domenica 23 settembre 2018

Open Arms accusa Italia e Libia: «Non li hanno voluti salvare»

Open Arms accusa Italia e Libia: «Non li hanno voluti salvare»

Open Arms: «Italia e Libia sapevano che ieri quel gommone stava per affondare». Forenza: «Oggi abbiamo salvato 60 persone». Salvini continua la guerra a chi fugge

«L’Open Arms avrebbe potuto salvarli, ma è stato ignorato dalle autorità libiche e italiane», denuncia su Twitter Javi Lopez, uno dei quattro europarlamentari a bordo di Astral, una delle due navi della Ong catalana, postando un video in cui Oscar Camps, fondatore dell’organizzazione umanitaria, accusa i due paesi per le operazioni di soccorso di ieri in cui un barcone è naufragato e 100 persone, tra cui 3 bimbi, sono morti. Un’accusa ribadita anche da Riccardo Gatti, il comandante della Atral, postato da Eleonora Forenza su Fb. «Abbiamo sentito un messaggio radio tra un aereo militare e i guardacosta libici riguardo ad una imbarcazione da soccorrere, però nessuno ci ha dato un’indicazione ufficiale – ha detto Gatti – dopo circa un’ora e mezza è arrivato un messaggio di testo sui dispositivi di bordo da parte della radio di Malta, un messaggio riguardante un’imbarcazione con circa 100 persone a bordo e pensiamo sia la stessa. Abbiamo chiamato Roma chiedendo se c’era bisogno che andassimo a soccorrere e ci hanno detto che era già stata intercettata da una motovedetta della guardia costiera libica. Di lì a poco abbiamo saputo di morti e dispersi».

Intanto, poco prima di mezzogiorno, Matteo Salvini ha scritto che la guerra alle Ong e chi fugge dalle guerre e dalla miseria lui la porta avanti. Stavolta il target è proprio la ong spagnola: «La nave Open Arms, di Ong spagnola con bandiera spagnola, si è lanciata poco fa verso un barcone e, prima dell’intervento di una motovedetta Libica in zona, ha in tutta fretta imbarcato una cinquantina di immigrati a bordo. Questa nave si trova in acque Sar della Libia, porto più vicino Malta, associazione e bandiera della Spagna: si scordino di arrivare in un porto italiano. Stop alla mafia del traffico di esseri umani: meno persone partono, meno persone muoiono». L’intervento di Open Arms è avvenuto «in zona Sar libica, tra Libia e Lampedusa, Italia. Matteo Salvini la smetta di diffondere notizie scorrette tirando in ballo Malta senza alcuna ragione». È quanto scrive su Twitter il ministro dell’Interno Maltese Michael Farrugia, pubblicando una mappa con le distanze tra il punto dove si trova la nave della Ong, Lampedusa e Malta. Dunque Salvini potrebbe essere bugiardo e con un’idea quantomeno distorta su cosa siano le mafie (e per chi votino). Qualcuno potrebbe spiegargli che le mafie prosperano col proibizionismo, su sostanze o esseri umani non importa, e che il suo programma di governo è un vero e proprio appoggio esterno alle associazioni mafiose che trafficano con esseri umani. «Le parole del ministro dell’Interno fanno vergogna al nostro paese», ribatte Forenza a bordo dell’Astral.

L’intervento di soccorso ad un gommone con una sessantina di migranti a bordo è stato fatto da Open Arms in autonomia, senza che vi fosse alcuna segnalazione da parte delle autorità, dopo che la stessa nave della Ong catalana Proactiva open Arms aveva avvistato l’imbarcazione. Open Arms si trova da diversi giorni in acque Sar libiche e questa mattina ha avvistato il gommone che stava navigando davanti alle coste libiche, in prossimità di Tripoli. La nave della Ong, secondo quanto si apprende, era a conoscenza dell’arrivo di una motovedetta libica ma ha comunque deciso di intervenire per soccorrere i migranti. Dopo aver recuperato le sessanta persone, la nave sta viaggiando in direzione nord ovest.

«Sono a bordo della  Open Arms, che stamattina ha effettuato un salvataggio di 60 persone – dice Eleonora Forenza, una dei quattro europarlamentari a bordo dell’assetto della Ong nella zona Sar della Libia – più volte la nave ha contattato le autorità italiane segnalando il pericolo di naufragio, sentendosi rispondere di contattare la guardia costiera libica. Il mancato soccorso in mare è un reato grave, oltre che un atto disumano.  Le persone a bordo ci urlavano ‘NO LIBIA’. A differenza di Salvini, le persone che erano su quel barcone sapevano che la Libia è spesso detenzione, tortura, stupro. E che di certo non è in grado di gestire una zona Sar.  Sono migranti a bordo della imbarcazione? Sono naufraghi, rispondevano giustamente dalla Open Arms. Ieri abbiamo letto le dichiarazioni del Ministro dei Trasporti italiano che dichiarava la chiusura dei porti per Open Arms per ragioni di ordine pubblico. Oggi leggiamo quelle del Ministro degli interni, ‘scordatevi l’Italia’.  Io invece non me la scordo. Perché è il mio Paese, che sta sprofondando in una voragine di vergogna e disumanità. Ora siamo in viaggio nel Mediterraneo.  Se la presenza di quattro parlamentari ha evitato che queste persone fossero riportate in Libia, ecco è la cosa più utile che abbiamo fatto nella nostra vita.  Ho visto queste donne e questi uomini delle pericolose ONG abbracciarsi commossi dopo aver salvato 60 persone. Loro sì, fanno politica. Non c’è gesto politico più importante che salvare vite. Prima le persone. Restiamo umani».

Le persone soccorse sono 59, fra cui 5 donne e 4 minori di cui 2 non accompagnati. «Chi può decidere chi accogliere e chi no?», si domanda Forenza. Di seguito le nazionalità: 8 Palestina, 8 Sudan del Sud, 3 Mali, 5 Síria, 1 Burkina faso, 1 Costa D’Avorio, 4 Eritrea, 8 Egitto, 3 Rep Centro Africana, 2 Camerun, 2 Etiòpia , 6 Líbia, 8 Bangladesh, 1 Guinea Conakry.

«Non vedranno più l’Italia se non in cartolina». Così, ieri, Matteo Salvini annunciando che la sua crociata va avanti e che le navi umanitarie non solo non potranno utilizzare i porti italiani per sbarcare i migranti salvati al largo della Libia ma l’ingresso sarà loro vietato anche solo per i rifornimenti. Dunque niente più approdo a Catania, Augusta o Pozzallo per caricare cibo, acqua e gasolio. Una mossa che allinea l’Italia a Malta e che, di fatto, sbarra alle navi umanitarie ogni accesso nei paesi di ‘primo approdò: nel Mediterraneo occidentale resta solo la Spagna dove però proprio la stretta imposta da Roma e La Valletta già nei giorni scorsi ha prodotto un’impennata degli arrivi dall’Africa, con i Centri d’accoglienza dell’Andalusia al collasso.

La decisione dell’Italia di vietare l’approdo alle nave della Ong Proactiva Open Arms è «un comportamento indegno di un paese civile», aveva ribattuto Eleonora Forenza, uno dei quattro europarlamentari a bordo di Astral, l’altra nave della Ong catalana che assieme alla Open Arms si trova davanti alle acque libiche. «Abbiamo appreso di questa decisione di Toninelli – aggiunge Forenza – e ora dovremmo decidere dove fare rotta, anche considerando la necessità di fare rifornimento» L’europarlamentare attacca poi il ministro dell’Interno Matteo Salvini che questa mattina aveva chiesto alla Ong di pubblicare l’elenco dei finanziatori. «Se i milioni di euro rubati dalla Lega agli italiani fossero stati usati per finanziare Open Arms Salvini avrebbe fatto finalmente una cosa buona. Ma purtroppo – dice Forenza – non lo ha fatto e non ha spiegato dove sono finiti quei milioni di euro».

Al di là degli annunci, come l’Italia attuerà in concreto la chiusura dei porti e per quanto tempo, non è chiaro e si vedrà di volta in volta. Salvini ha detto che gli scali resteranno chiusi anche oltre l’estate e di averne già discusso con Danilo Toninelli: «emaneremo una circolare che chiude i porti». Ma al momento il ministro delle Infrastrutture è molto più cauto e l’unico provvedimento ufficiale adottato è il divieto di attracco per la Open Arms, la nave della Ong catalana Proactiva Open Arms attualmente davanti alla Libia. Un divieto disposto, sottolinea il ministro delle Infrastrutture, «in ragione della nota formale che mi arriva dal ministero dell’Interno e che adduce motivi di ordine pubblico». Toninelli cita l’articolo 83 del Codice della navigazione, che gli consente di «limitare o vietare il transito e la sosta di navi mercantili nel mare territoriale, per motivi di ordine pubblico, di sicurezza della navigazione e, di concerto con il Ministro dell’ambiente, per motivi di protezione dell’ambiente marino, determinando le zone alle quali il divieto si estende». Non c’è dunque al momento alcuna circolare e ogni caso verrà valutato singolarmente. La questione sollevata dal ministro dell’Interno è sempre la stessa: secondo lui, le Ong sono «complici» dei trafficanti, non è chiaro chi le finanzi e la loro presenza davanti alla Libia spinge in mare decine di barconi ed ostacola il lavoro della Guardia Costiera libica, che anche oggi ha condotto tre operazioni di soccorso. Ma su quest’ultimo punto anche le conclusioni del vertice Ue ribadiscono la necessità di non interferire con il lavoro delle autorità libiche. «Abbiamo inviato un messaggio a tutti, anche alle Ong – conferma il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk – devono rispettare la legge e non devono ostacolare il lavoro della Guardia Costiera libica». Parole alle quali le Ong si ribellano. «Distruggere il lavoro delle organizzazioni e la capacità di salvataggio nel Mediterraneo – twitta Msf – porterà solo a più morti inutili in mare. Un costo umano orrendo». «Non è una buona notizia» aggiunge Sos Mediterranee che però conferma l’impegno: «fino a quando degli esseri umani rischieranno la loro vita in mare, noi proseguiremo la nostra missione per cercare, soccorrere, proteggere e testimoniare». Il dato di fatto è che al momento nelle acque libiche ci sono soltanto le due imbarcazioni di Proactiva, la Open Arms a cui è stato vietato l’accesso in Italia e la Astral, quest’ultima con a bordo quattro europarlamentari. Entrambe però sono in difficoltà perché non possono tornare a Malta per rifornirsi. Il fondatore Oscar Campos attacca direttamente Salvini: «Oggi sono morte affogate più di cento persone, tra cui tre bambini. Però tranquillo Matteo Salvini, non erano italiani, solo carne umana». La Aquarius – la nave di Sos Mediterranee e Msf – è invece arrivata oggi a Marsiglia per rifornimento e cambio equipaggio, dopo il divieto di attracco a Malta. E la Lifeline è ancora ferma a La Valletta, con il comandante Carl Peter Reisch indagato per aver disobbedito agli ordini della Guardia Costiera italiana e per le irregolarità della nave che è stato sentito per la seconda volta dalle autorità. Il tedesco non può lasciare il paese e lunedì sarà presente all’udienza preliminare in tribunale. «Sta rispondendo a tutte le domande – ha detto il portavoce della Ong tedesca, Axel Steier – e siamo convinti di aver rispettato tutte le disposizioni di legge». A Malta sono bloccate anche altre due imbarcazioni umanitarie, la Seefucks e la Sea Watch 3. «Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale di un fermo in porto – dicono però da Sea Watch – ieri la polizia è salita a bordo per un controllo di documenti, poi risultati in regola».

 

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