Cassazione: alla ‘ndrangheta piace Tav

Cassazione: alla ‘ndrangheta piace Tav

La ‘ndrangheta era interessata a lavori di costruzione del Tav Torino-Lione in Valle di Susa. La sentenza della Cassazione

La ‘ndrangheta era interessata a lavori di costruzione del Tav Torino-Lione in Valle di Susa: una vicenda già emersa nel 2014 durante l’inchiesta San Michele della procura di Torino e ora certificata dalla Cassazione nella sentenza di condanna, diventata definitiva depositata in questi giorni, a carico di otto imputati. Il processo (si tratta del troncone svolto con il rito abbreviato) riguardava l’attività della ‘ndrina di San Mauro Marchesato a Torino e nel circondario.

La sentenza, che piomba proprio nel giorno del pressing più feroce della lobby trasversale (dalla Lega al Pd fino alla Cgil e alle madamine) a favore della devastazione della valle, è solo l’ennesimo episodio di una catena che da anni registra inchieste, arresti e condanne praticamente in ciascuno dei cantieri per l’alta velocità: il sistema della grande opere è in realtà un meccanismo di spartizione, illegittimo e spesso illegale, di soldi pubblici, una questione strutturale. Il ciclo del cemento e del movimento terra di questo paese è saldamente in mano alle cosche, molto adattabili ai crismi del liberismo per via della capacità di spremere la forza lavoro), che esprimono pezzi di classe dirigente e dirottano le scelte normative come dimostra la regolamentazione degli appalti.

Questa sentenza dedica un cenno a un tentativo di intimidazione ai danni di due proprietari di una cava ai piedi della Sacra di San Michele: l’obiettivo era evitare che sfrattassero un’azienda, la Toro srl, “vicina agli interessi della cosca nei lavori di costruzione della Tav Torino-Lione”. Il responsabile della ditta – condannato in primo grado in un altro filone del processo – nel 2011 aveva ottenuto in subappalto la posa dell’asfalto nel cantiere di Chiomonte. E adesso chi glielo dice a Zingaretti?! Anche contro questo impasto criminale tra politica e mafie decine di migliaia di persone scenderanno in piazza sabato 23 marzo, a Roma, contro le grandi opere e per la giustizia climatica.

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