Che carcere sarebbe senza proibizionismo?

Che carcere sarebbe senza proibizionismo?

Carcere e proibizionismo: le simulazioni su come la Fini-Giovanardi riempie le galere mentre cresce il Pil delle narcomafie. Presentato il Nono Libro Bianco

Quanto pesano le politiche proibizioniste sul carcere e sulla giustizia? Dopo l’indulto del 2006, la popolazione carceraria era scesa da 59.523 detenuti a 39.005 con un tasso di affollamento pari a 91 (ossia 91 detenuti per 100 posti; l’anno prima era a 139). Il Nono Libro Bianco sulle Droghe, presentato oggi in Senato dal Cartello di Genova, un’alleanza antiprobizionista animata da La Società della Ragione, dimostra come, negli anni successivi si è registrato un progressivo ritorno alla situazione precedente, anche per effetto della piena vigenza della legge Fini-Giovanardi, che ha portato a un’impennata dei ristretti ex art. 73 DPR 309/90. Il picco massimo di affollamento carcerario si è avuto nel 2010, quando erano presenti 151 detenuti ogni 100 posti disponibili.

Dopo la condanna della CEDU, la Corte europea per i diritti umani, per il caso Torreggiani (2013) la popolazione carceraria è diminuita fino ai 52.164 detenuti presenti al 31.12.2015 (tasso di sovraffollamento 105). Ma, al 31.12.2017 il tasso di sovraffollamento è tornato a salire fino a 114. Una simulazione dei curatori del dossier di 114, prova a scorporare i detenuti ex art. 73 dal resto della popolazione carceraria per capire, ovviamente in maniera molto grossolana, quanto influisca la proibizione sul sovraffollamento carcerario.

Dal 2005 a oggi soltanto nel biennio 2010-11 il numero di detenuti avrebbe raggiunto e superato (di poche unità) la capienza regolamentare, e il tasso di sovraffollamento al 31.12.2017 sarebbe pari a 86 (-28 punti). Va segnalato che sono stati scorporati solamente i detenuti ex art. 73 e non anche i detenuti ex artt. 73 e 74 né i detenuti ex art. 74, punendo l’articolo 74 una condotta più grave (associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti).

In una seconda simulazione sono stati scorporati invece i detenuti tossicodipendenti dal totale. La capienza regolamentare senza di essi sarebbe stata superata solo negli anni che vanno dal 2009 al 2012, e ad oggi il tasso di sovraffollamento sarebbe a 85 (-29 punti).

Invece, crescono in modo esponenziale le persone segnalate per consumo di droghe: da 27.718 del 2015 a 38.613 del 2017, ovvero +39% in soli due anni. E in questo quadro, si conferma l’impennata delle segnalazioni dei minori che quadruplicano rispetto al 2015. Sono i numeri denunciati dal Libro Bianco sulle droghe presentato in occasione della giornata internazionale contro il Narcotraffico. Il 30% dei detenuti entra in carcere a causa della droga, ovvero 14.139 dei 48.144 ingressi in cella nel 2017. Ma si tratta per lo più di «pesci piccoli», «mentre i consorzi criminali restano fuori dai radar della repressione penale». È quanto emerge dal nono Libro Bianco sulle droghe presentato oggi presso la Sala Caduti di Nassirya in occasione della giornata internazionale contro il Narcotraffico. Dai dati raccolti emerge un altro dato preoccupante, ovvero un quarto della popolazione detenuta è tossicodipendente. Hanno infatti un rapporto ‘problematicò con sostanze stupefacenti 14.706 dei 57.608 detenuti presenti in carcere al 31 dicembre 2017, pari al 25%. «L’attuale legge sulle droghe si conferma il volano delle politiche repressive e carcerarie. Secondo le nostre simulazioni, senza detenuti per art. 73, ovvero imputati per detenzione ai fini di spaccio, non si avrebbe l’attuale sovraffollamento» spiega Marco Perduca, coordinatore della Campagna Legalizziamo.it dell’Associazione Coscioni.

Dai dati, denunciano le associazioni del ‘Cartello di Genovà, costituito da Associazione Luca Coscioni, Forum Droghe, Antigone, CGIL e Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), «emergono politiche repressive non solo verso chi spaccia ma anche verso chi detiene». Aumenta inoltre del 15%, anche il numero delle sanzioni amministrative: da 13.509 nel 2015 a 15.581 nel 2017. E a esserne colpiti sono 8 volte su 10 i consumatori di cannabinoidi (79%), seguono cocaina (14%) e eroina (5%). D’altronde l’Italia si conferma il terzo paese europeo in cui si consuma più cannabis, con il 33% della popolazione che l’ha usata almeno una volta nella vita. Dal 1990 a oggi sono ben 1.214.180 le persone segnalate per possesso di sostanze stupefacenti ad uso personale; di queste il 73% per derivati della marijuana (884.044). Questi dati, spiega Marco Perduca, coordinatore della Campagna Legalizziamo.it dell’Associazione Coscioni, «riportano al centro dell’attenzione pubblica la mancanza in Italia di politiche e risposte istituzionali in materia».

Da oltre Tevere, invece, si insiste su una visione a senso unico che non contempla libertà di scelta ed è oggettivamente sussidiaria alle politiche proibizioniste che da sempre consentono la crescita esponenziale del Pil delle narcomafie. L’ossessione del controllo degli stili di vita è senza dubbio più forte dell’orrore per la collusione tra politica ed economia criminale, dai tempi del proibizionismo negli Usa sugli alcolici. «Il dramma lacerante della droga è un male che minaccia la dignità e la libertà di agire di ogni persona e spezza progressivamente l’immagine che il Creatore ha plasmato in noi. Questa piaga va condannata fermamente perché alimentata da uomini senza scrupoli, che, cedendo alla tentazione di facili guadagni, seminano morte stroncando speranze e distruggendo tante famiglie», dice infatti il cardinale Peter Turkson, prefetto del dicastero vaticano per lo Sviluppo umano integrale in un messaggio per l’odierna Giornata Internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droghe. La droga, afferma il porporato, «è una ferita inferta alla nostra società, che intrappola molte persone in una spirale di sofferenza e alienazione. Molti sono i fattori che spingono verso la dipendenza dalla droga quali l’esclusione sociale, l’assenza della famiglia, la pressione sociale, la propaganda dei trafficanti, il desiderio di vivere nuove esperienze». Oltre a fare appello a «programmi educativi incisivi e concreti» per i giovani, Turkson esorta a «lavorare per la riabilitazione delle vittime».

Al contrario, il Nono Libro Bianco contiene, oltre alle statistiche sulla repressione in Italia e sullo stato della ricerca, una ricognizione puntuale sull’attuazione di misure di legalizzazione nelle Americhe, dal Canada all’Oregon.

Related posts

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.