mercoledì 23 maggio 2018

Corbyn e Momentum, il movimento di movimenti

Corbyn e Momentum, il movimento di movimenti

Le trasformazioni del Labour britannico. Il ruolo di Momentum, nato nelle lotte studentesche e negli scontri con la polizia

di François Chesnais*

[Questa è la seconda parte dell’articolo di François Chesnais sulle trasformazioni del Labour Party, la cui prima parte è uscita qualche giorno fa: Jeremy Corbyn: la sinistra alla riconquista del Partito laburista . A dimostrazione della complessità della situazione descritta da Chesnais, c’è il dato inquietante che solo 207 laburisti su 259 hanno seguito le indicazioni di Corbyn in una votazione di pochi giorni fa sui bombardamenti in Siria. a.m. ]

 

Momentum, la risposta a «un movimento che cercava una casa comune». È questo il titolo che Nunns dà al capitolo del suo libro in cui analizza il terzo processo che ha contribuito a portare Corbyn alla testa del Labour, e cioè il sostegno che da quattro anni a questa parte ha ricevuto da decine di migliaia di giovani [18]. Questi si sono politicizzati all’esterno del Labour, nel corso di particolari lotte sociali che hanno dato vita a forme organizzative che si possono definire “movimentiste”. Poiché pochi lettori di questo articolo avranno occasione di leggere il libro di Nunns, in questa sua parte, più ancora che nelle precedenti, rinvio a delle “voci” dell’edizione inglese di Wikipedia, consapevole del fatto che rispondono ai criteri di oggettività richiesti dal sito.

Nei processi che sono sfociati prima nella formazione, per coagulazione, d’una sorta di “movimento dei movimenti” e poi nella fondazione di Momentum come organizzazione, ha avuto un ruolo importante l’autorganizzazione. Il loro punto di partenza viene datato al novembre e dicembre 2010, con le grandi manifestazioni contro l’aumento delle tasse d’iscrizione alle università, e che hanno dato vita a numerosi scontri fra gli studenti e una polizia addestrata, come in tanti altri Paesi, alla repressione. Ne sono seguiti numerosi arresti e condanne a pene di carcere [19].

Un anno dopo, fra il marzo e il luglio 2011, si ha una lunga fase di intensa mobilitazione contro i tagli di bilancio del governo di David Cameron [maggio 2010-luglio 2016], contro la distruzione del sistema sanitario pubblico e contro, aspetto meno noto, l’evasione fiscale. Le forme che ha assunto sono state molto varie [20]: numerose azioni puntuali contro l’evasione fiscale davanti alle sedi di banche (la Barclays in particolare) e di grandi società (fra le quali la Vodafone) a opera da piccoli gruppi di giovani organizzati in un movimento noto come UK Uncut [21]; una serie di scioperi nei servizi pubblici (ospedali, scuole) più colpiti dai tagli di bilancio nella primavera 2011; e, il 26 marzo 2011, una manifestazione centrale a Londra, convocata dalla confederazione sindacale Trade Unions Council (TUC) e alla quale hanno preso parte fra le 300.000 e le 500.000 persone [22].

Nello stesso periodo, in Francia, v’era molta attenzione per il movimento degliIndignados della Puerta del Sol, per Occupy Wall Street e, anche, per la formazione di Syriza in Grecia: ma ciò che avveniva nel Regno Unito era stato pressoché ignorato. E tuttavia è qui, più che in altri Paesi, che la lotta contro le politiche di austerità aveva messo salde radici, assumendo un carattere di massa grazie a movimenti con UK Uncut e soprattutto alla formazione della People’s Assembly [23]. Quest’ultima è una sorta di fronte comune politico e sociale fra la tendenza delLabour Representation Committee – di cui abbiamo giù parlato -, i Verdi, i militanti organizzati attorno alla rivista molto attiva «Red Pepper», la piccola formazione dellaLeft Unity fondata da Ken Loach, alcuni deputati come Corbyn e diversi grandi sindacati. La People’s Assembly è stata in grado di organizzare manifestazioni contro l’austerità di decine di migliaia di persone nel giugno 2014, arrivando poi, nel giugno 2015, alla vigilia delle elezioni interne al Partito laburista vinte da Corbyn, sino alle 150.000.

La netta vittoria di Corbyn è stata determinata dalla massiccia partecipazione al voto dei nuovi iscritti politicizzati nelle lotte. Essi hanno potuto aderire al Labour grazie alla possibilità di iscriversi al partito pagando una quota di tre sterline (cioè quattro euro). Nunns spiega come l’idea fosse venuta ai blairisti, convinti che vi fosse un blocco di elettori centristi da conquistare. E scrive: «Ironia della sorte, questa riforma interna era stata proposta dalla destra del partito: i blairisti, affascinati dal modello delle primarie negli Stati Uniti, erano convinti che l’allargamento del voto a un vasto pubblico avrebbe indebolito l’influenza dei sindacalisti e avrebbe finito con l’ancorare il partito nella fertile palude del “centro”. Amaro fu il loro disinganno quando s’accorsero che il meccanismo che avrebbe dovuto assegnare loro la vittoria faceva in realtà il gioco della sinistra, felicemente sorpresa di vedere volgersi a suo vantaggio la manovra dei suoi avversari [24].

A causa dei fattori prima analizzati, e in particolare dell’appoggio politico e finanziario di Unison e di Unite, Corbyn avrebbe vinto in ogni caso: ma è il voto dei giovani nuovi iscritti che ha conferito alla sua vittoria quel carattere di massa. Al fine di ancorarli al Labour, sulla scia della vittoria Jonathan Lansman, un “corbynista”, aveva pensato di fondare un’organizzazione, Momentum. Momentum offre ai giovani che permette loro di militare a fianco di Corbyn tenendo conto, in modo vantaggioso, del loro specifico modo di fare politica. La cosa era resa possibile dal ruolo assegnato per statuto, sin dalle origini del Labour, alle associazioni impegnate nell’emancipazione (quella dei Fabiani fu la prima). Inizialmente, sulla sua precisa strutturazione si sono avute incertezze e anche alcune tensioni, ma oggi l’organizzazione ha 37.000 membri [26] che sono iscritti al Partito laburista, con propri rappresentanti nel Comitato esecutivo nazionale. La disponibilità, l’entusiasmo e la mobilitazione di questi giovani militanti sono stati preziosi per Corbyn nello scontro con l’ala destra del partito. Se nel settembre 2015 ha potuto vincere le elezioni interne grazie ai sindacati, è grazie a loro che ha potuto resistere agli attacchi dell’ala destra del partito. In occasione della riunione del “partito parlamentare” del giugno 2016, quando si voleva farlo dimettere, nel giro di 24 ore i militanti della Grande Londra hanno indetto una manifestazione che ha radunato 10.000 persone, ponendo così fine alle velleità d’un “colpo di Stato” da parte dei parlamentari. Tre mesi dopo, al congresso di Brighton, nel settembre 2016, forte di questa vittoria Corbyn è stato eletto dal 62 % dei delegati, fra i quali una schiera di membri di Momentum [27], superando così la sua percentuale del 2015.

Un anno più tardi, nelle elezioni legislative del giugno 2017, il lavoro militante dei giovani di Momentum è stato decisivo per i risultati del Partito laburista e per il consolidamento di Corbyn in quanto potenziale futuro primo ministro. I due libri documentano come il loro appoggio ha consentito a Corbyn, settimana dopo settimana, di acquistare fiducia e di rafforzarsi di fronte a Theresa May. In molte circoscrizioni la campagna elettorale laburista era stata molto fiacca, perché una parte degli iscritti era scarsamente entusiasmata dalla prospettiva di un successo di Corbyn. Le squadre di Momentum vi hanno posto rimedio, spostandosi da una circoscrizione all’altra della stessa regione. Si è calcolato che grazie a loro si siano eletti 25 deputati laburisti [28]. Nel congresso della fine di settembre del 2017, molti membri di Momentum sono entrati a far parte di diverse importanti commissioni, aiutando la sinistra a vincere in occasione di varie votazioni sull’orientamenti politico e suscitando così una certa preoccupazione nel padronato britannico [29]. Stando al bollettino Labour Briefing è certo che essi seguiranno i consigli di Ken Loach e che prepareranno nelle sezioni di base le condizioni per un rinnovamento dei deputati nelle prossime elezioni [30].

E domani? Nel 2017 la sconfitta di Theresa May, che perdendo 13 seggi ha perso anche la sua maggioranza a Westminster, e lo spettacolare aumento dei voti alLabour sono in gran parte dipesi dal lavoro militante di Momentum e dall’elevata partecipazione al voto dei giovani. Quest’ultimo fatto non era stato registrato dai sondaggi che avevano preceduto le elezioni, anche se l’accoglienza entusiastica riservata a Corbyn nei concerti popolari avrebbe dovuto farlo prevedere. In occasione delle precedenti elezioni legislative la partecipazione al voto degli elettori compresi fra i 18 e i 24 anni era stata di circa il 40 %. Nel 2017 è balzata al 72 %, una percentuale ben superiore a quella generale (68 %), a sua volta una delle più alte da quando Blair aveva vinto vent’anni prima. In questo segmento d’età, i laburisti hanno superato i conservatori del 47 %.

La stampa francese vi ha visto la risposta dei giovani alla Brexit, occasione in cui non s’erano impegnati. Nel capitolo che ha aggiunto al suo libro Nunns si dimostra piuttosto categorico, attribuendola soprattutto al programma radicalmente antiausteritario di Corbyn e McDonnell. Programma che comprendeva in particolare la ri-nazionalizzazione delle ferrovie, forti investimenti nel sistema sanitario e nel settore ospedaliero, soppressione delle tasse d’iscrizione all’università, ripristino dei diritti sindacali nei luoghi di lavoro, costruzione in cinque anni di un milione di appartamenti a prezzi o affitti moderati, aumento dei salari più bassi sino al livello dei salari minimi vitali (fissato a 10 sterline orarie), soppressione dei contratti a zero ore, e una serie di misure per contrastare l’erosione delle pensioni.

Nell’articolo scritto per «Le Monde Diplomatique» nel 2015 Nunns sottolineava che «il fatto che il movimento antiausterità nel Regno Unito si sia sviluppato nel quadro di un grande partito di governo comporta grossi vantaggi, ma anche seri inconvenienti. Il Partito laburista non è stato formato per scontrarsi con lo Stato. Non è un’organizzazione che sfida l’ordine esistente, come è stato il caso di Syriza. Per riuscirvi, Corbyn dovrà trasformare il Labour in una forza militante in grado di far proprio l’incredibile sussulto collettivo che l’ha portato alla sua direzione. Se l’agitazione generatasi in questi ultimi mesi si allarga ad altri settori della popolazione e se questa “avventura” prosegue lungo il suo tracciato, Corbyn dispone di tutte lechances. Se il movimento rifluisce e l’uomo del rinnovamento ripiega sui vecchi centri di potere, l’occasione sarà sprecata» [31]. È noto che fine hanno fatto le promesse di Syriza. Ma restiamo nel Regno Unito. Le elezioni del giugno 2017 e il congresso laburista che le ha seguite in settembre hanno dimostrato che il «sussulto collettivo» non solo non era stato imbrigliato, ma s’era anzi fortemente esteso. In occasione delle prossime elezioni non vi sono dubbi che si manifesterà nuovamente, e molto probabilmente con una forza sufficiente per consegnare a Corbyn e a McDonnell una maggioranza a Westminster.

Ma la sottolineatura di Nunns sul fatto che il Labour è un partito di governo, non concepito per scontrarsi con lo Stato o per sfidare l’ordine esistente continua a essere valida. Ne sono testimonianza, nel programma elettorale del 2017, il carattere molto prudente delle misure fiscali e l’atteggiamento altrettanto prudente nei confronti del padronato industriale [32]. Se si ripassa la storia del Labour al governo, si vede come solo fra il 1945 e il 1948, col governo Attlee, il consiglio dei ministri ha potuto contare con una schiera di dirigenti totalmente schierati con gli interessi della classe operaia e con una sufficiente determinazione per far valere i rapporti di forza favorevoli e imporre alla borghesia britannica riforme che la facevano arretrare un poco, momentaneamente, dalle sue posizioni. Ma è anche sotto lo stesso governo che il Regno Unito s’è dotato di armi nucleari, nonostante che gli iscritti al Partito laburista fossero in grande maggioranza contrari. Il governo Wilson (1964-1970) ha avuto al suo attivo l’abolizione della pena di morte, la legalizzazione dell’aborto e quella dell’omosessualità, cosa non trascurabile all’epoca. Ma è anche quello che ha consentito alla City di avviare il processo di liberalizzazione finanziaria mondiale. Corbyn e McDonnell sono indiscutibilmente della stessa pasta di Aneurin Bevan o di Tony Benn, ma anche se la borghesia britannica è indebolita e politicamente destabilizzata dalla Brexit e dalla crisi del Partito conservatore, i rapporti di forza fra lavoro e capitale continuano a essere a favore del secondo. Inoltre, continua a pesare l’eredità dell’“impero”: Corbyn ha dovuto rassegnarsi alla produzione delTrident, equivalente britannico del Rafale.

Per concludere, nel Regno Unito non sono in vista «albe radiose». A differenza della Francia, però, vi è un clima politico non deleterio, e addirittura entusiasmante a sinistra. La prospettiva è quella dell’arrivo al governo di Corbyn e di McDonnell, con l’inaugurazione di un periodo caratterizzato dalla reale volontà di far approvare e realizzare riforme che migliorerebbero la vita per le classi popolari e quelle intermedie e che ridurrebbero la disoccupazione giovanile. Fino a che punto il futuro programma, una riproposta di quello del 2017 con alcuni miglioramenti, potrà essere realizzato non è dato prevederlo. Tutto dipenderà dall’ampiezza della vittoria del Labour e da quanti saranno i deputati laburisti disposti a dimostrarsi un po’ radicali, sia perché convinti, sia perché sottoposti alla pressione che eserciteranno i giovani. Ma una volta che Corbyn e McDonnell saranno arrivati a Whitehall continuerà a manifestarsi il «sussulto collettivo» che li ha spinti sinora? Lo sapremo nel prossimo futuro.

Note

[18] Nunns riprende qui la definizione data dall’attore Mark Steel della People’s Assembly, della quale è stato cofondatore: «Un movimento di persone che cercavano una casa comune». Si veda l’articolo di Nunns ne «Le Monde Diplomatique» prima citato.

[19] https://en.wikipedia.org/wiki/2010_United_Kingdom_student_protests

[20] https://en.wikipedia.org/wiki/Anti-austerity_movement_in_the_United_Kingdom

[21] https://en.wikipedia.org/wiki/UK_Uncut

[22] Nel suo libro (pag. 158) Nunns parla di 400.000.

[23] http://www.thepeoplesassembly.org.uk/

[24] Alex Nunns, Jeremy Corbyn, l’homme à abattre, cit.

[25] https://en.wikipedia.org/wiki/Momentum_(organisation)

[26] «The Guardian», 25 febbraio 2018.

[27] Su Google si trova un solo articolo in francese sul ruolo di Momentum nella vittoria di Corbyn al congresso del settembre 2016. Si tratta di un articolo di «L’Express»:https://www.lexpress.fr/actualites/1/styles/momentum-le-mouvement-pro-corbyn-qui-veut-transformer-la-societe_1834006.html

[28] Fort the Many, op. cit., pag. 224.

[29] http://uk.businessinsider.com/jeremy-corbyn-group-momentum-battle-for-the-soul-of-the-labour-party-2017-8?IR=T

[30] Thierry Labica, Grande-Bretagne, “June is the end of May”, in «Contretemps», giugno 2017:http://www.contretemps.eu/june-is-the-end-of-may/

[31] Alex Nunns, Jeremy Corbyn, l’homme à abattre, cit.

[32] Il programma può essere scaricato a questo indirizzo:

https://labour.org.uk/wp-content/uploads/2017/10/labour-manifesto-2017.pdf

Traduzione di Cristiano Dan

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