giovedì 15 novembre 2018

L’inchiesta Cucchi arriva al numero 2 dei carabinieri di Roma. Per ora

L’inchiesta Cucchi arriva al numero 2 dei carabinieri di Roma. Per ora

Le nuove carte su Stefano Cucchi: un tenente colonnello dei carabinieri modificò le relazioni sulle condizioni dell’arrestato

Inchiesta Cucchi: prende corpo, almeno, sembra, la dinamica del depistaggio. Una dinamica dall’alto verso il basso. Quanto in basso lo sappiamo già. Ma quanto in alto? Il luogotenente Massimiliano Colombo, comandante della stazione Tor Sapienza, dove Cucchi restò per alcune ore la notte dell’arresto, afferma che il tenente colonnello Francesco Cavallo, numero due del Gruppo dei Carabinieri di Roma nell’ottobre del 2009, finito nel registro degli indagati, gli mandò già alterate le note che attestavano lo stato di salute di Stefano Cucchi. Emerge da un’intercettazione contenuta nelle carte che la procura di Roma ha depositato nell’inchiesta sul falso. Colombo, sostiene con l’interlocutore che il superiore gli «ritrasmise già modificate alcune parti». Dunque la Procura ipotizza che Cavallo non si limitò solo a chiedere di modificare le annotazioni sullo stato di salute di Stefano Cucchi ma materialmente intervenne con le variazioni.

«Più andiamo avanti, più ci avviciniamo alla verità e più è in atto, come dimostrano tante fake news, una campagna di profonda ostilità e odio nei nostri confronti, soprattutto nei confronti di Ilaria ma anche nei miei – dice Fabio Anselmo, legale dei casi di malapolizia – noi vogliamo solo far capire ai cittadini che quello che é successo a Stefano Cucchi o a Federico Aldrovandi può succedere a chiunque di noi e gli ultimi potremmo essere presto noi visto come stanno andando le cose, anche a livello economico e sociale». Per il legale, la cosa «più inquietante è che questi depistaggi, questi falsi si sono protratti fino ad oggi e vi hanno partecipato soggetti e persone che nulla avevano a che fare con gli imputati di questo processo, con le persone coinvolte nel pestaggio di Stefano Cucchi. Questo fa pensare perché persone che non avevano alcun interesse ad interferire nelle indagini, lo hanno invece fatto, persone che sono state addirittura promosse e hanno dei gradi di rilievo nella gerarchia dell’Arma. Noi stiamo tentando di restituire alla sensibilità pubblica l’umanità delle persone e il fatto che i diritti umani, il diritto all’integrità fisica, il rispetto per la dignità delle persone non possono essere considerati danni collaterali in nome di interessi superiori».

E tornando alle nuove carte: restituiscono in modo plastico la catena gerarchica che ha «indirizzato in modo scientifico le prove». Ancora il luogotenente Colombo, nel corso dell’interrogatorio fiume, durato oltre otto ore, ha citato una telefonata ricevuta dal tenente colonnello Luciano Soligo, ex numero uno della compagna Talenti Montesacro e anch’egli indagato, il 18 aprile scorso, a poche ore dall’udienza in cui i carabinieri Francesco Di Sano e Gianluca Colicchio, avevano raccontato delle modifiche alle annotazioni di servizio. «Soligo ce l’aveva con Colicchio – ha detto al pm – perché aveva fatto fare una brutta figura all’Arma e ribadito quanto detto il 27 ottobre 2009 e cioè che le annotazioni di servizio erano state modificate perchè Colicchio e Di Sano avevano scritto cose inopportune e non di loro competenza». L’indagato torna proprio a quel giorno di ottobre: «Soligo arrivò in caserma verso le 9.30 ed entrò nel merito di ciascuna annotazione, parlando prima con me e poi con i due militari, contestandone il contenuto. Soligo disse che non aveva senso essere così particolareggiati sulle condizioni di salute di Cucchi, come se si trattasse di “una ostentazione di estraneità ai fatti”, cioè di una sorta di “excusatio non petita”. Esternai la mia perplessità… ma il tenente colonnello chiamò i due e disse che le due annotazioni non andavano bene perchè troppo dettagliate». Colombo fa poi riferimento ad alcune telefonate che Soligo «ricevette telefonate dai superiori». «Rispondeva dicendo “Comandi, signor Colonnello” e mi faceva segno di uscire – spiega Colombo – in mia presenza avrà ricevuto tre/quattro telefonate di questo tipo. Non so chi fosse il signor Colonnello con cui parlava, all’epoca i suoi superiori diretti erano Casarsa e il tenente colonnello Francesco Cavallo».

 

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