una marea umana si è snodata fra Gran Via e Passeig de Gracia, ormai con Plaça Catalunya i luoghi altamente simbolici della ‘rivoluzione catalana’, in un oceano di bandiere stellate della ‘Repubblica’ e di cartelli verdi che chiedevano «Llibertat» per i due Jordì. La Catalogna ribelle aveva risposto con una sonora ‘cacerolada’ spontanea di protesta, dai Pirenei alla Costa Brava, all’annuncio in tv del duro giro di vite contro Barcellona del premier spagnolo Mariano Rajoy. Il presidente Carles Puigdemont, che in un primo tempo non aveva previsto di partecipare per neutralità istituzionale, dopo il blitz del governo di Madrid si è mescolato alla folla e ha guidato il corteo. Il suo arrivo è stato accolto da applausi e grida di incoraggiamento. Puigdemont, ormai molto popolare in Catalogna, è sempre più vicino ad una incriminazione per ‘ribellione’ da parte della procura dello Stato spagnolo, che potrebbe ordinare il suo arresto. Fra la folla tanta collera e anche molta preoccupazione per la piega presa dagli avvenimenti. «Ci trattano come una colonia» protesta Cristina, una ‘Estelada’ in mano. «Cosi rompono la democrazia» aggiunge Josep, un ‘emigrato’ negli Usa. Folla di politici nel corteo. Accanto a Puigdemont il vicepresidente Oriol Junqueras, praticamente tutto il Govern, la presidente del Parlament Carme Forcadell,l’ex President Artur Mas. Tutti indagati dai tribunali spagnoli. Tutti hanno espressioni gravi. Puigdemont ha il volto chiuso. Come il sindaco di Barcellona Ada Colau, che ha tentato invano di portare avanti una opzione di mediazione fra Rajoy e Puigdemont. «È una giornata di involuzione democratica. La peggiore da 40 anni. Da Rajoy è venuta una risposta autoritaria, è un attacco ai diritti fondamentali e alla base stessa della democrazia» accusa. La folla grida «Llibertat! Llibertat» e canta l’inno catalano Els Segadors. Tutti ormai lo sanno a memoria. «Lo Stato vuole uccidere il nostro sistema di governo centenario. Ma non riuscirà. Noi lo impediremo!» tuona dal palco il portavoce dell’ Anc di Jordi Sanchez, da lunedì in prigione per sedizione con Jordi Cuixart per le manifestazioni pacifiche del 20 settembre. La marea umana canta «No Tenc Por», «Non Ho Paura», il motto forgiato in reazione agli attentati jihadisti di agosto e ora rivolto al potere centrale di Madrid. Arrivano le reazioni dalla società civile, dal mondo dello sport. Pep Guardiola parla di una «giornata molto triste, per la democrazia, per l’Europa, per il mondo. Non pensavo che nel XXI secolo potesse ancora accadere». E il presidente del Barça, Josep Maria Bartomeu, annuncia che il club è schierato con le istituzioni democratiche della Catalogna. Nella folla ci sono anche politici non indipendentisti, molti vicini a Podemos, ‘sotto shock’ per le misure decise da Rajoy. «È un attacco contro la democrazia» dice il numero due del partito Pablo Echenique. Nel corteo c’è il deputato della Cup, sinistra del fronte indipendentista, Carles Riera. «L’unica risposta possibile ora è la proclamazione immediata della repubblica». Sarà forse mercoledi in parlamento. Prima che scatti l’art. 155 che taglia, tra l’altro, i poteri dei deputati catalani.

Così commenta in Italia, Sinistra Anticapitalista: «Si tratta di una radicale sospensione di diritti democratici fondamentali, un vero e proprio colpo di mano reazionario con il consenso dei governi dell’Unione Europea e della Commissione che evidenzia ancora una volta il carattere antidemocratico della Costituzione del ’78, profondamente segnata dal retaggio della dittatura franchista. Non si può stare a guardare: occorre organizzare concretamente la solidarietà al popolo catalano contro questa gravissima aggressione, a partire dalla lotta contro la complicità del governo italiano.

Nei prossimi giorni Sinistra Anticapitalista chiama a scendere in piazza ovunque possibile in Italia in tutte le forme e i modi praticabili in solidarietà con il sacrosanto diritto all’autodeterminazione e di esercizio della libera scelta.

Questa lotta non riguarda solo il popolo e i lavoratori e le lavoratrici catalane, ma i lavoratori e le lavoratrici di tutta Europa, e dimostra ancora una volta la natura intrinsecamente antidemocratica non solo dello Stato Spagnolo, ma anche della stessa Unione Europea».

 

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