domenica 23 settembre 2018

Mai in tv con Casapound. Di respirare la stessa aria d’uno squadrista non mi va

Mai in tv con Casapound. Di respirare la stessa aria d’uno squadrista non mi va

Ecco perché ho declinato l’invito a partecipare a una passerella elettorale tv con Casapound: il fascismo non è un’opinione ma un crimine

da Genova, Checchino Antonini*

Vignetta di Danilo Maramotti, anche lui candidato per Potere al Popolo

Di respirare la stessa aria di uno squadrista non mi va. Così ho appena deciso di rinunciare alla partecipazione a una trasmissione di TeleNord, la seconda tv commerciale della Liguria perché in studio ci sarebbe stato un esponente di Casa Pound, organizzazione che esplicitamente si richiama al fascismo, se ne considera l’erede nel III millennio. Ne ricalca stilemi, simboli e pratiche. Il collega al telefono è stato cortese e risoluto. Mi avverte prima per evitare che io faccia come la mia compagna di lista, Antonella Marras, che poche ore prima è andata via in diretta dallo studio di Primocanale, la prima tv commerciale della regione. «Quando, il 3 febbraio eravamo in piazza per chiudere i covi fascisti non facevamo propaganda – spiega un comunicato di Potere al Popolo Genova – quando scriviamo nel programma che le sedi fasciste vanno chiuse non scherziamo. Facciamo così, siamo coerenti e ci comportiamo di conseguenza. Le organizzazioni criminali vanno sciolte. Se qualcuno ci sosterrà da oggi sa che abbiamo intenzione di farlo sul serio perché per noi essere antifascisti viene molto prima di qualsiasi altra cosa».

Per il giornalista di TeleNord (e per il direttore che ascoltava in vivavoce) invitarmi a una puntata senza lo squadrista sarebbe stato «un favore» e lui i favori non li fa a nessuno. Tranne a Casa Pound, evidentemente. E’ più importante una trasmissione impostata sulla logica perversa degli opposti estremismi, per riservare magari la tribuna finale alle forze ritenute più importanti, piuttosto che garantire a tutti l’accesso alle tribune elettorali. Ecco come Potere al popolo! viene escluso dalle tribune elettorali anche in Liguria.

Ho fatto presente che è surreale un confronto con un’organizzazione che è coinvolta proprio a Genova nell’inchiesta della Procura sull’accoltellamento di un militante antifascista, avvenuto il 27 gennaio scorso. Pochi giorni dopo diecimila persone sono sfilate in corteo a Genova per rivendicare i valori dell’antifascismo. Era lo stesso giorno in cui, a Macerata, un fascioleghista sparava da un’auto in corsa contro gli immigrati che avevano il solo torto di trovarsi sulla sua strada. Un gesto che Casa Pound ha condannato (mentre Forza Nuova ha offerto tutela legale allo sparatore) ma che ha richiamato alla mente la strage del 13 dicembre del 2011, a Firenze, quando un neofascista uccise due migranti senegalesi prima di uccidersi a sua volta prima di essere catturato. Le vittime si chiamavano Samb Modou e Diop Mor, l’omicida Gianluca Casseri, considerato fino ad allora un intellettuale di riferimento proprio dall’organizzazione (che poi ne prese le distanze) con cui rifiuto ogni confronto, anche televisivo, in nome della parte migliore della nostra storia, la Resistenza, e della Costituzione. Casa Pound, spesso camuffata da comitato di cittadini, è in prima fila nelle manifestazioni razziste contro i migranti, i rifugiati, gli assegnatari stranieri di alloggi popolari, nelle aggressioni a studenti di sinistra, nelle esibizioni muscolari sotto il Parlamento contro lo ius soli e in altri fatti di cronaca nera di cui spesso Popoff si è occupato scrivendo le gesta di gruppi della destra eversiva e criminale. A dicembre, i giudici della V sezione penale hanno inflitto otto condanne a 3 anni e 7 mesi e una condanna a 2 anni e 7 mesi per una vicenda in cui sono coinvolti due dirigenti del movimento, Davide Di Stefano e Andrea Antonini. Nove militanti di Casapound sono stati condannati per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni mentre partecipavano, con caschi e volti coperti, il 17 luglio del 2015, ad un blocco contro il trasferimento di alcuni stranieri in un centro di rifugiati a Casal San Nicola, alla periferia di Roma, dando vita ad una vera e propria gazzarra razzista che culminò con scontri con le forze dell’ordine. Con tanto di bottiglie contro il pullman, tra urla, slogan, sassi e cassonetti incendiati. 

Domenica scorsa, a Napoli, e prima ancora a Bologna, Piacenza, Brescia e il 10 febbraio a Macerata migliaia di antifascisti sono scesi in piazza per contestare il fascismo in tutte le sue forme e si sono scontrate con la logica spietata della repressione governativa. Il ministro Minniti con una mano scrive i decreti su decoro e sicurezza per limitare la libertà di movimento dei migranti e degli attivisti sociali, con l’altra disegna un improbabile profilo di antifascismo per sé e per il suo partito, il Pd, a cui dobbiamo la costruzione meticolosa delle condizioni ideali per lo sviluppo dei fascismi: il clima di guerra tra poveri e di guerra ai poveri è l’habitat che consente alle organizzazioni razziste di crescere e prosperare. Perché il fascismo è questo: odio per il diverso, il debole, il povero, culto della guerra e reverenza verso i padroni, razzismo e nazionalismo.I servizi segreti, nella loro informativa al Parlamento, lanciano proprio oggi l’allarme sulla presa dei messaggi xenofobi della destra radicale sulle giovani generazioni.

Contro tutto ciò stiamo facendo crescere il progetto di Potere al Popolo. Ma a TeleNord e PrimoCanale interessa poco.

Genova capirà, è la città che s’è liberata dei nazifascisti senza aspettare gli americani e un generale prussiano ha dovuto consegnare le armi a un operaio, Remo Scappini, che era il capo del Cln. Genova è la città del 30 giugno del ’60 quando i ragazzi con le magliette a strisce, i partigiani e i loro fratelli più piccoli, hanno impedito che i fascisti tenessero il loro congresso nella città medaglia d’oro della Resistenza. Pertini, due giorni prima aveva parlato alla città, «gente del popolo, partigiani e lavoratori, genovesi di tutte le classi sociali» per denunciare come «la classe dirigente italiana non ha inteso applicare la Costituzione là dove essa chiaramente proibisce la ricostituzione sotto qualsiasi forma di un partito fascista ed è andata più in là, operando addirittura una discriminazione contro gli uomini della Resistenza, che è ignorata nelle scuole…».

Riprendiamo le parole dell’unico presidente partigiano: «Ogni atto, ogni manifestazione, ogni iniziativa, di quel movimento è una chiara esaltazione del fascismo e poiché il fascismo, in ogni sua forma è considerato reato dalla Carta Costituzionale, l’attività dei missini si traduce in una continua e perseguibile apologia di reato». Vale anche oggi per Casapound, Forza Nuova e quelli come loro.

Promemoria per i colleghi delle tv equidistanti

Così scriveva Popoff due anni fa quando il ministro Alfano provò a minimizzare l’allarme su Cpi. Perfino lui però dovette fornire alcune cifre: nel quinquennio 2011-2015 – spiegò – sono stati tratti in arresto 19 militanti o simpatizzanti di CasaPound, mentre 336 sono stati deferiti a vario titolo all’Autorità Giudiziaria.

E’ sufficiente “googlare” un po’ per scoprire fatti che non c’entrano nulla con gli scontri con gli odiati centri sociali. Nelle interrogazioni parlamentari ne sono riportati parecchi. Li abbiamo messi in fila. Episodi come quello del 2 gennaio 2012, quando quattro esponenti di Casa Pound aggrediscono a Lecce uno studente universitario di diverso schieramento politico, lasciandolo a terra esanime, fino alla recente aggressione di una diciassettenne a Bolzano per futili motivi (Quotidiano On line Alto Adige, 26 gennaio 2016), per la quale è avvisato di garanzia un consigliere comunale altoatesino di CPI.

Il leader nazionale di CPI Iannone picchiò un carabiniere a calci e a pugni a Predappio nel 2004 in occasione e dell’anniversario della morte di Mussolini, cosa per la quale fu sottoposto a processo (http://www.romagnaoggi.it/forli/2009/4/24/122149/ ). Nel novembre 2011 un gruppo di iscritti al PD, evidentemente non dei Centri Sociali, a Roma mentre affiggevano manifesti vengono aggrediti e massacrati di mazzate, in particolare Paolo Marchionne, ora presidente del III municipio, (http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_luglio_9/zippo-casa-pound-condanna-201938275553.shtml?refresh_ce-cp ). Verrà identificato tra gli aggressori un dirigente nazionale della giovanile di CPI, Alberto Palladino, oggi dirigente di CPI; Palladino viene condannato durante i primi due processi. Nel luglio 2012 dai giornali si apprende di accuse per il numero due del movimento di destra Andrea Antonini per favoreggiamento personale e falso materiale. Assieme a un complice avrebbe testimoniato per far rilasciare una carta d’identità, intestata a un’altra persona, a un latitante narcotrafficante ( http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/09/antonini-leader-di-casapound-rischia-processo-per-favoreggiamento-a-spacciatore/288601/ ). Siamo nel giugno 2014: viene arrestato Ruffini, leader di CPI a San Benedetto del Tronto, pugile professionista che aveva in vari episodi riempito di pugni vari passanti per la strada a San Benedetto (http://www.ilrestodelcarlino.it/ascoli/cronaca/2014/06/06/1075248-pestaggi-arrestato-pugile-professionista.shtml ). Nel luglio 2014 viene arrestato dalla Mobile di Roma Giovanni Ceniti, leader fino almeno a tre anni prima leader di CPI Verbania, in quanto implicato nell’omicidio Fanella a Roma, una storia connessa al tesoretto nascosto del maxitruffatore nero Mokbel (http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/07/03/news/titolare_di_un_centro_di_autoricambi_ed_ex_esponente_di_casapound_ecco_chi_giovanni_battista_ceniti-90621129/ ). Nel novembre 2014 ha avuto luogo a Magliano Romano un’aggressione di incappucciati ad una tifoseria composta anche di donne e bambini con feriti che hanno avuto decine di giorni di prognosi; le indagini hanno svelato alcuni autori dell’aggressione tra cui il capo di CPI a Viterbo, Diego Gaglini, candidato sindaco, e Erwin Maulo, noto violento, daspato, candidato consigliere comunale a Viterbo. Il 19 dicembre 2014 Lirio Abbate su l’Espresso scrive “Ci potrebbe essere un collegamento fra il capo di “Mafia Capitale”, Massimo Carminati e il leader di Casa Pound, Gianluca Iannone. A far da ponte fra i due sarebbe un uomo, di cui non si conosce ancora l’identità, che emerge nelle intercettazioni e su cui i carabinieri del Ros hanno avviato accertamenti per individuarlo. L’ipotesi emerge dai pedinamenti effettuati durante l’indagine su “Mafia Capitale”.

Nel luglio 2015 in occasione di scontri con la Polizia durante una kermesse anti immigrati di CPI a Roma vengono feriti alcuni poliziotti, cosa per la quale vengono emessi 13 avvisi di garanzia contro esponenti romani e nazionali di CPI (https://luciogiordano.wordpress.com/2015/10/31/roma-proteste-anti-migranti-9-arresti-in-casa-pound/ ). Un articolo pubblicato dal quotidiano la Repubblica edizione romana, in data 23 marzo 2009, a firma Rori Cappelli dal titolo «CasaPound, slogan choc contro i disabili», si dà conto di come militanti di CasaPound avessero esibito uno striscione con la dicitura «travestiti da disabili, ma con le pance piene, siete sempre e solo iene». La giornalista, nell’articolo, riporta la reazione di un ragazzo minorenne down il quale alla vista dello striscione, piangente, dice «io non sono travestito da disabile, io sono down». Ancora, l’articolo pubblicato dal quotidiano la Repubblica del 6 febbraio 2009, a firma del giornalista Paolo Berizzi, narra di come un circolo neofascista milanese denominato «Cuore Nero» e gemellato con CasaPound, avesse pubblicato una fanzine, la cui copertina rappresentava un brindisi all’olocausto. Un fotomontaggio, al posto della famigerata scritta «il lavoro rende liberi» posta sopra il varco di accesso al campo di sterminio di Auschwitz, compare «Cuore nero brewery»: letteralmente, «Birrificio Cuore nero». La copertina è del numero di giugno 2008; in altra occasione, un esponente di CasaPound, consigliere della circoscrizione ovest di Prato per il partito delle libertà, inneggiava ad Adolf Hitler, come risulta dall’articolo pubblicato il 23 aprile 2011, pubblicato sul sito del quotidiano «Il Tirreno» dal titolo «Consigliere del PDL fa l’elogio di Hitler»; altro episodio di xenofobia e razzismo si è verificato in occasione dell’anteprima nazionale dello spettacolo teatrale di Ascanio Celestini dal titolo: «Il razzismo è una brutta cosa», tenutasi a Viterbo il 24 settembre 2009. In quella occasione, CasaPound Viterbo, con numerose scritte murali attaccò l’assessore provinciale Picchiarelli, il consigliere Riccardo Fortuna e l’attore Ascanio Celestini; volantini vennero affissi sui muri della città e buttati dentro la sede dell’Arci di Viterbo: le scritte murali ed i volantini attaccavano le persone, ma in realtà il bersaglio politico era lo spettacolo di Ascanio Celestini contro il razzismo.

Nel gennaio 2013, un’inchiesta della procura di Napoli portava all’arresto di 7 esponenti di CasaPound e all’applicazione dell’obbligo di dimora per altri 3 nelle città di Napoli, Salerno e Latina. In rete è possibile reperire diversi articoli sulla vicenda, pubblicati dal Corriere del Mezzogiorno tra il 24 ed il 29 gennaio 2013, nei quali si dà conto della vicenda, al di là degli sviluppi processuali, ciò che interessa è quanto emerge dalle intercettazioni captate tra gli aderenti di CasaPound, i quali esprimono chiaramente sentimenti antisemiti: si arriva a dire di voler violentare una studentessa ebrea, che gli ebrei con la kippah fanno schifo, altri dicono che le camere a gas non sono esistite, ma non bisogna dirlo pubblicamente, altri discutono del «Mein Kampf» di Adolf Hitler e si ricostruiscono episodi di pestaggi ai danni di giovani di sinistra in occasione di una campagna elettorale; nel 2014 è accaduto che, a seguito del diffondersi di una falsa notizia relativa ad una presunta aggressione compiuta da nomadi, gli aderenti al «Blocco studentesco», articolazione di CasaPound, hanno di fatto impedito a 90 ragazzi e ragazze del campo nomadi di Via Cesare Lombroso a Roma di recarsi, rispettivamente, alle scuole materne, elementari e medie. I giovani di CasaPound, si sono presentati in circa 500, esibendo uno striscione con su scritto «No alle violenze dei Rom. Alcuni italiani non si arrendono», accendendo fumogeni e scandendo cori contro i nomadi. Tale iniziativa venne stigmatizzata dall’allora vice-Sindaco di Roma, che ha visto la partecipazione di 500 persone di fronte alle quali i genitori dei bambini non si sono sentiti sicuri di uscire, un gesto meschino, un atto di razzismo che va contro ogni principio democratico».

Il gruppo musicale Zeta0alfa, ZOA che in greco significa Animali, come un famigerato battaglione delle SS, citato dall’informativa Papa come positivo momento ludico e culturale di rifermento per Casapound, il cui leader musicale è sempre Iannone, si caratterizza per canzoni di omaggio a Hitler e Mussolini; “Primo mi sfilo la cinghia, due inizia la danza, tre prendo bene la mira, quattro cinghiamattanza”, è solito urlare dal palco e dal microfono Iannone, il cantante degli Z0A, mentre la platea in sala mette in pratica la strofa iniziando a colpirsi. Ripetutamente. Con tanto di ferite che, finito il ballo, rappresentano medagliette di cui esser orgogliosi. La Cinghiamattanza appare come un rito di iniziazione. Ed è forse l’unica nota di colore in questa lista di reati.

Qualcuno ha fatto i calcoli ma forse per difetto: dal 2011 a oggi, fra militanti e simpatizzanti di Casapound, potrebbero essere state arrestate almeno una quarantina di persone, ma alcune questure potrebbero aver omesso il legame con Cpi derubricando i fatti a banali aggressioni. In pratica, mediamente ogni tre mesi uno è finito in manette. Nello stesso periodo i denunciati sarebbero stati, secondo Alfano, 359: uno ogni cinque giorni. E 23 soltanto nel mese di gennaio appena trascorso.

*candidato di Potere al Popolo per il Senato, in Liguria

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