Sanchez-Salvini: così l’Europa si divide sui diritti umani

Sanchez-Salvini: così l’Europa si divide sui diritti umani

La posizione del premier spagnolo Sanchez su Aquarius segna la polarizzazione nello spazio europeo rispetto alla difesa dei diritti umani

di Lucila Rodriguez-Alarcon*

Fonte: Publico.es – Traduzione di Marina Zenobio

La decisione di Salvini di chiudere i porti è di una coerenza assoluta con la politica italiana, ancor  più quando parte del  suo successo politico proviene da discorsi neofascisti e anti-immigrazione

E’ stato molto rapido. In una settimana il governo di Pedro Sanchez ha chiarito la sua posizione in Europa riguardo la relazione della gestione delle migrazioni. Con un solo gesto, il governo spagnolo è diventato ufficialmente la speranza europea come difensore di un sistema migratorio che rispetta gli obblighi e gli impegni internazionale in materia di diritti umani. E’ incoraggiante questo arrivo di un po’ di sanità mentale per contrastare l’arrivo di Salvini alla vicepresidente e ministro degli interni del governo italiano. Incoraggia leggere le parole di sollievo del portavoce dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e dell’inviato speciale di UNHCR per il Mediterraneo centrale e di alcuni altri membri di rilievo di istituzioni e governi europei. E’ un sollievo sapere che considerano che il nuovo presidente spagnolo ha ben operato. Ora resta solo da sperare che queste stesse parole servano per cambiare una politica migratoria europea nefasta e disumanizzata.

Perché, intendiamoci, l’Italia da più di un anno sta finanziando il fallito governo libico per evitare proprio questo, che ci siano imbarcazioni che finiscano per approdare in Italia. Anche l’Europa.  E tutto questo nonostante gli avvertimenti di diverse organizzazioni internazionali.  Tra cui, nello specifico, sull Rapporto dello scorso 15 agosto del relatore speciale del Consiglio per i diritti umani dell’ONU sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie e arbitrarie testualmente si legge :

“In Libia, la Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) riporta gravi e generalizzate violazioni dei diritti umani contro i migranti commesse da gruppi armati, trafficanti di esseri umani, datori di lavoro, da polizia, servizio di guardia costiera e del Dipartimento di lotta contro la migrazione illegale in Libia. La UNSMIL ha riferito che durante le intercettazioni di imbarcazioni di migranti da parte della Guardia costiera libica sono stati commessi atti che posso costituire omicidi arbitrari. La Corte Penale Internazionale sta studiando seriamente la possibilità di aprire un’indagine sui crimini commessi contro migranti in Libia”.

Quindi, nella realtà, la decisione di Salvini di chiudere i porti è di una coerenza assoluta con la politica italiana sull’immigrazione. Con tutti i soldi investiti per evitare i movimenti là dove hanno origine, accettando che si utilizzino mezzi di contenimento che comprendono la morte e la tortura, il continuare ad accettare i salvataggi indipendenti nel mare italiano risulta sempre più inverosimile. Ancor di più quando parte del successo politico di Salvini proviene dal suo discorso assolutamente neofascista e anti-immigrazione.

La decisione di Pedro Sanchez segna la polarizzazione a cui sta andando incontro lo spazio europeo per ciò che si riferisce alla difesa dei diritti umani. L’Europa è sempre più divisa  o la divisione diventa sempre più ovvia. Fa paura vedere come sembra che torniamo a tempi passati, quando certi spazi iniziarono ad accettare che i diritti erano solo per alcune persone e non per tutti, tendenza che si è evoluta in uno degli olocausti più dolorosi della nostra storia mondiale.

I prossimi passi, da parte del governo spagnolo, dovranno continuare a seguire fermamente lo stesso cammino appena intrapreso. Non si tratta solo di accogliere barche, il governo spagnolo dovrà iniziare ad accogliere anche le persone che con esse arrivano. E per continuare su questa linea di rispetto per i diritti umani dovrà evitare i Centri di reclusione per stranieri.

Si spera che già sappiano cosa fare con tutta questa gente, queste 629 persone, tra cui donne incinte o persone gravemente ammalate. Ora è il momento in cui il ministro Fernando Marlaska (ministro dell’interno del governo Sanchez, ndt) dovrà dimostrare di non assomigliare al suo predecessore, il signor Juan Ignacio Zoido.

*Direttrice della Fundacion porCausa. Agronoma e specialista in Comunicazione politiche e gestione delle crisi. Ha diretto la comunicazione per Oxfam Intermon.

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