lunedì 17 Febbraio 2020

Riprendiamoci il denaro

Riprendiamoci il denaro

In libreria “La metamorfosi del denaro. Perché una risorsa della società non può rimanere solo un affare privato” (manifestolibri)

di Luigi Pandolfi

Nel mondo moderno, tutto gira intorno al denaro, potenza indipendente dalla meravigliosa «forza creatrice», avrebbe detto Karl Marx. Molto più che in passato l’economia è essenzialmente economia monetaria. Ma la moneta non ha un’essenza immutabile. Si intitola proprio “Metamorfosi del denaro. Perché una risorsa della società non può rimanere solo un affare privato” (manifestolibri, 2020), l’ultimo libro di Luigi Pandolfi, giornalista economico, collaboratore de il manifesto. 

Oggi la moneta è una «variabile manovrabile» da parte dell’autorità politica, molto importante per il governo dell’economia e della società. Ma la caduta, dopo la fine degli accordi di Bretton Woods, di ogni limite alla produzione di moneta, con un ruolo preponderante delle banche private che ne determinano l’offerta attraverso il credito, è anche alla base dei gravi problemi e contraddizioni che attanagliano l’economia e la società del nostro tempo, crisi comprese, come quella, dalla quale non siamo ancora usciti pienamente, del 2007-2008. Soprattutto se si considerano gli effetti della deregolamentazione dei mercati e della crescita di quelli creditizi paralleli e del cosiddetto Shadow Banking System, del tutto sfuggente al controllo delle autorità che dovrebbero sovrintendere al funzionamento dei mercati finanziari. Sarebbe auspicabile un ritorno alla «moneta aurea»? No, secondo l’autore non è il caso di resuscitare un «relitto barbarico», per dirla con John Maynard Keynes. Ma c’è bisogno di mettere un po’ d’ordine nel settore finanziario, ristabilendo il primato della politica nel «governo» del denaro. Fino a quando si potrà continuare a dire che «i soldi non ci sono» solo per migliorare la vita dei cittadini, mentre le banche centrali inondano il  «sistema» di liquidità creata dal nulla?  Se il denaro  è un bene comune, che sia la politica a decidere, entro un quadro di regole condivise, come e quando debba essere utilizzato per finalità economiche e sociali generali. L’autore ha selezionato alcuni brani per questa anticipazione su Popoffquotidiano

“Dai tempi di Platone, filosofi ed economisti, politologi ed antropologi, ancora non hanno messo la parola fine al dibattito sull’origine del denaro”.

“Più che la sostanza di cui la moneta è fatta, a contare è la fiducia in una società monetaria. Fiducia nella possibilità che una data moneta, per effetto di specifiche convenzioni sociali e procedure istituzionalizzate, mantenga il suo valore nel tempo e consenta di compensare crediti e debiti, senza passare necessariamente da una mano all’altra”.

“Col passare del tempo, il denaro è diventato qualcosa di più che una semplice «tecnologia sociale» o «tecnologia di pagamento». Da unità di conto e misura di valore utile alla compensazione di crediti e debiti è andato via via trasformandosi in una potenza indipendente che, per dirla con Carlo Marx, «fa da mezzano tra il bisogno e l’oggetto, tra la vita e i mezzi di sussistenza dell’uomo»”.

“Gli uomini si sono trovati per secoli di fronte a questo dilemma: la moneta vale per ciò che è o per quello che rappresenta?”

“Nel libro I de Il Capitale si trovano degli spunti molto interessanti a proposito di questo argomento, per quanto Marx fosse ancora influenzato da una concezione per così dire classica della moneta. Seguendo il suo ragionamento, infatti, si riesce a comprendere sia l’approccio del suo tempo al tema del denaro, sia la metamorfosi che lo stesso ha subito nel secolo successivo, fino ai giorni nostri”.

“Dai tempi di Marx, dovranno passare ancora molti decenni prima che il denaro potesse essere creato con un click sulla tastiera del computer. Nel mezzo, altre e non meno significative metamorfosi dello stesso dentro lo schema aureo, che sopravvivrà – fatte salve alcune sospensioni dello stesso in periodi di guerra o di gravi crisi economiche come negli Usa dopo il ’29 –  fino alla seconda metà del secolo che ci siamo da poco lasciati alle spalle”.

“C’è un punto fermo nella storia del denaro: nel periodo compreso tra gli anni Settanta del secolo XIX e gli anni Settanta del XX secolo si è consumata, su scala globale, una vera e propria rivoluzione monetaria, scandita dalla progressiva rinuncia da parte di quasi tutti i Paesi del mondo al sistema valutario imperniato sulla moneta-merce, ovvero sull’ancoraggio della moneta a metalli preziosi”.

“Chi deve avere la prerogativa del conio? In questa domanda sta il punto di caduta di una questione che ancora oggi è dirimente (ne è prova anche la disputa sulla legittimità delle monete locali complementari sorte un po’ ovunque nel mondo negli ultimi anni). La fine degli accordi di Bretton Woods, tra le altre cose, ha comportato una sostanziale privatizzazione del controllo e della gestione del denaro”.

“Seguendo le metamorfosi del denaro durante i secoli, si può giungere alla conclusione che quella che stiamo vivendo è l’epoca della sua massima abbondanza. Caduto il limite imposto dalle riserve auree, il denaro rappresenta oggi una risorsa teoricamente infinita. Denaro creato dal nulla, dalle banche centrali e dalle banche commerciali attraverso il credito. Denaro contante, elettronico, scritturale, digitale, virtuale, potenziale. Eppure, mai come di questi tempi l’espressione «non ci sono i soldi» è stata tanto in voga.”

“Dove finisce tutto questo denaro? La gran parte è risucchiata dal gorgo delle scommesse, gonfia bolle sui mercati finanziari, funge da benzina per il capitalismo finanziarizzato e l’economia a debito, arricchisce una minoranza di eletti in tutto il mondo, tra i quali spiccano top manager e «finanzieri d’assalto». Per la stragrande maggioranza delle persone, invece, esso rappresenta una merce scarsa, il pilastro su cui si fonda la moderna schiavitù del bisogno”.

“Se il denaro è un bene comune, che sia la politica a decidere, entro un quadro di regole condivise, come e quando debba essere utilizzato per finalità economiche e sociali generali”.

 

 

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