“Dammi quel telefono o ti accendo”. Niente video, siamo flic

“Dammi quel telefono o ti accendo”. Niente video, siamo flic

Un video sulle maniere violente e illegali con cui la polizia francese cerca di impedire di filmare le sue imprese violente e illegali

Malapolizia alla francese. La polizia francese usa tutti i trucchi del manuale per sottrarsi agli sguardi scomodi dei teleobiettivi e delle video camere. Spesso violentemente, gli agenti vietano ai passanti e ai dimostranti di filmare, in spregio alla legge, le loro gesta. Diverse sequenze lo testimoniano. Ecco un’animazione, destinata ad essere vista a schermo intero. Il tema del diritto di filmare i poliziotti è molto discusso in Francia dopo l’indiscutibile escalation di crimini – omicidi e abusi violentissimi – commessi da una polizia tra le più violente del mondo, la cui subcultura autoritaria affonda le radici nella tradizione coloniale del paese. Una storia che riguarda anche l’Italia, dove ampi settori delle polizie e delle forze armate sono innervate da una malcelata subcultura fascistoide che le deriva da conti mai fatti con il passato (a partire dalla famigerata amnistia Togliatti) e dallo specifico modello di reclutamento per cui gran parte degli organici viene riempita da soldati ormai professionisti reduci dalle guerre, pardon, missioni di pace. Il successo del reclutamento di giovani soldati con ferme a tempo determinato si deve, infatti, alla promessa di questa corsia preferenziale per l’arruolamento nelle forze dell’ordine. Uno dei cascami del nuovo modello di difesa coniato dal governo D’Alema a cavallo del secolo, e che il centrodestra non avrebbe saputo far peggio. Per queste ragioni, Popoff si occupa spesso delle dinamiche della repressione fuori dai confini.

Ecco il dettaglio delle scene dell’animazione.

1- Parigi, 22 luglio 2016, nel corso dello sgombero di una casa occupata da migranti, nel quartiere di Stalingrad, dei poliziotti rubano il telefonino di un attivista che stava filmando la scena. 

2- Lille, 30 settembre 2016, un ragazzo viene fermato per un controllo da tre agenti. Al momento della restituzione dello smartphone, uno dei tre poliziotti lo getta sotto una barriera che separa la strada da un parcheggio situato pochi metri più in basso. Il ragazzo è costretto a scalare la barriera per recuperare il suo dispositivo.

3- AulnaysousBois, 6 febbraio 2017, un passante riprende un controllo di polizia, uno degli agenti gli si rivolge così: «Fammi vedere quel telefono o ti accendo!».

4- Vitry-le-François, 18 novembre 2018, durante l’intervento della Gendarmerie nationale in una rotatoria occupata dai gilet gialli, diversi gendarmi aggrediscono bruscamente un testimone che filma la scena

5- Parigi, 8 dicembre 2018; durante l’arte IV dei gilet gialli, dalle parti degli Champs-Èlysées, un poliziotto distrugge a manganellate il telefono d’un manifestante.

6- Bayonne, 15 dicembre 2018; «Mi stai filmando allora devi smetterla!», ordina un agente a un gilet giallo che voleva documentare l’intervento contro una rondpoint

7- Parigi, 2 febbraio 2019: «Tutto quello che vuoi è casino!», dice un poliziotto furioso per essere filmato da un passante, durante l’Acte XII dei gilet gialli.

8- Frontiera franco-spagnola, 2 luglio 2019: «Non avete il diritto di filmare un gendarme sulla pubblica via», dice un graduato a dei gilet gialli.

9- Parigi, 9 gennaio 2020: Irene, una sindacalista che manifesta contro la riforma delle pensioni viene manganellata con violenza quando prova a raccogliere il cellulare che le era caduto

 

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