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#CarolaRackete non doveva essere arrestata!

#CarolaRackete. La Cassazione respinge il ricorso della Procura di Agrigento contro l’ordinanza che ha scarcerato la capitana della Sea Watch

«#CarolaRackete non doveva essere arrestata», scrive su Twitter Sea Watch Italy. Respinto dalla Cassazione il ricorso della Procura di Agrigento contro l’ordinanza che lo scorso 2 luglio ha rimesso in libertà Carola Rackete, la comandante della nave Sea watch3 approdata a Lampedusa forzando il blocco. Carola è la giovane comandante tedesca che a fine giugno era entrata nel porto di Lampedusa nonostante il divieto della Guardia di Finanza. La terza sezione penale della Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura, dando così ragione alla gip di Agrigento Alessandra Vella, che non aveva convalidato l’arresto di Carola Rackete, escludendo il reato di resistenza e violenza a nave da guerra, che era stato contestate.

«Non conosciamo ancora le motivazioni ma adesso sappiamo con certezza che avevamo ragione noi: Carola Rackete non andava arrestata», ha detto all’Adnkronos l’avvocato Leonardo Marino, legale della capitana della nave Sea watch. «Vedremo adesso se la Procura di Agrigento darà seguito a questa pronuncia della Cassazione o se andrà avanti su questa sua tesi, che riteniamo folle. Arrestata perché aveva salvato vite umane». E poi aggiunge: «In quel periodo ricordo una particolare tensione politica e adesso siamo felici per l’esito di questa vicenda. I giudici della Cassazione hanno dato ragione a noi».

 

Da parte sua, solo pochi giorni fa, la capitana era tornata a dire che «Gli Stati europei devono adempiere al loro dovere di salvare vite umane» commentando su twitter così gli ultimi salvataggi in mare. «In queste ore, nel #Mediterraneo centinaia di persone stanno rischiando la vita a bordo di imbarcazioni insicure, drammaticamente ignorate dalle autorità competenti». Il Capitano, invece, quel Salvini che da ministro dell’Interno aveva ordinato di fare di tutto per complicare la vita a esseri umani che stavano rischiando la pelle in mare, aspetta il 20 gennaio quando la Giunta del Senato deciderà se potrà essere processato. Ovviamente uno come lui si dice «orgoglioso di quello che ho fatto e lo rifarò, se mi rimandate al governo. Se mi chiamano a processo, vi aspetto. Spero che trovino un tribunale abbastanza grande». L’ha detto in un comizio in provincia di Parma trasmesso in diretta Facebook aggiungendo che non sarebbe «normale un Paese dove una signorina come Carola Rackete che ha speronato una nave della finanza, invece di essere in galera, va da Fazio a fare la ‘fenomena’ e invece in galera magari ci va il ministro che ha difeso i confini del suo Paese» (facendo carta straccia del diritto internazionale del mare e dei diritti umani in generale, ma questo è un dettaglio che non impressiona questo tipo di capitano). La Sea Watch è ancora in mare a salvare vite, lui è nella perenne campagna elettorale a seminare odio.

 

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