mercoledì 3 Giugno 2020

Carognavirus, così l’estrema destra europea cavalca il Covid

Carognavirus, così l’estrema destra europea cavalca il Covid

Le forze reazionarie del continente usano la paura della diffusione dell’epidemia per incolpare i migranti e chiedere la chiusura delle frontiere

I venditori di gel e mascherine non sono gli unici a fare affari con lo scoppio del coronavirus in Europa. Mentre governi e scienziati studiano come affrontare l’epidemia, l’estrema destra del continente guarda all’isteria sociale come a un’opportunità per abbattere l’area di libera circolazione di Schengen, rilanciare un’agenda politica sulle frontiere e operare per una stretta autoritaria in nome dell’emergenza sanitaria. 

L’Ungheria di Orban è un caso di scuola. Viktor Orban probabilmente aspettava questo momento da tempo. Il Parlamento ungherese gli ha affidato pieni poteri, e a tempo indeterminato: il premier nazionalpopulista d’ora in poi, e fino a quando vorrà, potrà governare attraverso l’uso esclusivo di decreti, sciogliere il Parlamento, cambiare o sospendere leggi in vigore, perfino arrivare a bloccare le elezioni. Tutto questo, formalmente, «per combattere più efficacemente il coronavirus». E’ l’inizio della dittatura e l’ambasciatore magiaro in Italia fa quasi sorridere quando lamenta un accanimento contro il suo conducator. L’Unione Europea si allarma ma non sembra avere le credenziali per dare lezioni di democrazia a chicchessia. Le modalità con cui Macron sta imponendo le sue controriforme a una società francese in gran parte contraria non sono migliori di quelle di Orban che resta un membro del Ppe, la famiglia europea dei democristiani, la stessa di Merkel e Berlusconi. Né da Bruxelles né dal Ppe, sono arrivate condanne chiare. L’opposizione a Budapest ha anche cercato di far inserire nel testo un limite temporale di 90 giorni per lo stato di emergenza in cambio dell’appoggio in aula, ma Orban ha rifiutato. «Oggi inizia la dittatura senza maschera di Viktor Orban», ha denunciato il leader socialista Bertalan Toth. Perfino il partito nazionalista Jobbik, più a destra di Fidesz, ha parlato di «colpo di Stato». Il servizio sanitario ungherese non ha la capacità di gestire un flusso massiccio di ammalati. Orban questo lo sa bene e sta cercando «colpevoli» da additare se la situazione degenerasse mentre lui si erge a «difensore del popolo» contro il «virus straniero». Nella nuova legge sono contenute punizioni severissime per chi diramasse «notizie false»: da 1 a 5 anni di carcere. I giornalisti che scrivono delle mancanze del servizio sanitario sono avvertiti. 

Nel 2016, una delle fake più diffuse su Internet sull’arrivo dei rifugiati era che avrebbero portato malattie in Europa. Ora, la formula razzista è stata confutata e i leader dell’ondata reazionaria stanno cercando di trasformare in capitale politico un agente patogeno, il pregiudizio, che si sta diffondendo più velocemente e meno visibilmente del coronavirus.
“I migranti di razze e religioni diverse sono sempre stati accusati di diffondere germi”, dice Miquel Ramos, un giornalista esperto di movimenti neofascisti. “La benzina dell’estrema destra è l’esternalizzazione dei mali della società. Consapevoli delle opportunità che il caos offre loro, stanno ora iniziando a delineare la loro strategia per strumentalizzare la salute pubblica come hanno fatto con la sicurezza.
In Italia, un Matteo Salvini in campagna elettorale permanente ha chiesto la chiusura delle frontiere, chiedendo le dimissioni del governo che quest’estate lo ha relegato all’opposizione in un gesto a sorpresa.
Il capo della Lega è andato oltre, sottolineando che lo scoppio del virus è da imputare all'”ingresso di immigrati dall’Africa”. Solo tre casi sono stati rilevati nel continente madre: Egitto, Algeria e Nigeria. In un nuovo slancio nazionalista, ha anche fatto appello ai suoi sostenitori affinché acquistino solo prodotti italiani. Il suo uomo forte al nord e presidente della Lombardia, Attilio Fontana, s’è imposto una “autoquarantena” nonostante non sia stato contagiato, spettacolarizzando la sua immagine con una maschera. Due anni fa ha affermato che l’immigrazione minaccia la “razza bianca”. Intanto nella regione la pressione degli industriali è stata più forte che altrove da ostacolare e ritardare la chiusura delle attività non strategiche contribuendo in un modo criminale all’escalation dei contagi e delle morti. I dati reali sono molto superiori ai catastrofici report ufficiali.
Nell’unico anno in cui è stato ministro dell’Interno, Salvini ha portato avanti una controversa politica di chiusura dei porti e ha varato due decreti che hanno minato i principi costituzionali sulla libertà di movimento dei migranti e sul diritto al dissenso e al conflitto sociale (decreti che l’attuale governo di centrosinistra si è guardato dal ritoccare). In quel periodo di tempo almeno 1.151 persone sono morte cercando di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l’Europa, secondo Medici Senza Frontiere e SOS Mediterraneo, e più di 10.000 sono state espulse con la forza in Libia, un paese trasformato in una violenta polveriera (l’attuale governo ha confermato l’accordo con la Libia).
In Francia, Marine Le Pen, l’altro grande capo dell’idra reazionaria, ha usato il panico generato dal coronavirus per caricare i suoi due principali nemici: gli immigrati e l’Unione Europea. Quando a Lione è stato rilevato un solo caso, la figlia del filonazista Jean-Marie Le Pen ha chiesto di sospendere i voli per la Cina e di controllare le frontiere.
Sebbene nessun Paese abbia ancora optato per una chiusura totale delle frontiere, i leader dell’Unione Europea temono che la psicosi mediatica possa generare un effetto domino che indebolirà un’area di libera circolazione già ferita dai controlli imposti da Germania, Francia, Svezia, Danimarca, Austria e Norvegia quattro anni fa. «Da un punto di vista scientifico, chiudere le frontiere e isolare un Paese non serve a nulla, non si basa su alcuna prova», spiega Antoni Trilla, responsabile del Servizio di Medicina Preventiva ed Epidemiologia dell’Ospedale Clínic. Al di là di Schengen, ciò che è già una realtà è che in Francia, Italia e Paesi Bassi è stato segnalato un aumento degli attacchi razzisti contro la comunità asiatica.
In altri paesi europei l’impatto del coronavirus è minore, cosa che non ha impedito al populismo autoritario di usarlo per alimentare cospirazioni. In Germania, l’AfD chiede la chiusura delle frontiere e controlli più severi sull’immigrazione di fronte alla “paura europea del contagio”. Il governo di Angela Merkel ha annunciato ieri che chiederà ai “Länder” di effettuare esami medici sui richiedenti asilo.
In Austria, il governo di Sebastian Kurz ha rafforzato i controlli sul confine italiano mentre, con l’arrivo del virus nel Paese, i suoi ex partner dell’FPÖ (in precedenza guidati da un neonazista) hanno chiesto di mettere in quarantena tutti gli immigrati senza documenti e i richiedenti asilo.
In Grecia, il governo nazionalista di Nuova Democrazia ha utilizzato i casi di coronavirus rilevati per militarizzare ulteriormente le frontiere e rilanciare il suo piano di costruzione di campi di detenzione per migranti.
Anche in Svizzera, che partecipa a Schengen nonostante non faccia parte dell’UE, il Partito Popolare Svizzero ultraconservatore esercita pressioni sul governo affinché rifiuti l’ingresso a coloro che aspirano a essere accettati nel Paese.

In Spagna, questa strategia comincia a mostrare la sua capacità. Mentre la direzione di Vox ha chiesto controlli sugli stranieri provenienti dalla Cina e dall’Italia, personaggi più piccoli come Fernando Martinez Vidal, consigliere comunale di Madrid, hanno avuto il compito di segnalare i turisti cinesi come “trasmettitori della malattia”. Se Vox non ha ancora sfruttato il caso, è perché non sa come farne un capitale politico.

Con gli “incendi” come modello di business, l’estrema destra europea e il sensazionalismo mediatico stanno alimentando le idee “mainstream” sul coronavirus che disegnano uno stato di costante minaccia, lo sfruttamento della paura del diverso e l’ossessione per i colpevoli esterni, un’idea non molto diversa da quella di personaggi sedicenti alternativi stile Fusaro o Giulietto Chiesa. Tre caratteristiche che rischiano di ingrassare; tre dei sintomi con cui Umberto Eco ha individuato una pandemia molto più diffusa: il neofascismo. Nel cono d’ombra di Salvini e Meloni, si registra intanto la millanteria dei forzanovisti che, per bocca di un loro dirigente pluripregiudicato, fanno sapere di credersi gli unici a fare politica nelle periferie romane: «Siamo la resistenza. Siamo la liberazione nazionale. Ci si vede nella mischia».

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