Da delitto a diritto: la giustizia libera il solidale Cédric Herrou

Da delitto a diritto: la giustizia libera il solidale Cédric Herrou

Aiuto ai migranti: la giustizia libera finalmente Cédric Herrou, il contadino simbolo della solidarietà con i migranti al confine con l’Italia

Mercoledì 13 maggio è stato rilasciato finalmente Cédric Herrou, l’agricoltore francese diventato un simbolo di aiuto per i migranti. Questa decisione è importante perché la Corte d’Appello, contro le requisizioni della Procura della Repubblica, gli permette di beneficiare del “principio di fraternità”, che grazie a lui è stato sancito come principio costituzionale nell’estate del 2018. Il delitto di solidarietà, che Minniti e Salvini hanno provato a codificare, si è capovolto, dall’altra parte delle Alpi in principio di fraternità che il governo italiano “rosso” e “giallo” non sa nemmeno cosa possa significare visto che di abolire i decreti Salvini come promesso durante il cambio di coalizione a Palazzo Chigi ormai non se ne parla nemmeno.  

Era il luglio 2018 quando Cédric Herrou ha fatto consacrare il principio di fraternità dal Consiglio Costituzionale, ma questo allora non è stato sufficiente agli occhi dell’accusa per applicarlo al suo caso. Da allora l’aiuto disinteressato al «soggiorno irregolare» non «è passibile di conseguenze giuridiche», in nome del «principio di fratellanza». La massima istanza della magistratura francese era stata sollecitata da Herrou sollevando una questione prioritaria di costituzionalità (QPC). La Corte ha dato forza a uno dei tre capisaldi della Francia repubblicana (Libertà, eguaglianza, fratellanza), in nome dell’articolo 2 della Dichiarazione dei Diritti Umani e con riferimento al preambolo della Costituzione e all’articolo 72-3 della stessa. “Da questo principio deriva la libertà di aiutare gli altri, per scopi umanitari, a prescindere dalla legittimità del loro soggiorno sul territorio nazionale”, afferma il Consiglio Costituzionale, che di conseguenza censura le parole “soggiorno illegale”. Al tempo stesso, si fa presente che “nessun principio o norma di valore costituzionale garantisce agli stranieri diritti generali e assoluti di accesso e di soggiorno sul territorio nazionale” e che “l’obiettivo della lotta contro l’immigrazione clandestina rientra nella salvaguardia dell’ordine pubblico, che è un obiettivo di valore costituzionale”. Ma gli aiuti forniti “per scopi umanitari e senza contropartita diretta o indiretta” possono essere riconosciuti come legittimi. Dunque, l’assistenza al soggiorno e alla circolazione degli stranieri illegali, purché sia fornita “per scopi umanitari e senza compensazione diretta o indiretta”, può essere riconosciuta come legittima.

Tuttavia, definendo l’agricoltore un “fuorilegge che ha scelto la delinquenza”, l’avvocato generale Fabrice Tremel ha chiesto per lui da otto a dieci mesi di carcere con la sospensione della pena davanti alla Corte d’appello di Lione tutto ciò per  volere “sconfiggere le politiche migratorie” ed essere “pronto a ricominciare da capo”. Il magistrato gli ha rifiutato l’immunità umanitaria voleva incriminare l’obiettivo “ideologico e politico”: “Sfida la chiusura della frontiera nel 2015”. Si tratta di una militanza estremamente forte e rivendicata. Si posiziona come leader. “Questa “strategia di comunicazione” è un “quid pro quo” per la sua assistenza ai migranti e lo esclude dall’immunità. Cédric Herrou voleva solo che lo Stato rispettasse la legge.

Allevatore di polli a Breil-sur-Roya (Alpi Marittime), al confine italo-francese, Herrou aveva per forza di cose trasformato la sua fattoria in un improvvisato campo di accoglienza per i migranti che arrivavano dall’Italia nel 2016. Ma il semplice fatto di rivendicare con grande onestà le sue azioni lo ha reso colpevole di aver ottenuto una “contropartita militante”, secondo la corte d’appello di Aix-en-Provence, che lo ha condannato a quattro mesi di carcere sospesi nell’agosto 2017 per “favoreggiamento all’ingresso, allo spostamento e al soggiorno illegale di stranieri”. Ma da allora la legge si è evoluta ed un principio costituzionale “la libertà di aiutare gli altri, per scopi umanitari, indipendentemente dalla liceità del loro soggiorno sul territorio nazionale”. Questo è un grande passo avanti che mette Herrou negli annali della legge. La legge sugli stranieri è stata modificata in questo senso, la sua condanna ad Aix è stata ribaltata in cassazione, e molti ritengono che il “reato di solidarietà” sia stato finalmente abolito per aver favorito il soggiorno o la circolazione di stranieri presunti in situazione irregolare (il favoreggiamento dell’ingresso in Francia rimane punibile).
Ma, se si segue il pubblico ministero, è come se non fosse successo nulla.  

Nell’ottobre 2016, quando è sopraffatto dall’afflusso di migranti sulla sua terra, decide, con le associazioni, di accamparsi con 57 di loro in un campo di vacanza in disuso della SNCF a Tenda, più in alto nella valle della Roya, per allertare il prefetto: questi migranti bloccati a casa non possono andare a Nizza per presentare la domanda di asilo, perché rischiano di essere arrestati e rimandati in Italia durante il viaggio. Dopo due giorni, i 29 adulti vengono esfiltrati dagli attivisti e i 27 minori presi in carico dal dipartimento come previsto dalla legge.  Nell’agosto del 2016 è stato arrestato in casa in flagrante delitto con otto immigrati caricati a Ventimiglia. La Procura della Repubblica di Nizza poteva legittimamente perseguirlo per favoreggiamento dell’ingresso irregolare, ma ha respinto il caso applicando l’immunità umanitaria, che la legge non consente concedendola ad una persona che non è un membro del pubblico. Il caso è piuttosto articolato: nell’aprile del 2017, ha redatto un protocollo informale con la gendarmeria locale, in base al quale gli esuli che si erano rifugiati nella sua fattoria potevano recarsi in treno a Nizza per presentare legalmente la loro domanda di asilo. La sua azione diventa legale. Ma poiché questo protocollo non era in vigore a ottobre 2016, la procura lo incrimina e non importa se nessuno dei migranti che erano nell’accampamento è stato controllato o identificato. Si presume che siano irregolari, perché i neri di Roya sono considerati “necessariamente in una situazione irregolare”, disse Herrou, denunciando il “razzismo di Stato”: “So che è grave dirlo, ma è ancora più grave viverlo. Gli ordini sono: “Prendete tutti i neri e portateli via dall’Italia! »

La colpa principale dell’allevatore è stata la sua onestà. “Non è un aiuto alla residenza illegale quello che sto facendo, ma il contrario, un aiuto alla regolarizzazione”. Herrou, che lo scorso settembre ha trasformato la sua fattoria in una comunità agricola di Emmaus, è dispiaciuto di essere etichettato come “attivista dell’immigrazione”: “Non sono un estremista di sinistra. La giustizia non capisce che possiamo aiutare per niente, solo perché non è morale lasciare le persone in disordine. “Si chiede: “Forse è stupido e antiquato dire una cosa del genere? Non sto dicendo che abbiamo fatto tutto bene. Siamo stati sopraffatti, 250 di noi a casa mia. Ma io sono un contadino, sono indietro di quattro anni con il mio diploma di maturità. Se la gente ha bisogno del mio aiuto, io glielo do. Non chiedo i loro documenti, è un lavoro di polizia. »

La difesa è stata confortata da una decisione della Corte di Cassazione del 20 febbraio: nel reprimere la condanna di un altro abitante di Roya, ha ritenuto che un’azione “non spontanea e militante svolta all’interno di un’associazione” potesse beneficiare dell’immunità. Valido per Herrou, allora? Non agli occhi dell’avvocato generale di Lione per il quale il contadino ha voluto sottrarre consapevolmente le persone ai controlli della polizia, il che lo priverebbe dell’immunità, come precisa la Corte di Cassazione. Nel frattempo, lo Stato francese continua ad avere delle colpe. Nelle ultime settimane, prima del fermo per covid, il tribunale amministrativo di Nizza ha emesso diverse ordinanze che annullano il rimpatrio illegale di migranti, compresi i minori, in Italia. E durante una missione di osservazione al confine di Mentone, il 31 gennaio e il 1° febbraio, diverse organizzazioni, tra cui Amnesty International, hanno constatato che “quasi tutte” le 79 persone fermate sul treno sono state fermate “a seguito di un controllo facciale”, mentre 92 persone sono state respinte “senza rispetto dei loro diritti”.

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