mercoledì 19 settembre 2018

Melfi, Fca riduce il lavoro. 5.857 in solidarietà

Melfi, Fca riduce il lavoro. 5.857 in solidarietà

Fca presenta il conto e lo pagheranno lavoratori e contribuenti: 1640 esuberi, 5.857 lavoratori a rotazione in contratto di solidarietà, su una platea di 7.400

«Alla luce del piano industriale 2018-2022 di Fca e della prossima dismissione produttiva della Punto» e «a fronte di una dichiarazione di esubero di 1.640 unità», per lo stabilimento di Melfi (Potenza) è stato sottoscritto «un accordo sindacale relativo all’uso della cassa integrazione straordinaria, la cui causale è ‘contratto di solidarietà’, dal 23 luglio al 31 gennaio 2019». Lo hanno reso noto Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Acqf specificando che «il contratto di solidarietà interesserà 5.857 lavoratori a rotazione, su una platea complessiva di 7.400».

Nello stabilimento Fca di Melfi si producono la Jeep Renegade e la 500 X. Stamani – hanno comunicato Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Acqf – si è tenuto un incontro tra le organizzazioni sindacali e la direzione aziendale. La «possibile riduzione media dell’orario di lavoro è del 28%. Nel comunicato dei sindacati è inoltre specificato che «i lavoratori esclusi dal contratto di solidarietà sono tutte quelle figure professionali, comunicate dalla Direzione aziendale, considerate infungibili a fronte del possibile piano di ristrutturazione e del prosieguo produttivo legato ai modelli Jeep e 500 X che registrano una forte crescita del 26% della Jeep Renegade e del 7% della 500 X».

Le organizzazioni sindacali, «nel prendere atto della necessità dell’uso dell’ammortizzatore sociale al fine di tutelare e garantire gli attuali livelli occupazionali, considerano lo stesso necessario, ma al contempo la breve durata dell’ammortizzatore ha un significato ben preciso, ovvero quello di poter dire che Melfi attraverso il nuovo piano industriale – annunciato il 1 Giugno dall’ad Marchionne – ha un futuro industriale e che i sacrifici dei lavoratori di Melfi possono trovare una prima risposta attraverso l’affermazione del lavoro, degli investimenti e soprattutto della centralità strategica ed industriale all’interno del gruppo Fca. Sicuramente saranno sei mesi complicati, ma a differenza del passato, questa volta intravediamo già una luce che è sinonimo di continuità produttiva e di un nuovo impulso industriale, a partire dallo sviluppo dell’ibrido e della possibile allocazione di una nuova vettura da produrre a Melfi».

Molto meno ottimista Usb: «È ufficiale, per lo stabilimento di Melfi non c’è alcun modello in sostituzione della Grande Punto, almeno per i prossimi 7 mesi. L’accordo siglato oggi tra la Fca di Melfi, Fismic, Fiom, Associazione capi e quadri, Ugl, Uilm e Fim sancisce un periodo di fermo per un numero importante di lavoratrici e lavoratori dello stabilimento lucano lungo ben 6 mesi, con inizio il 23 luglio 2018. Una batosta per i lavoratori che va denunciata in tutti i modi possibili.

Nell’accordo è dichiarato un numero di esuberi pari a 1640 lavoratori (per giunta soltanto operaie e operai della catena di montaggio) su un totale di 7000. Come mai se la richiesta di contratti di solidarietà è legata alla cessazione del modello Grande Punto, che al massimo vede impegnati su quella linea 600 addetti, si è arrivati a un numero di eccedenze quasi tre volte superiore?

L’accordo non garantisce affatto una rotazione equa in quanto vengono escluse dalla stessa tutte le figure professionali esterne al ciclo produttivo, come se queste non debbano risentire del momento di difficoltà. Non solo, l’azienda puntualizza nell’accordo che si impegna a non superare per ciascun lavoratore il limite massimo del 70 % di riduzione dell’orario di lavoro, ciò significa che potrebbe lasciare a casa dei lavoratori per il 69 % del tempo.

Quale criterio verrà adottato per la rotazione? Chi deciderà eventualmente quali lavoratori saranno chiamati tutti i giorni a lavorare e quali potrebbero restare a casa il 69 % del tempo? Su quali basi? Nell’accordo si legge un non ben argomentato parametro di scelta legato alle specifiche professionalità espresse. L’accordo prevede i corsi di formazione durante il periodo in cui un lavoratore è in contratto di solidarietà, esattamente come avvenne 4 anni fa durante la cassa integrazione per ristrutturazione, ricordiamo tutti benissimo le 2 famose settimane di corso dinamico e statico, accadrà la stessa cosa? Per giunta l’azienda specifica che per coloro che saranno chiamati al corso di formazione non ci sarà alcuna integrazione economica, quindi si verrà in fabbrica a spese soltanto della collettività.

Usb è nettamente contraria all’utilizzo dei contratti di solidarietà «da parte di aziende che per anni riempiono il loro salvadanaio con milioni e milioni di euro di profitto realizzato dai lavoratori e che sistematicamente non appena c’è un minimo momento di flessione chiedono ammortizzatori sociali e sacrifici ai propri dipendenti, senza mai intaccare il loro conto in banca». Ma davvero ci sono esuberi? «Innanzitutto partiamo dai dati molto più reali, gli addetti linea legati alla produzione della Grande Punto sono all’incirca 600, quelli in carne ed ossa e sudore. Quindi in assenza di un nuovo modello sono si è no il 10 % di tutta la forza lavoro le persone che non troverebbero una collocazione ( 600 su 7000). Ma in realtà la collocazione c’è eccome! Basterebbe ripristinare i 10 minuti di pausa tagliati ( prima erano 40 e adesso sono 30) , soltanto questa semplice operazione ricollocherebbe sulla linea Suv all’incirca 120 dei 600 addetti teoricamente in eccesso. Basterebbe rispettare la valutazione rischio muscolo scheletrico di tutte le postazioni di lavoro della linea Suv per scoprire che i rimanenti lavoratori della linea Grande Punto troverebbero collocazione proprio sulla produzione della 500X e Jeep Renegate. Tutti noi sappiamo che la nuova metrica di lavoro “ Ergo Uas “ ha tagliato posti di lavoro portando enormi disagi e carichi di lavoro. È arrivato il momento di mettere in discussione le politiche Fca! Forse – conclude il comunicato Usb – i lavoratori Fca non saranno bravissimi a dare calci ad un pallone ma hanno arricchito quest’azienda molto più di calciatori strapagati, e quindi meritano molto più rispetto da chi oggi ha deciso di lasciarli a casa».

 

 

 

 

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