Dell’Elvira alla Lifeline, una lunga storia di “navi fantasma”

Dell’Elvira alla Lifeline, una lunga storia di “navi fantasma”

Quando gli spagnoli fuggivano dalla repressione franchista attraversando l’Atlantico per raggiungere il Venezuela su “navi fantasma”

di Mirna Cortese

la “Elvira” fu solo una delle centinaia di navi fantasma – molte delle quale non più grandi degli attuali cayucos che arrivano oggi in Spagna provenienti dall’Africa – che attraversarono l’Atlantico durante gli anni ‘40 con circa 12 mila canarios alla ricerca di una vita migliore in America, fuggendo dalla dittatura fascista imposta dal generale Franco dopo la vittoria dei golpisti nella guerra civile.

Il 25 maggio 1949 sulla prima pagina del quotidiano venezuelano “Agencia Comercial” apparve la fotografia di una nave con 106 migranti a bordo, comprese dieci donne e una bambina di quattro anni. Quei “famelici e maleodoranti” migranti venivano dalle depauperate Isole Canarie del post conflitto spagnolo e cercavano le coste dell’allora prospero Venezuela.

L’era delle “navi fantasma” inizia nel 1948, provocate dalle gravi difficoltà imposte alla Spagna franchista sulle migrazioni, “con procedure penose e costosissime”. Le cosiddette “navi fantasma” erano velieri della flotta peschiera che riempivano le imbarcazioni con centinaia di contadini canarios vicini alla povertà estrema. Come riporta anche un reportage del 2001 di Tomas Barbulo su El Pais.

La storia dell’Elvira iniziò un sabato del 1949. Un centinaio di persone scivolarono dal molo di Las Palmas per imbarcarsi su diverse feluche. Per la maggior parte erano contadini di Gran Canaria che guadagnavano pesetas lavorando dall’alba al tramonto e che avevano dovuto vendere le proprie capre per pagare le 4.000 pesetas del biglietto. Una piccola fortuna all’epoca.

Il “Nuevo Teide”, con 300 passeggeri a bordo, o il “Telemaco” con 171, furono solo alcuni delle navi che, in forma clandestina, fecero la traversata tra le Canarie e il Venezuela. Il “Telemaco” salpò nell’agosto del 1950 da La Gomera, aveva una lunghezza di 20 metri, poco più che un cayuco.

Il pericoloso viaggio del veliero “Elvira” ha molti parallelismi con l’arrivo nel porto di Valencia dei 629 migranti dell’Aquarius, dopo essere stati ripudiati dal governo xenofobo italiano. Come ha corrispondenze con la Lifeline, in queste ore in altro mare con a bordo 224 migranti che nessuno sembra volere.
Gli africani dell’Aquarius ora godranno di “45 giorni di pace” prima che il governo spagnolo decida cosa farne.
Dopo una pericolosissima traversata atlantica, i canarios dell’Elvira raggiunsero le coste del Venezuela, dove furono considerati dal governo locale “migranti volontari” e fu dato loro modo di regolarizzare la propria situazione e mettere radici nell’allora prospera Caracas degli anni ‘50.

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