domenica 23 settembre 2018

Viola Carofalo: «L’allegria di stanotte era un moto di ribellione e speranza»

Viola Carofalo: «L’allegria di stanotte era un moto di ribellione e speranza»

Potere al Popolo, il giorno dopo. Parlano Viola Carofalo, Maurizio Acerbo, Cremaschi e Sinistra Anticapitalista

«L’allegria di stanotte è stata un moto di ribellione e speranza», dice Viola Carofalo in diretta su facebook rispondendo alle critiche sui social dopo la performance nei collegamenti con la maratona di Mentana.

Dodici ore prima della diretta fb aveva chiarito con un post: «Qui si festeggia, perché? Perché nello sfacelo generale, nel trionfo dell’antipolitica e del razzismo noi, in soli tre mesi, abbiamo fatto un miracolo. P.S. vanno benissimo tutte le analisi, le riflessioni, certamente anche le critiche ma tenendo presente la situazione generale in cui ci troviamo e quella particolare di pap (poco tempo, niente soldi, scarsa visibilità), nel libro dei sogni la Lega neanche esisterebbe e noi avremmo l’87% ma la realtà è che il discorso qualunquista e razzista funziona, che dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare, ma che abbiamo una buona base di partenza

«Stamattina – ha spiegato poi nel video – ci svegliamo e c’è un omicidio di una persona straniera a Firenze e un incendio a una moschea di Padova… Ci svegliamo in un’Italia peggiore. E’ la vittoria di antipolitica, qualunquismo e della destra. Il risultato peggiore per le forze di sinistra nel loro complesso, il paese va in un’altra direzione. Il voto ai 5 stelle è stato inteso come voto utile ma è un voto pericoloso, un voto all’antipolitica, un voto di disperazione, gli unici che hanno votato con speranza siamo noi», ripete più volte.

«Rivendico il fatto di esserci rincontrati, di aver messo in moto un percorso che può arrivare lontano, l’inizio di una resistenza perché siamo in un paese terribile in cui regna il razzismo. Adesso dobbiamo comunicare che ci siamo. Uno su cento in questo paese ha deciso di votare quello in cui credeva. Gente che è comunista, di sinistra. E che ride. Preferivate che stessi lì a piangere? Siamo stati strapazzati dai media ma era il momento di dire che esistiamo. Che cosa avremmo dovuto fare meglio? Lo discuteremo insieme. Noi siamo nati proprio perché il paese s’è spostato a destra, ma ci siamo rimboccati le mani: ieri festeggiavo questo. Chi ha avuto mezzi e visibilità molto superiori ai nostri non è andata così meglio di noi. Siamo sicuri che chi ha seguito finora una via parlamentare non abbia contribuito a logorare il tessuto sociale, lasciando spazio ad altri?».

Che fare? Continuare a «ricucire, dai territori, un tessuto che si è andato districando», spiega Carofalo. «Ci sono solo due scelte, andare avanti o tornare a casa. Avremmo potuto nascondere la testa sotto la sabbia e non farci contare. Io mi voglio far contare. Non possiamo ciabattare per casa come in un giorno d’influenza. Abbiamo preso 350mila voti, ora abbiamo 12 giorni per preparare l’assemblea nazionale», conclude rilanciando l’appuntamento a Roma il 18 marzo prossimo, lì al Teatro Italia dov’è inziato tutto quattro mesi prima. «A sinistra c’è tanto da ricostruire. Vogliamo ridar vita ad una sinistra che resti sinistra e non punti ad occupare uno spazio a destra».

In un comunicato della sua direzione nazionale, Sinistra Anticapitalista che, con Ie so’ pazz, Eurostop e Rifondazione, ha dato vita al progetto PaP, ammette che «i dati usciti dalle urne elettorali del 4 marzo sono impietosi e rappresentano chiaramente, pur nel quadro rifratto del voto, la drammatica situazione politica e sociale del paese e i reali rapporti di forza tra le classi dopo anni di pesanti politiche di austerità e di ripetute sconfitte e divisioni delle classi lavoratrici e dei movimenti sociali». Si sottolinea la durissima sconfitta del PD e di Renzi «che pagano il loro ruolo nella gestione delle politiche liberiste della borghesia a partire dalle fondamentali questioni dei diritti del lavoro e della scuola. L’azione reazionaria antimigranti di Gentiloni e Minniti nel tentativo di recuperare un voto che fuggiva verso destra non solo non ha impedito che gli elettori scegliessero direttamente le altre formazioni che in questi anni si sono distinte per la loro campagna razzista e xenofoba, a partire dalla Lega, ma ha contributo a costruire ed alimentare un terreno di divisione e di indebolimento della classe, in cui la causa della condizione soggettiva di emarginazione delle lavoratrici e dei lavoratori è addossata sui migranti.

Il Pd trascina nella sua sconfitta tutti quelli che ne hanno fatto parte in passato o che in qualche modo lo hanno fiancheggiato. Impossibile per Bersani, D’Alema e Grasso apparire distinti ed alternativi del Pd dopo averne per anni sostenuto le sue scelte; impossibile per SI avere un ruolo, dopo le molteplici partecipazioni con il PD nei governi regionali e locali, quando si partecipa a un formazione come quella di Liberi e Uguali. Difficile pensare che questa aggregazione possa avere un futuro, che per altro non si meriterebbe. Come è successo già in passato con il fallimento del governo Prodi, il discredito e la ripulsa di un partito come il PD che si presenta e viene presentato come “sinistra” esercita una dinamica negativa su tutte le forze che a questa definizione ancora fanno riferimento. La ricostruzione di una vera sinistra cominciata nelle elezioni con la formazione della lista Potere al Popolo sarà inevitabilmente lunga e difficile». Ancora: «la rabbia, la frustrazione e la ricerca di una soluzione diversa all’esistente hanno trovato nel partito di Grillo e Di Maio il loro punto di riferimento. Il M5S, nonostante le disavventure delle amministrazioni locali (dove in qualche situazione come Roma e Torino ha pagato un prezzo) è stato percepito in larghi settori ed in particolare al Sud come il voto utile, lo strumento possibile per un cambiamento immediato, credibile in ambienti diversi per la stessa genericità e contraddittorietà delle proposte politiche». «Il terzo dato, certo il più drammatico, è – per Sinistra Anticapitalista – l’ascesa con cifre nazionali da capogiro su scala nazionale (tanto più quelle del Nord) di un movimento reazionario e xenofobo come la Lega di Salvini. L’avvelenamento di larghi settori popolari da parte di questo demagogo, l’odio verso i migranti, la decostruzione delle solidarietà e dell’agire collettivo democratico rappresentano una grave minaccia per il futuro. Nel quadro della coalizione di destra Forza Italia viene largamente superata e il ruolo di Berlusconi viene forse messo definitivamente in secondo piano. Non possono essere sottovalutati i risultati ottenuti da Casa Pound, a cui si aggiungono quelli di Forza nuova, che superano purtroppo la soglia dell’inesistenza elettorale riuscendo ad ottenere un ruolo politico ed una visibilità nazionale grazie agli avalli delle forze politiche e al ruolo degli apparati statali e di governo. Le elezioni determinano tuttavia un quadro istituzionale difficilmente governabile. Se questi risultati sono l’espressione delle sconfitte del movimento dei lavoratori, del venir meno di un ruolo e di una soggettività alternativa della classe lavoratrice, si devono obbligatoriamente tirare in ballo le direzioni delle grandi organizzazioni sindacali che hanno avallato le politiche dell’austerità gestite dal centro sinistra, privando la classe operaia della possibilità di costruire una reale resistenza ad esse, quando pure in alcune occasioni ve ne erano le condizioni concrete ed una forte richiesta da parte dei lavoratori (vedi Jobs Act e Buona scuola)».

Infine: «Il risultato di Potere al Popolo è certo inadeguato alle necessità della fase politica, ma non certo disprezzabile di fronte agli enormi ostacoli che si paravano davanti e costituisce un prezioso punto di partenza e una concreta speranza. L’obiettivo di ricostruire un punto di forza, combattendo la dispersione delle organizzazioni politiche e dei diversi soggetti dei movimenti sociali è solo incominciato con il frenetico e duro lavoro di questi tre mesi che ha permesso di avvicinare e coinvolgere vecchi e nuovi settori di militanza e di interlocuzione. Sta ai protagonisti di “Potere al popolo” passare dalla campagna elettorale all’attività quotidiana nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nei territori, per ricostruire le mobilitazioni per respingere i nuovi attacchi portati dal governo che la borghesia imporrà ai partiti di mettere in piedi per gestire il sistema nel quadro dell’Europa capitalista e delle sue regole liberiste».

Il giorno dopo interviene anche Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione che, con Ie so’ pazz, Eurostop e Sinistra Anticapitalista, ha dato vita al progetto PaP:

«Oggi milioni di italiani sono felici per avere travolto una classe dirigente arrogante. La sconfitta del Partito Democratico di Renzi e più in generale della classe dirigente del centrosinistra e dello stesso Berlusconi è certamente un fatto positivo. Che i responsabili di politiche antipopolari che si preparavano al governo di “larghe intese” escano fortemente ridimensionati non può che farci piacere. Noi però non possiamo gioire. L’orrenda propaganda xenofoba della Lega ha sfondato anche perché si è potuta presentare come sociale e popolare grazie a un PD forsennatamente neoliberista. Purtroppo non è stata un nuova sinistra radicale a incarnare il desiderio di rottura ma un partito come il Movimento 5 Stelle, che è stato percepito come lo strumento più efficace per farla finita con i responsabili della crisi sociale che vive il nostro paese. Anche se ha raccolto tanti voti di sinistra, il M5S ha tenuto su temi fondamentali come l’immigrazione un profilo ambiguo e a volte simile a quello dei leghisti. In assenza di una proposta di sinistra forte e di rottura col passato, il malcontento non poteva che andare in altre direzioni. Il risultato di LeU conferma che avevamo ragione quando dicevamo che solo una sinistra nuova e radicale poteva chiamare a raccolta i giustamente delusi e arrabbiati. Non potevano essere i leader del centrosinistra defenestrati da Renzi i campioni della rinascita della sinistra. Lo abbiamo ripetuto in tutte le lingue inascoltati.

Con Potere al popolo abbiamo fatto una scelta etica e politica coraggiosa e che sapevamo difficilissima. Non possiamo nasconderci che il risultato elettorale è insoddisfacente ma il patrimonio di energie militanti che si è riaggregato e che ha consentito in due mesi una campagna senza soldi e nella quasi totale invisibilità mediatica è un potenziale importante. L’entusiasmo e la partecipazione che il progetto ha suscitato avevano creato aspettative forse eccessive, considerato che milioni di persone neanche hanno potuto conoscere la nostra lista. Il movimento che abbiamo contribuito a creare è solo un primo passo.

Grazie a tutte le compagne e i compagni di Rifondazione Comunista per aver lavorato con grande impegno per tenere aperta una speranza in questo paese. Non ci lasceremo demoralizzare: lavoriamo già da oggi per il rilancio di Rifondazione Comunista e del progetto di Potere al popolo. Il fallimento delle politiche neoliberiste produce instabilità e imbarbarimento della società. E richiede da parte nostra senso di responsabilità: dobbiamo lavorare senza autoreferenzialità e con umiltà, per costruire un’alternativa di sinistra radicale e popolare».

Ecco anche quello che Giorgio Cremaschi, il leader di Eurostop, affida ai social:

POTERE AL POPOLO HA RACCOLTO QUASI 400000 VOTI..certo speravamo fossero, e pensavamo di meritarne, di più, ma noi e chi ci ha votato sapevamo anche di andare controcorrente.
Il voto ha mostrato quanto noi si sia controcorrente , mentre il PD che con le sue politiche liberiste trascinava alla rovina tutto ciò che si richiamasse alla sinistra. Il voto contro il PD, che noi abbiamo sempre sostenuto, è andato in primo luogo ai cinque stelle e poi a Salvini. La questione sociale, che è alla base della nascita stessa della sinistra, oggi ha travolto la sinistra, il suo popolo l’ha abbandonata dopo essere stato abbandonato da essa.
Tutto questo non è senza prezzi politici, oggi la rabbia sociale sacrosanta si mescola a spinte reazionarie legge ed ordine, e la sofferenza sociale trova nei migranti il capro espiatorio mentre resta totalmente indulgente verso ricchi e sfruttatori. D’altra parte la sinistra ufficiale si è immolata sull’altare dell’austerità e dell’europeismo. La UE ha distrutto la sinistra in Italia come lo sta facendo in tutta Europa. Non si può voler ricostruire una sinistra sociale e di classe e non essere contro la UE.
La politica ed i suoi punti cardinali sono radicalmente cambiati e Potere al Popolo, che questo lo ha capito e per questo è nato, non ha fatto in tempo a collocarsi pienamente e visibilmente nella nuova mappa. Ma lo ha fatto. Certo siamo stati colpiti anche noi dal voto utile, in particolare verso i cinque stelle, ma comunque non ci siamo collocati a sinistra di PD e della sua appendice LeU, ma su un altro piano. Noi abbiamo dentro i valori e i principi storici della sinistra popolare e di classe, ma non ci collochiamo nel campo geografico della sinistra di oggi. Siamo una forza diversa, ancora non siamo riusciti a farlo conoscere ai più, ma diversi lo siamo. E siamo e vogliamo essere diversi perché questo è il solo modo di ripartire.. Grazie a tutte e tutti, assieme andremo avanti».

#indietrononsitorna

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