mercoledì 21 novembre 2018

La pistola in casa, status symbol dell’era Salvini

La pistola in casa, status symbol dell’era Salvini

Da un lato ci sono meno reati, con un calo delle denunce del 10% in un anno. Dall’altro è forte la paura: la criminalità è la principale preoccupazione per un italiano su quattro. Ci sono in giro più pistole e fucili detenuti legalmente, con 1,4 milioni di licenze per porto d’armi, aumentate del 14% in un anno. E la richiesta di ‘sicurezza fai da te’ e di legittima difesa è crescente, con il 39% che vorrebbe requisiti meno stringenti per avere la pistola. E’ la fotografia del Censis, che il ministro dell’Interno Matteo Salvini commenta rilanciando la proposta di una nuova legge – ritenuta «priorità» del Governo – sulla legittima difesa «delle persone perbene nelle proprie case». E’ il suo vice al Viminale, Nicola Molteni, a spiegarne i termini: «Bisogna dare al cittadino al possibilità di potersi difendere dall’aggressione. Oggi la valutazione della proporzionalità tra difesa e offesa è troppo discrezionale da parte del magistrato». Molteni cita il contratto sociale di Rousseau: «Tocca allo Stato garantire sicurezza», ma «laddove lo Stato non esercita questa funzione», «il cittadino può riappropriarsi di questa delega». Senza però guardare al «modello americano», dove dotarsi di un’arma è molto più semplice. Replica il Pd: «Per colpa di Salvini la gente comincerà a sparare convinta di avere licenza di uccidere».

Nella stessa giornata in cui il Censis illustra la filiera della sicurezza in Italia, compare su twitter la foto di una pistola. L’ha postata Luigi Di Bartolomei. Il padre, indimenticato capitano della Roma, morì suicida nel 1994. Ed è voluto intervenire nel dibattito sulla legittima difesa e sulle armi postando su twitter la foto di una «Smith& Wesson 38 special uguale a quella che aveva Agostino». «Quando la comprò negli anni 70 lo fece perché credeva che avrebbe così reso più sicuro la sua famiglia»: con queste parole inizia il thread di cinque tweet che ha avuto numerose condivisioni. «Al 41% degli italiani che oggi vorrebbe acquistare un’arma più semplicemente per sentirsi più protetto vorrei raccontare – dati e studi alla mano – di come più pistole in giro significheranno solo più morti, più suicidi, più incidenti – spiega Luca su twitter – e alla obiezione che chi vuole suicidarsi lo fa comunque vorrei solo dire che, per andare oltre il burrone che pensiamo di avere davanti, basta un attimo. E in quell’attimo non avere accesso ad un’arma può fare la differenza. Non lo dice una vittima lo dicono tutti gli studi disponibili». «Pensate ai vostri figli e ed ai vostri nipoti. Una pistola non produce alcuna sicurezza. Credetemi», questa la conclusione dell’ultimo tweet.

Già nella situazione attuale, comunque, il Censis (nel primo Rapporto sulla filiera della sicurezza, in collaborazione con Federsicurezza) parla di «rischi» connessi alla «pistola facile» e segnala la «pericolosa propensione» degli italiani a difendersi con le armi: il 39% è favorevole a modificare la legge, rendendo meno rigidi i criteri per ottenere il porto d’armi per difesa personale (nel 2015 era il 26%). Nel Paese ci sono poco meno di 1,4 milioni di licenze (il 20% in più che nel 2014) e quelle per difesa personale sono una piccola minoranza, circa 18.500. Le altre sono soprattutto per «uso caccia» (740mila) e per «uso sportivo» (585mila), aumentate rispettivamente del 7,2% e del 47,2% negli ultimi due anni. Si tratta di 200mila italiani, osserva l’istituto di ricerca, che «negli ultimi 3 anni hanno scoperto la passione per i poligoni di tiro»: «difficile non mettere in relazione quest’aumento della voglia di sparare anche con la diffusione della paura» e, al tempo stesso, con la «tranquillità» di saper maneggiare un’arma da fuoco. Infatti, la ricerca rileva come il 31,9% delle famiglie italiane percepisce il rischio di criminalità nella zona in cui vive, una percentuale che sale al 50,8% nelle aree metropolitane. La criminalità continua ad essere ritenuta un problema grave, segnalato dal 21,5% degli italiani, dopo la mancanza di lavoro, l’evasione fiscale e le tasse eccessive. Per questo ben il 92,5% ha adottato un accorgimento per difendersi da ladri e rapinatori, che va dalla videosorveglianza (il 19,4%) alla porta blindata (il 66,3%). Considerando anche chi l’arma ce l’ha per lavoro – come le guardie giurate e, naturalmente, mezzo milione di agenti delle Forze dell’Ordine – 1,9 milioni di italiani possiedono fucili e pistole. La normativa stabilisce che chi ha la licenza può tenere fino a 3 armi da sparo, 6 armi da tiro, 8 armi antiche. Quindi, si può ritenere che, considerando i familiari, ci sono 4,5 milioni di italiani che hanno una o più armi in casa, tra questi 700mila minori. Cosa succederebbe se l’Italia fosse come l’America? Il Censis propone un parallelo con gli Usa dove, da una recente ricerca Gallup, risulta che il 42% delle famiglie possiede un’arma, per un totale di 137 milioni di statunitensi che ci convivono. Nel 2016 negli Usa ci sono stati 14,415 omicidi volontari con arma da fuoco: 4,5 ogni 100mila abitanti. Contro 150 avvenuti in Italia: 0,2 ogni 100mila abitanti. Il Censis si chiede quindi se con l’allentamento delle prescrizioni per ottenere un’arma ci si dovrebbe abituare a tassi di omicidi simili a quelli oltreoceano.

Related posts

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.