domenica 9 dicembre 2018

Val Susa, condanne e altre misure per i NoTav

Val Susa, condanne e altre misure per i NoTav

No Tav, 33 anni per sedici militanti per gli scontri del 2015 nella marcia tra Exiles e Chiomonte. Ma spuntano nuovi fogli di via, avvisi orali e si allarga la zona rossa

3 sole assoluzioni contro circa 33 anni anni complessivi di carcere, che vanno aggiungersi ad un elenco oramai infinito di condanne che il Tribunale di Torino ha riservato agli attivisti del movimento: «Le assurde richieste del pm Rinaudo di fatto sono state dimezzate, ma tutto il fazioso impianto accusatorio è stato confermato e con esso si è palesato l’ennesimo atteggiamento punitivo che il tribunale ha perpetuato negli ultimi anni – si legge sui siti No Tav – oltre alle condanne che di fatto non sono state una sorpresa, lo è sicuramente il “check point” posto dai carabinieri, col supporto di almeno una ventina di digos, all’ingresso dell’aula di tribunale. Identificazioni con documenti alla mano e, novità del giorno, una lista di proscrizione per cui ad alcuni No Tav non è stato permesso l’accesso. Ci sono state ovviamente vibranti proteste, anche perché in barba ad ogni diritto, si voleva impedire l’ingresso anche ad uno degli imputati. Destinatari di questo provvedimento tutti quei No Tav che nelle scorse settimane hanno ricevuto il foglio di via… A detta dei Carabinieri, esecutori di questo check point, la direttiva e i nominativi provenivano dalla procura stessa.

Sedici condanne, dunque, per l’ultimo capitolo della sterminata saga giudiziaria dei No Tav della Valsusa si è chiude così. La «marcia» da Exilles a Chiomonte del 28 giugno 2015, sfociata in tafferugli con le forze dell’ordine (quattro agenti feriti), viene censurata dal tribunale con pene che arrivano fino ai 3 anni, dieci mesi e dieci giorni di reclusione. La sentenza non risparmia Nicoletta Dosio, 73 anni, insegnante di greco in pensione e storica figura del movimento, che si è sentita infliggere un anno, otto mesi e dieci giorni. I giudici hanno dimezzato le richieste del pm Antonio Rinaudo (che aveva proposto 70 anni in tutto) ma, secondo gli avvocati difensori, hanno avuto ugualmente la mano pesante: «Rispetto all’entità dei fatti le condanne sono troppo alte. Ricorreremo in appello». I No Tav contrattaccano subito e prendono di mira il magistrato che ha presieduto il collegio, Diamante Minucci: «Ha dei parenti molto stretti in polizia e dubitiamo che sia davvero imparziale. E’ da anni che infligge pene elevatissime, persino quando i pm si pronunciano per le assoluzioni. Chiediamo che i nostri processi non le vengano più assegnati». Oltre alle traversie a Palazzo di Giustizia, c’è pure il giro di vite impresso nelle ultime settimane da questura e prefettura: i fogli di via (una ventina) da questo o quel Comune, gli avvisi orali (16), l’allargamento della fascia di rispetto attorno all’odiato cantiere di Chiomonte, il centinaio di denunce.

Ad un No Tav residente a Bussoleno, destinatario dell’avviso orale da parte del questore il 17 agosto è giunta pochi giorni fa la notifica della “Revoca della Patente” per la mancanza dei requisiti morali. «Per sintetizzare – scrivono i NoTav – il questore in cerca di notorietà decide di emettere degli avvisi orali (preludio delle ben più grave misura di Sorveglianza Speciale che mira, tra le altre cose, ad impedire alle persone di fare riunioni, manifestare e partecipare eventi pubblici), non pago di questo lo comunica alla Prefettura che decide, evidentemente spinta dalla volontà di punire il No Tav in questione, che alla luce del provvedimento emesso non sussistono più  i “requisiti morali” e che quindi la patente può essere revocata per 3 anni. Che negli ultimi due mesi questore e prefetto si stiano dando parecchio da fare per provare ad intimidire i No Tav non ci sono dubbi; tra denunce, ordinanze, fogli di via, avvisi orali e misure ridicole come questa parrebbe che i due abbiano solo un pensiero che li perseguita nella solitudine dei loro uffici».

Mercoledì scorso, 10 ottobre, c’è stato lo sgombero del rifugio di accoglienza Chez Jesus a Claviere. Così lo racconta Nicoletta Dosio: «Sul confine con la Francia, in questi mesi ha protetto tante e tanti sottraendoli alle retate antimigranti. Un esercito di poliziotti nel gelo dei luoghi e del cuore, povere masserizie sotto la pioggia di un autunno che a queste altitudini è già inverno. Intorno silenzio e indifferenza…ma guai agli indifferenti, perché il deserto avanza e nessuno si salverà dalla pietra».

«Le persone – dice anche Alberto Perino, 72 anni, bancario in pensione, anche lui storico del movimento (resterà negli annali per l’appello al voto utile per i cinque stelle e al non voto per Nicoletta Dosio, candidata per PaP) – non sono più libere di circolare. C’è chi non può accedere a terreni di sua proprietà. La scorsa settimana i vignaioli sono stati bloccati per ore perché i vigneti erano all’interno della zona rossa». «Sono misure – sostengono gli attivisti – prese in assenza di reati specifici. Ci bersagliano non per quello che facciamo, ma per quello che siamo». «Io – dice una donna – ho un foglio di via da Giaglione perché, è scritto, alle manifestazioni faccio cori e sberleffi verso la polizia». Al processo, tra il pubblico, oltre a numerosi compagni degli imputati c’era Francesca Frediani, valsusina, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle in Piemonte. Da Rifondazione e Sinistra Anticapitalista i primi messaggi di solidarietà verso il movimento.

«Le condanne contro i Notav sono l’ennesimo tentativo di criminalizzare un movimento popolare. Mi dichiaro solidale è complice con Nicoletta Dosio e gli altri attivisti. La valle non si arresta», scrive su twitter anche l’europarlamentare Eleonora Forenza (Gue) a commento della sentenza.

 

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