Nantes, dov’è Steve? La polizia è colpevole

Nantes, dov’è Steve? La polizia è colpevole

Nantes, domani in piazza per Steve Maia Caniço, annegato nella Loira durante le cariche di polizia del 21 giugno. Un verbale dimostra che quell’assalto non si doveva fare

Nantes blindata dalla polizia per turbare anche i previsti omaggi di piazza, previsti anche in altre città, a Steve Maia Canico, il ragazzo ritrovato morto nella Loira dopo un violentissimo intervento della polizia nel quale diverse persone finirono nel fiume il 21 giugno scorso alla Festa della Musica. E’ uno stadio di una sorta di «incoscienza delle autorità rispetto a questa scomparsa: come ha spiegato Goulven Boudic, politologo all’Università di Nantes: «Come far sì che le vittime sembrino responsabili delle proprie ferite». In due anni di presidenza, Emmanuel Macron è riuscito a registrare il peggior numero di morti e feriti nelle operazioni di polizia dal 1968. Dopo la morte a Marsiglia di Zineb Redouane, gravemente ferito in faccia da una bombola di gas lacrimogeni mentre chiudeva le imposte il 1° dicembre, la morte di Steve Maia Caniço, il cui corpo è stato recuperato questa settimana a Nantes, porta a due in pochi mesi il numero delle vittime di pericolose ed eccessive operazioni di polizia. Con la sistematica repressione dei “giubbotti gialli”, molti francesi mediamente privi di storia hanno potuto misurare nella loro carne ciò che altri hanno vissuto per diversi anni nelle banlieu. Poche ore dopo l’identificazione formale del corpo di Steve Maia Caniço, 24 anni, il Primo Ministro, affiancato dal Ministro dell’Interno, ha premesso che, date le informazioni disponibili, la polizia non aveva nulla a che fare con esso anche se l’indagine dell’Ispettorato generale della polizia nazionale (IGPN) è caratterizzata da incoerenze e zone grigie. Il capo dell’unità CRS presente sulla scena non è stato sentito e l’IGPN non ha reso pubbliche le conclusioni di un rapporto operativo sulla valutazione dell’uso della forza.

L’indagine interna di polizia ha ritenuto che l’uso della forza, con granate e LBD  “era giustificato e non sembrava sproporzionato”. “Non ci sono prove (per stabilire un legame diretto tra l’intervento della polizia e la scomparsa di Steve Maïa Caniço”.

A Nantes, il piccolo hangar sul molo è diventato un monumento alla rabbia. I graffiti artistici sono stati ricoperti da altri messaggi per Steve: “Chiediamo giustizia”, “Annegamento autorizzato dalla prefettura”….. Sulla facciata di fronte alla Loira fluente, uno stencil bianco e nero di Steve su sfondo rosso, sorridente, braccia incrociate, firmato Antiproduct. E la scritta: «Dov’è Steve? La polizia è colpevole».

Secondo l’inchiesta amministrativa interna dell’Ispettorato di polizia, al momento è «impossibile tracciare un legame» tra quanto accaduto e l’intervento degli agenti ma la controinchiesta, in particolare di Mediapart, rivela una responsabilità precisa di governo e apparati nel tragico esito di un intervento che non doveva avere luogo. Per garantire totale trasparenza, il premier Edouard Philippe ha tuttavia commissionato un’altra indagine amministrativa a cui si aggiunge quella della giustizia. Mentre sui social si moltiplicano gli appelli a scendere in piazza per ricordare il ragazzo, «gran parte del centro storico» di Nantes è stato chiuso alle manifestazioni per domani. Al momento, sui social, si invoca un primo raduno alle undici del mattino e un secondo alle ore tredici. In conferenza stampa, il prefetto di Loire-Atlantique, Claude d’Harcourt, responsabile diretto delle violenze di polizia e della morte di Steve, ha evocato il rischio che gruppi violenti di casseurs tipo black bloc o gilet gialli radicalizzati si infiltrino negli omaggi di piazza fomentando nuovi episodi di guerriglia urbana e prendendo di mira le istituzioni pubbliche.

Solo il 30 luglio il ministro Castaner ha trovato parole per i genitori di Steve. E’ stato quando l’autopsia su un corpo in stato avanzato di decomposizione ritrovato il giorno prima nella Loira ha confermato che si tratta effettivamente del ventiquattrenne fiondato nel fiume dalle cariche.

Il 21 giugno 2019, a Nantes, al molo Wilson, verso le 4:30 del mattino, la polizia ha usato gas lacrimogeni e flashball contro centinaia di ragazze e ragazzi che prendevano parte alla Festa della musica perché avevano sforato l’orario. Durante quelle cariche, quattordici persone sono cadute nella Loira e da allora era scomparso, Steve Maia Caniço, 24 anni.

La prefettura era tuttavia perfettamente informata dei rischi. Nel 2017, in una configurazione simile, al molo Wilson, la polizia aveva deciso “un ritiro tattico” senza usare la forza, come spiega un rapporto del 22 giugno alla prefettura di quell’anno. Due persone erano cadute nella Loira.

Eppure due giorni dopo la morte di Steve Maia Caniço, il prefetto della Loira Atlantica Claude d’Harcourt, ha rivendicato che gli organizzatori erano stati avvertiti che la musica doveva fermarsi e che l’intervento della polizia sarebbe quindi legittimo con l’uso della forza sproporzionato nei confronti di una popolazione sicuramente non minacciosa e, anzi, resa vulnerabile dagli effetti della festa. Da almeno due anni, questo pericolo era noto ed è stato segnalato dalla polizia in quel rapporto trasmesso alla prefettura e alla Direzione centrale della pubblica sicurezza e reso pubblico in Francia dal sito d’inchiesta Mediapart. Si può leggere che tra le 21:00, quando viene installato il dispositivo di sicurezza, e fino alle 15:00, furono effettuati diversi arresti nel centro della città. Quindi, la descrizione delle operazioni si sposta vicino alle rive della Loira. Alle 3:38, la polizia scrive che i pompieri hanno recuperato “due persone cadute nella Loira” la cui “prognosi vitale [non è] impegnata”. Alle 4:25, la polizia interviene “per fermare la musica di Quai Wilson”, Il luogo in cui due anni dopo agiranno con violenza inusitata. Nel 2017, la polizia riferisce che “le persone si rifiutano di obbedire”, che “un agente di polizia è ferito al cranio” e che la polizia valuta di “lanciare proiettili”. Nonostante ciò, la polizia non interviene e decide, alle 4.50, un “ritiro tattico” dati i rischi che quest’area rappresenta lungo le banchine non sicure. E alle 5, “la folla si disperde lentamente”.

Questo il commento dell’Npa: Basta! Basta! Basta! Basta! Steve è morto a causa di un’ingiustificabile carica di polizia, ordinata nel cuore della notte, su una banchina senza barriere, con evidenti rischi noti alla polizia, come ha rivelato Mediapart. I responsabili devono essere identificati. E il loro capo, Castaner, deve dimettersi. Oltre a ciò, è giunto il momento di porre fine al governo autoritario di Macronia: rivendichiamo il diritto di dimostrare, ma anche di festeggiare, e semplicemente di andare e venire, senza rischiare di essere colpiti dai poliziotti. La strada è nostra!

Un poliziotto, intervistato proprio da Mediapart, ammette che i «problemi sul Molo Wilson erano già noti dal 2017. E nonostante ciò, abbiamo nuovamente ordinato un intervento in un luogo che non era ancora stato messo in sicurezza. I giovani potrebbero cadere in acqua, ma siamo andati e abbiamo giocato con il fuoco. Questo dramma avrebbe potuto essere evitato. E le responsabilità della polizia, della prefettura e del municipio devono essere assunte». Tra gli “eroi” di quella notte un funzionario decorato dopo le violenze sui gilet gialli, il commissario Grégoire Chassaing. Gli stessi sindacati, come Unité SGP-FO Police, già nell’immediato, avevano definito l’ordine «aberrante». Jérémie Bécue, una delle quattordici persone cadute nella Loira, s’è detto stupito di essere stato convocato solo dopo due settimane.

Sempre negli ambienti di polizia si ammette candidamente che la festa non ha disturbato nessuno poiché non ci sono abitazioni ma solo capannoni sulle rive del fiume. «Questo rapporto mostra anche i cambiamenti nell’uso della forza. È lo stesso commissario che, nel 2017, decide di rimanere a distanza e che, due anni dopo, usa gas lacrimogeni di massa. Ha perso il senso di apprezzamento, di sfumatura, ma deve anche essere inserito in un contesto più generale di polizia più severa. La gerarchia non è ovviamente estranea e le pressioni possono essere forti». Il prefetto della Loira Atlantica non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti d’incheista, rifugiandosi, sorprendentemente, dietro le indagini dell’ispettorato generale della polizia nazionale (IGPN) sebbene non possa ignorare che la prefettura non dipende dall’IGPN, ma dall’Ispettorato Generale di Amministrazione (IGA), l’unico competente a controllare la sua azione e che Castaner si è guardato bene dal mettere sotto inchiesta per comprenderne il fallimento nell’azione di garanzia per la sicurezza. Il prefetto è “responsabile dell’ordine pubblico e della sicurezza della popolazione”, come specificato nel decreto del 29 aprile 2004.

Difficile non essere colpiti dalla sproporzione dell’uso della forza. Soprattutto da un rapporto del 22 giugno 2019 di un’unità di CRS arrivata “supporto” alle 4:45, dopo l’intervento della polizia. «Data la configurazione del sito e la mancanza di guardrail sul molo», il CRS ha dichiarato di aver rifiutato “l’uso dei lacrimogeni per prevenire il panico e le possibili cadute nel fiume vicino. Erano le 4 e 50. Inoltre, il canale di pubblica sicurezza ha già annunciato il recupero di molte persone cadute nel fiume e recuperate da un servizio nautico”. I giovani erano terrorizzati dalla possibilità di intervento del Crs, la celere d’oltralpe, e si sono tranquillizzati solo quando hanno avuto rassicurazioni che se ne sarebbero stati tranquilli.

La leggerezza del dispositivo, che avrebbe dovuto essere messo su dal sindaco, è dimostrata anche dal fatto che non fossero state installate ringhiere.

Il 3 luglio, più di una settimana dopo la morte di Steve Maia Caniço, il prefetto ha ricevuto le Freeform e Media’son, specializzate in eventi di musica elettronica. Samuel Raymond, coordinatore di Freeform, è rimasto sbalordito: «La prefettura ritiene che la serata sia stata illegale perché non era stata dichiarata. Ma sono passati vent’anni da quando i collettivi partecipano al festival della musica, la prefettura avrebbe dovuto assicurarsi che i locali fossero sicuri e, o vietare l’assemblea, o dirottarla in un altro luogo se avesse ritenuto che non facesse parte di del festival della musica». Le autorità, che si tratti della prefettura o del municipio, si scambiano la palla, ma ognuna di esse ha una parte di responsabilità nella mancanza di sicurezza del dispositivo e negli ordini di intervento che non avrebbero dovuto essere impartiti.

Per Cécile de Oliveira, l’avvocato della famiglia di Steve Maia Caniço, questo rapporto «è importante perché dà la visione di un altro modo di agire nel contesto non del mantenimento dell’ordine, ma della sicurezza perché è di questo che si tratta».

Sono in corso diverse indagini tra cui un’indagine aperta per le cause della scomparsa. A seguito della denuncia collettiva di 89 partecipanti per “mettere in pericolo la vita di altri e deliberati atti di violenza da parte di responsabili delle autorità pubbliche”, è stata aperta un’indagine preliminare e affidata all’IGPN. L’avvocato di una querelante ritiene che questo rapporto “dimostri di nuovo che nessun intervento di polizia avrebbe dovuto essere ordinato. Nulla giustifica l’uso di tali armi».

Quando fu ucciso Malik Oussekine nel 1986, sotto i colpi della polizia durante le manifestazioni contro il disegno di legge Devaquet, ci furono le dimissioni del segretario delegato al Ministro della istruzione. Da quando s’è insediato Macron proprio i settori meno violenti della polizia si dicono preoccupati che molti loro colleghi e dirigenti si sentano legittimati dal clima politico a sentirsi degli sceriffi.

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