Quando il calcio è la festa violenta del potere

Quando il calcio è la festa violenta del potere

Prima assoluta. Al Nazionale di Genova va in scena il Tango del calcio di rigore con la regia di Giorgio Gallione

da Genova, Claudio Marradi

«I mondiali di calcio? Sono come i wurstel e i telefonini: per goderseli è meglio non sapere quello che c’è dentro…». E’ la battuta più fulminante di Tango del calcio di rigore, la nuova produzione in prima assoluta del Teatro Nazionale di Genova. E che, con la regia di Giorgio Gallione che ne firma anche la drammaturgia, fino al 10 marzo mette in scena nei panni di Neri Marcorè, Ugo Dighero e Rosanna Naddeo, affiancati dai giovani Fabrizio Costella e Alessandro Pizzuto, un’inedita riflessione sugli inconfessabili rapporti tra calcio e potere politico.

Ovvero propaganda pubblica e privatissime bugie, crimini e misfatti di un gioco che, con il suo lessico fatto di campi, attacchi e contrattacchi, difesa, tiri e sfondamenti, nasce come simulazione di una battaglia. E che può continuare – parafrasando Carl von Clausewitz – come una prosecuzione della guerra con (quasi) gli stessi mezzi. Una festa violenta che a volte esce dal prato verde e tracima nelle vie adiacenti allo stadio negli scontri tra tifosi. Ma che può farsi anche, in certe circostanze, paradossale ordine pubblico, Stato, regime. Come accadde in Argentina sul finire degli anni Settanta del secolo scorso.

Lo spettacolo parte infatti proprio dalla finale dei Mondiali del 1978. Il 25 giugno all’Estadio Monumental di Buenos Aires l’Argentina deve vincere a tutti i costi contro l’Olanda. Seduto in tribuna c’è il generale Jorge Videla, che ha fortemente voluto il Mondiale come strumento di consenso politico. Poco lontano dal dittatore, in tribuna, siede quel Licio Gelli che con tanti esponenti militari della giunta militare condivideva rapporti d’amicizia e d’affari. E’ anche dalle seggiole di quella tribuna che si dipana un filo rosso di sangue che porta all’italianissima loggia massonica P2 e alle sue trame opache. Perché i campionati del ’78 erano la quinta teatrale che nascondeva in quei giorni l’oscenità brutale di un esperimento di riforma in chiave neoliberista delle società latinoamericane.  Unificato, con il Piano Condor a regia statunitense, in protocolli operativi fatti di morte e tortura per migliaia di giovani che scomparivano nel nulla. Quella sera tuttavia anche le torture e i voli della morte sul Rio della Plata, sul quale i corpi dei prigionieri politici venivano scaricati dai portelloni degli aerei da trasporto militari, si fermarono per assistere alla partita e per festeggiare la vittoria sul resto del mondo. Ma solo per riprendere regolarmente il mattino dopo, nella banalità di un male – parafrasando ora Hannah Arendt – che lavorava a dilaniare metodicamente i corpi dei sequestrati in orario d’ufficio.

Un ex-bambino di allora cerca di ricostruire sul filo dei ricordi il suo passato di appassionato di calcio, recuperando storie di “futbol” a cavallo tra un senso del reale decisamente border-line e realtà storica. Tra milonghe, canzonacce, cori da stadio e la rievocazione di episodi di cronaca ai confini della realtà, ma tutti rigorosamente veri, lo spettacolo è un affresco che inanella disinvoltamente musical, commedia e tragedia, alternandoli a momenti intensi come quello in cui sul palco cala un muro di ritratti di desaparecidos, sulle parole di una madre di Plaza di Mayo. Rivivono così le vicende di Alvaro Ortega, l’arbitro colombiano che commise l’imperdonabile “errore” di annullare un goal all’Indipendente Medellin, la squadra dei trafficanti di cocaina; o di Francisco Valdes, capitano del Cile, costretto dai militari di Pinochet a segnare a porta vuota in una surreale partita di qualificazione senza avversari; o, ancora, l’episodio del rigore più lungo della storia del calcio, di cui fu stato protagonista suo malgrado l’anziano portiere dell’Estrella Polar, Gato Diaz. Per non parlare poi dell’incredibile “guerra del football” raccontata dal reporter polacco Ryszard Kapuściński e combattuta nel 1969 tra Salvador e Honduras, che iniziò con una rissa tra tifoserie e fini con battaglie campali e   bombardamenti su centri abitati che fecero in totale circa 6 mila morti.

Info e biglietti su www.teatronazionalegenova.it.

 

 

 

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