mercoledì 23 Settembre 2020

Sei sicuro La Russa che il saluto romano uccida meno del coronavirus?

Sei sicuro La Russa che il saluto romano uccida meno del coronavirus?

Coronavirus e ironia fascista. A proposito di un post agghiacciante sui social di Ignazio La Russa

 

Se non li conoscete guardateli un minuto
Li riconoscerete dal tipo di saluto.
Lo si esegue a braccio teso mano aperta e dita dritte
Stando a quello che si è appreso dalle regole prescritte.
È un saluto singolare fatto con la mano destra
Come in scuola elementare si usa far con la maestra
Per avere il suo permesso ad assentarsi e andare al cesso.

Ora li riconoscete senza dubbio a prima vista
Solamente chi è fascista
Fa questo saluto qui.

«Non stringete la mano a nessuno, il contagio è letale. Usate il saluto romano, antivirus e antimicrobi», si leggeva ieri sui social del vicepresidente del Senato, Ignazio La Russa, fratello d’Italia. Il post è stato cancellato ma aveva già fatto il giro del web. Siamo sicuri che il saluto romano sia meno letale del coronavirus? Ecco un elenco incompleto delle vittime direttamente ascrivibili a chi preferiva e preferisce salutare romanamente piuttosto che stringere la mano. Come nel Ventennio in cui la stretta di mano era proibita.

I 42 fucilati nel ventennio su sentenza del Tribunale Speciale e prima ancora le vittime della violenza squadristica che accompagnò la marcia su Roma e la presa del potere. E il delitto Matteotti.

Coloro che subirono 28.000 anni di carcere e confino politico.

Gli 80.000 libici sradicati dal Gebel con le loro famiglie e condannati a morire di stenti nelle zone desertiche della Cirenaica dal generale Graziani.

I 700.000 abissini barbaramente uccisi nel corso della impresa Etiopica e nelle successive “operazioni di polizia”. I combattenti antifascisti caduti nella guerra di Spagna.

I 350.000 militari e ufficiali italiani caduti o dispersi nella Seconda Guerra mondiale.

I combattenti degli eserciti avversari ed i civili che soffrirono e morirono per le aggressioni fasciste.

I 45.000 deportati politici e razziali nei campi di sterminio, 15.000 dei quali non fecero più ritorno.

I 640.000 internati militari nei lager tedeschi di cui 40.000 deceduti ed i 600.000 e più prigionieri di guerra italiani che languirono per anni rinchiusi tra i reticolati, in tutte le parti del mondo.

I 110.000 caduti nella Lotta di Liberazione in Italia e all’estero.

Le migliaia di civili sepolti vivi tra le macerie dei bombardamenti delle città. Le centinaia di migliaia di slavi, 300mila circa, trucidati nel corso degli anni di occupazione nazifascista della Jugoslavia.

Quei giovani che, o perché privi di alternative, o perché ingannati da falsi ideali, senza commettere alcun crimine, traditi dai camerati tedeschi e dai capi fascisti, caddero combattendo dall’altra parte della barricata.

Se non li conoscete guardate quanto vale
Quel loro movimento che chiamano sociale
Movimento di milioni ma milioni di denari
Dalle tasche dei padroni alle tasche dei sicari

Nel 1969 vi furono in Italia 96 attentati dinamitardi sicuramente attribuiti all’estrema destra in luoghi diversi. Solo in Lombardia nel 1969 vi furono 400 episodi di violenza di matrice neofascista, uno ogni due giorni. Il 12 dicembre 1969 a Milano la bomba alla Banca dell’Agricoltura provocava la morte di 16 persone e  il ferimento di altre 84.

Verso le ore 17 del 22 luglio 1970 vicino alla stazione di Gioia Tauro (RC), il treno Freccia del Sud, diretto da Palermo a Torino; deragliò, provocando la morte di sei persone  e il ferimento di circa 70.

La sera del 31 maggio 1972 lo scoppio di una Fiat Cinquecento riempita di esplosivo uccideva tre carabinieri e ne feriva due nei dintorni di Peteano di Sagrado, in provincia di Gorizia. Quando i militari, avvertiti da una telefonata anonima, aprirono il cofano, l’ordigno esplose, uccidendone tre e ferendone altri due.

Il 17 maggio 1973 nella cerimonia del primo anniversario dell’omicidio Calabresi, presso la Questura di Milano e alla presenza del Ministro dell’interno, Rumor, un uomo scagliò una bomba a mano che uccise quattro persone e ne ferì circa cinquanta. L’attentatore era di Ordine nuovo.

Il 28 maggio 1974 Cgil, Cisl e Uil e il Comitato permanente antifascista di Brescia avevano indetto uno sciopero generale cittadino di quattro ore in seguito ai molti episodi di violenza messi in atto da gruppi neofascisti, numerosi attentati erano infatti stati compiuti, nei mesi precedenti, in Lombardia, Emilia e Toscana. In Piazza della Loggia scoppiò una bomba in un cestino per i rifiuti, sul lato est, sotto i portici. I morti furono 8 e 103 i feriti.

Il 4 agosto del 1974, nel cuore della notte alle ore 1.30, mentre il treno Italicus che partito da Roma avrebbe dovuto raggiungere Monaco di Baviera usciva dalla galleria della Direttissima, sulla linea ferroviaria tra Firenze e Bologna una bomba esplose nel secondo scompartimento della sua quinta carrozza. I morti furono 12, i feriti 44.

Il 23 dicembre. 1984, un treno proveniente da Napoli ha da circa mezz’ora superato la stazione di Firenze quando scoppia una bomba radiocomandata posizionata su una griglia portabagagli. E squarcia il vagone numero 9. Seconda classe. E’ la stessa zona in cui dieci anni prima era avvenuta la strage dell’Italicus. Il bilancio è tragico: muoiono 16 persone compresi tre bambini. E un’intera famiglia.

Intanto fascisti spesso organici al partito in cui ha militato La Russa, il Msi (antenato di Fratelli d’Italia), sono stati protagonisti di violenze sfociate in omicidi come nel caso di Walter Rossi, il 30 settembre 1977 a Roma, o Valerio Verbano, il 22 febbraio del 1980. Una lunga scia iniziata con l’accoltellamento dello studente socialista Paolo Rossi alla Sapienza nel 1966.

Il 2 agosto 1980, alle 10.25, esplose una bomba nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna. L’esplosione investì il treno in sosta al binario uno, il tunnel sotto i binari e fece crollare l’ala sud-ovest della stazione, causando 85 morti e più di 200 feriti.

E’ un elenco senza fine e comprende anche l’omicidio di Davide Cesari, Dax, a Milano nella notte del 17 marzo 2003; di Renato Biagetti, a Roma, il 27 agosto 2006; di Nicola Tomassoli, il 1 maggio 2008 a Verona.

Il film “Sbatti il mostro in prima pagina” di Marco Bellocchio, del 1972, comincia con un comizio del giovane La Russa (allora qualcuno lo soprannominò La Rissa) in piazza Castello a Milano. Erano tempi in cui lo statista arringava i suoi camerati, armati di catene e coltelli, come ricordano le cronache dell’epoca. C’è una foto in cui La Russa è al fianco di Ciccio Franco, caporione della rivolta di Reggio Calabria, e con i leader del Msi milanese: è una immagine del 12 aprile 1973, scattata alla manifestazione “contro la violenza rossa” in cui furono lanciate due bombe a mano, armi da guerra che uccisero il poliziotto Antonio Marino, di 22 anni. Erano in prima pagina su “La Stampa” di domenica del 22 aprile 1973: l’attuale vicepresidente del Senato (ministro della Difesa all’epoca dell’omicidio di Stefano Cucchi quando scagionò preventivamente i carabinieri) era indicato tra i “responsabili morali” del lancio della bomba che costò la vita all’agente.

Anche i mostri del Circeo erano gente che prediligeva il saluto fascista. I fascisti sono quel genere di persone che sparano o fanno scoppiare bombe contro i braccianti che lottano per la terra, operai che si battono per il salario e i diritti, che aggrediscono persone e le uccidono per il loro orientamento sessuale, per il colore della pelle o magari solo perché sono vestiti come i frequentatori dei centri sociali. Sono quelli che minacciano donne e bambini a cui è stata assegnata una casa popolare ma sono stranieri o sono richiedenti asilo. Forti coi deboli, deboli coi forti: questo è il sintomo di un morbo molto più letale del coronavirus. E’ il fascismo che, lo spiega la Costituzione, non è un’opinione ma un crimine. Capito La Russa? Anche se la Cassazione ha scagionato il saluto romano “commemorativo”, in un’altra sentenza ha stabilito che la qualità di fascista «non può essere depurata dalla qualità di razzista e ritenersi incontaminata dall’accostamento al nazismo».

 

Se non li conoscete pensate alla lontana
Ai fatti di Milano e di Piazza Fontana
Una volta andavan solo con 2 bombe e in bocca un fiore
Mentre adesso col tritolo fan la fiamma tricolore
E ora rieccoli daccapo contro la democrazia
Con un dì con la Gestapo ora invece con la CIA
Concimati dalle feci di quei colonnelli greci.

Ora li riconoscete sti fascisti ste carogne
Se ne tornino alle fogne
Con gli amici che han laggiù.

I versi sono di Fausto Amodei, dal brano “Se non li conoscete”, 1972

 

 

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