Ventimiglia, migrante folgorato sul tetto del treno

Ventimiglia, migrante folgorato sul tetto del treno

Ventimiglia. Folgorato sul tetto del treno mentre provava a raggiungere la Francia. E’ il quinto caso. No Borders alla frontiera di Claviere

di Checchino Antonini

Il corpo di un uomo è stato ritrovato semi-folgorato sul tetto di un locomotore nei pressi della stazione ferroviaria di Mentone, in Francia, a poca distanza dal confine italiano. È successo ieri mattina intono alle 9. Secondo le prime ricostruzioni potrebbe trattarsi di un migrante che avrebbe cercato di passare il confine aggrappandosi al pantografo che trasmette energia elettrica al treno, rimanendo folgorato. Il convoglio, francese della società Sncf, era partito da Ventimiglia in direzione della Francia. Per permettere lo svolgimento dei rilievi la circolazione ferroviaria è stata sospesa per circa 2 ore. Quello di oggi è il quinto caso registrato dall’inizio del 2017 di migranti che sono deceduti nel tentativo di oltrepassare il confine da Ventimiglia alla Francia.

Lungo il fiume Roia oltre 200 migranti allo stremo: 1 su 3 è un minore. Sulle sponde del fiume, a Ventimiglia, vivono in ripari di fortuna, senza riscaldamento e servizi igienici, senza accesso all’acqua potabile e al cibo, esposti ad abusi e violenze” nonché per “la presenza di ragazzine minorenni, spesso vittime di violenze sessuali, alcune delle quali con figli piccoli. Oxfam sottolinea che le persone sono ormai costrette in un “limbo”: sono fantasmi, in una condizione di spaesamento, isolamento e abbandono. La gran parte tenta di attraversare il confine con la Francia, mettendo a rischio la propria vita lungo sentieri di montagna, la ferrovia o i cavalcavia dell’autostrada. «A Ventimiglia è in atto una vera e propria emergenza umanitaria sono circa 700 i migranti che si trovano qui nel pieno dell’inverno: 500 vivono nel centro di transito gestito dalla Croce Rossa, mentre oltre 200 dormono all’aperto nel campo improvvisato lungo il greto del fiume Roia. Tra loro circa 1 su 3 sono minori non accompagnati, che dopo non aver ricevuto la protezione a cui hanno diritto in Italia, si vedono respinti con brutalità dalle autorità francesi». Così scriveva prima di Natale l’agenzia Redattore sociale. «Ho provato 10 volte ad attraversare la frontiera con la Francia nelle ultime settimane, 8 volte a piedi e 2 volte in treno. Ogni volta la polizia francese mi ha fermato, ammanettato. Più volte mi hanno picchiato e ogni volta rimandato a piedi in Italia», aveva raccontato un sedicenne fuggito da solo dal Ciad, dove guerra e carestia stanno generando una delle più gravi emergenze umanitarie del mondo, racconta la sua storia, mentre si accinge ad affrontare un’altra notte al freddo dell’inverno, senza sapere nulla di ciò che gli riserverà il domani. L’inferno che ha dovuto attraversare in Libia, dove si è imbarcato per raggiungere l’Europa, non è poi tanto lontano. E’ solo una delle storie raccolte nelle prime settimane di lavoro dell’unità mobile di Open Europe a Ventimiglia, di Oxfam e Diaconia Valdese. Al confine tra Italia e Francia, infatti, ci sono  centinaia di migranti, per lo più fuggiti da paesi in guerra (Sudan, Iraq, Afghanistan, Eritrea e altri ancora), che si ritrovano a vivere sotto un cavalcavia, lungo il fiume Roia, fuori dal sistema di accoglienza per i richiedenti asilo, in condizioni disumane.

I minori migranti hanno diritto di chiedere protezione internazionale in qualunque Stato membro dell’Unione europea si trovino come recita una sentenza del 2014 della Corte di Giustizia, per questo i respingimenti dalla Francia sono un abuso intollerabile. Commissione europea e Stati membri dovrebbero mettere in atto tutte le procedure affinché i diritti – in particolare di minori fuggiti da guerre, persecuzioni e povertà – vengano sempre garantiti. In questa direzione anche l’Italia dovrebbe fare la sua parte: ad esempio riducendo i tempi necessari per le procedure di ricongiungimento familiare e garantendo così canali di accesso sicuro verso l’Europa.

Asgi, l’associazione di studi giuridici sull’immigrazione, chiede (assieme a Intersos, Safe Passage, Terre des Hommes, WeWorld Onlus e Diaconia Valdese) di «Cessare immediatamente l’illegittima prassi della mancata accoglienza di minori stranieri non accompagnati a Ventimiglia, ovvero del collocamento di msna nel centro di accoglienza per adulti “Parco Roja” e predisporre tutte le misure necessarie affinché questi minori siano collocati in centri di accoglienza per minori, come previsto dalla normativa vigente, e come richiesto dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, possibilmente sul territorio di Ventimiglia o nelle vicinanze almeno per quanto riguarda i minori in attesa di ricongiungimento familiare». “Ad oggi – sottolineano le organizzazioni – non è stato comunicato se e quando verrà aperta una struttura ricettiva temporanea per msna a Ventimiglia, a più di quattro mesi dalla sospensione dei lavori decisa in seguito alla contestazione di alcuni cittadini avvenuta in data 9 agosto 2017”. La legge italiana vieta espressamente il collocamento dei minori stranieri presso i centri di prima accoglienza per adulti e impone l’obbligo per la pubblica autorità di collocare in luogo sicuro il minore in stato di abbandono morale o materiale o allevato in locali insalubri o pericolosi. Collocare i minori non accompagnati in un centro di prima accoglienza non esclusivamente dedicato ai minori e non adeguato alla condizione di minorenni quale il centro “Parco Roja”, ovvero lasciarli privi di alcuna assistenza e accoglienza rappresenta una grave violazione della normativa vigente”. 

Il 16 dicembre scorso, mentre anche a Roma sfilava un corteo No borders, circa cinquecento manifestanti in gran parte francesi, di collettivi che lottano per la libera circolazione dei migranti in Europa, hanno sfilato in corteo dalla stazione francese di Menton Garavan, al valico di Ponte San Ludovico, al confine italo-francese di Ventimiglia. L’ingresso in Italia era sbarrato da decine di poliziotti del reparto “Crs”, camionette e reti metalliche di protezione alte due metri e mezzo. Alcuni momenti di tensione si sono vissuti, quando c’è stato un contatto con un gruppo di manifestanti contro l’immigrazione. I manifestanti si sono poco per volta allontanati, dopo aver letto messaggi in francese, arabo e pashtun.

E ancora ieri, attivisti no borders italiani e francesi insieme, circa mille persone hanno marciato sulla neve, al confine italo-francese di Claviere, la stessa rischiosa strada dei migranti dopo la chiusura dei confini a Ventimiglia.

 

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