Se salvare il mondo è illegale

Se salvare il mondo è illegale

La donna elettrica, la polizia islandese a caccia di una misteriosa sabotatrice. Un film che racconta la lotta per il futuro della terra

Una eco-terrorista alle prese con la caccia spietata datagli dalla polizia. Una sabotatrice indipendente ed autarchica che sfugge alle intelligence internazionali, ai droni ed agli elicotteri, coi metodi più furbi ed ingegnosi. La donna elettrica – così si firma nelle rivendicazioni che seguono i suoi atti illegali – è la protagonista assoluta di un film avvincente, divertente, drammaticamente serio e piacevolmente leggero.

Il regista islandese Benedikt Erlinggson ha trovato un racconto snello, una sceneggiatura gradevole e una storia accattivante per parlare di un tema impegnativo, quello della salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema. La donna elettrica, nelle sale in queste settimane, supera indubbiamente l’esame a pieni voti.

Ambientato in Islanda, la pellicola si dà l’impegno di affrontare la tematica ambientale senza creare drammi interiori, pur prendendosi qualche rischio. Perché nei tempi del sovranismo e della tolleranza zero europea a cui i paesi del nord paiono adeguarsi più lentamente, raccontare una lotta di principi ma del tutto illegale come quella fatta dalla protagonista Halla contro le inquinanti multinazionali della siderurgia, pare un azzardo, un’operazione quantomeno complicata. Un’operazione che però riesce bene, perché è difficile non provare empatia nei confronti della protagonista che, attraverso le sue azioni di sabotaggio ma anche attraverso l’adozione di una bambina sfortunata, si è data un obiettivo molto semplice: salvare il mondo.

Sullo sfondo Mandela e Gandhi guidano costantemente il suo operato e la sua vita dal doppio volto: l’animatrice del coro e l’eco-terrorista sono la stessa persona. Che agisce indipendente e sicura di sé, ma con aiuti a dir poco insperati, come quello di un ansioso alto funzionario di Governo che l’appoggia da dietro le quinte e che è uno dei comprimari di una narrazione che fa dei contrasti un uso sottile e consapevole.

Tra pecore, fonti termali, distese verdi, la donna elettrica fa interrogare sul nostro futuro. E fa uscire dalla sala leggeri ma con una domanda a cui rispondere: che cosa posso fare per impedire all’umanità di autodistruggersi?

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