L’Aquila: giovane senegalese accoltellato alla gola e gettato in un fosso

L’Aquila: giovane senegalese accoltellato alla gola e gettato in un fosso

Il giovane ventisettenne ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Pescara. La solidarietà dell’Associazione Ubuntu Onlus di Sulmona

di Marina Zenobio

E’ accaduto martedì scorso, su una stradina di campagna tra Sulmona e Pettorano sul Gizio (L’Aquila), mentre Sadio, questo il nome del ragazzo ospite della casa di accoglienza di Pettorano, si recava al lavoro per il suo servizio civile. Due persone, dalla testimonianza di Sadio, lo avrebbero avvicinato, insultato dicendogli “Ti insegniamo noi a campare” per poi colpirlo con un fendente alla gola. Credendo di averlo ucciso, i due aggressori avrebbero caricato Sadio su un’auto per trasportarlo in un luogo diverso dall’aggressione e gettarlo in un fosso. Qui il giovane ha passato la notte riprendendo i sensi molte ore dopo e trovando la forza di tornare nella casa di accoglienze.

Portato all’ospedale di Sulmona, i medici si sono resi conto delle gravi condizioni di Sadio perché la coltellata aveva sfiorato la carotide (“ferita lacero-contusa alla gola larga due centimetri e profonda quattro”), hanno deciso quindi il trasferimento all’ospedale di Avezzano prima e quello di Pescara poi, dove è ancora ricoverato al reparto di chirurgia toracica in prognosi riversata.
Sulla vicenda indaga ora la polizia che sta cercando di ricostruire l’esatta dinamica di quanto accaduto e soprattutto il movente. In alcuni punti infatti il racconto del ragazzo è ancora confuso.

Per chi lo conosce, Sadio – che parla perfettamente l’italiano – è una persona molto tranquilla laureato in filosofia e sempre attivo nel servizio civile, non ha mai avuto problemi con la giustizia quindi non regge l’ipotesi del regolamento malavitoso, gli inquirenti non escludono il movente dell’odio razziale.

Un episodio simile era già avvenuto nel giugno del 2008, quando in due fecero irruzione nel centro di accoglienza della Casa Santa dell’Annunziata in corso Ovidio a Sulmona, accoltellando un richiedente asilo che viveva nella struttura. In quel caso il movente fu il razzismo e i due aggressori non fecero nulla per nasconderlo. Per uno dei due, la scorsa settimana è arrivata la condanna a sei anni di reclusione.

Dall’Associazione Ubuntu di Sulmona abbiamo ricevuto una lettera di solidarietà con il giovane senegalese accoltellato che di seguito pubblichiamo.

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Caro Sadio,

Scusa. Scusa per il modo in cui questo Paese finge di averti accolto.

Scusa se dopo le traversate, il lager in Libia, l’attesa estenuante per il riconoscimento del tuo status di richiedente asilo, hai dovuto subire risatine, ingiurie, vili frasi bofonchiate da chi ha solo la fortuna di essere nato in questa parte di mondo e non ha nessun merito per questo.

Scusa per il vile atto compiuto da chi ti ha quasi ammazzato.

Scusa per non essere riusciti a difenderti, a proteggerti, a farti sentire al sicuro in un Paese che si dice democratico, ma che ultimamente sembra aver dimenticato la sua storia di emigranti e si comporta come se fossimo in piena Apartheid.

Grazie per il tuo impegno da attivista politico in Senegal, per il tuo batterti sempre a testa alta per i diritti umani e la costruzione di un mondo migliore.

Hai dovuto lasciare il Senegal perché lì era diventato sempre più difficile difendere i tuoi compagni studenti e lottare per uno Stato democratico e pensavi che qui, non avresti più dovuto aver paura di vivere seguendo i tuoi ideali.

Grazie Sadio per il tuo attivismo politico, la pacatezza nel modo di esporre il tuo punto di vista e per essere sempre stato in prima linea con UBUNTU in tutte le attività e eventi realizzati.

Grazie per averci raccontato la tua Africa e i movimenti di lotta.

Grazie per la tua forza e il tuo sorriso, nonostante tutto quello che hai dovuto subire.

Chiunque abbia tentato di toglierti quella forza, è solo un codardo.

Grazie per i chilometri macinati ogni giorno in bici da Pettorano a Sulmona per andare a svolgere le attività di assistenza agli anziani per tuo anno di Servizio Civile.

Scusaci se questo Paese non è quello che ti aspettavi e se questo popolo ha dimenticato la sua storia e calpesta la sua Costituzione, abbracciando una subcultura carica di odio e pressappochismo.

Non sei solo Sadio e ora più che mai, questo Paese ha bisogno di uomini come te, colti, forti, lottatori.

Sadio, noi non arretreremo nemmeno di un passo. L’odio non passerà.

Ti aspettiamo amico.

Associazione Ubuntu Onlus

“Per ottenere un cambiamento radicale bisogna avere il coraggio d’inventare l’avvenire. Noi dobbiamo osare inventare l’avvenire » (Thomas Sankara)

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