mercoledì 3 Giugno 2020

La “sanatoria” nell’emergenza sanitaria, spiegata da Adif

La “sanatoria” nell’emergenza sanitaria, spiegata da Adif

Una pillola video spiega il senso di un provvedimento che vuole solo trovare braccia per l’agricoltura. Verso lo sciopero dei braccianti (Sergio Bontempelli)

Mentre viene annunciato l’arrivo della quarta sanatoria degli stranieri irregolari dopo quelle del 2002, del 2009 e del 2012, Sergio Bontempelli di Adif ci spiega con questa pillola video come si produce l’irregolarità delle persone migranti e cosa si muove intorno alla necessità di trovare braccia per l’agricoltura a partire dal rischio dei lavoratori migranti di essere ancora di più in balìa dei loro sfruttatori.

Infatti una mobilitazione è subito stata lanciata dall’USB per il 21 maggio in aperta contrapposizione al decreto che regolarizza temporaneamente le braccia e non le persone. «Occorre che l’intero mondo sindacale, l’associazionismo realmente antirazzista, quello che resta di una società democratica non accettino la pantomima di una finta regolarizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori migranti che esclude la maggioranza degli aventi diritto, lascia inalterate le condizioni di sfruttamento, ignora l’emergenza derivante dalla pandemia – commentano Maurizio Acerbo e Stefano Galieni di Rifondazione comunista in appoggio allo sciopero – il governo ha scelto ancora una volta di mantenere i/le migranti sotto il ricatto del permesso di soggiorno legato a un contratto di lavoro, lasciandone una parte significativa in una condizione forzata di illegalità che li consegna ai caporali e allo sfruttamento più bestiale. Evitateci l’ipocrisia di farlo passare per un provvedimento per gli immigrati, è un provvedimento a favore delle imprese. Non ci commuovono le ministre che piangono e pensiamo che sia doveroso schierarsi al fianco di chi alza la testa e non accetta una presa in giro».

La norma – contenuta nel decreto rilancio, all’articolo 110 bis (Emersione di rapporti di lavoro) – riguarda agricoltura, allevamento, zootecnia, pesca e lavoro domestico. Viene introdotta, si legge, «al fine di garantire adeguati livelli di tutela della salute» in conseguenza «dell’eccezionale emergenza sanitaria» del contagio da Covid 19 e «favorire l’emersione di rapporti di lavoro irregolari». Due le possibilità previste dal testo, frutto di un lungo braccio di ferro tra i Cinquestelle – che erano contrari – e le altre forze di maggioranza. Da una lato, i datori di lavoro possono presentare – pagando un contributo forfettario di 400 euro – istanza per regolarizzare lavoratori italiani o stranieri. Questi ultimi devono essere stati fotosegnalati in Italia prima dell’8 marzo 2020 e non devono aver lasciato il territorio nazionale da quella data. È inoltre previsto il pagamento di un contributo forfettario per le somme dovute dal datore di lavoro a titolo retributivo, contributivo e fiscale, da determinarsi con un successivo decreto. Costituisce «causa di inammissibilità» la condanna del datore negli ultimi 5 anni, anche con sentenza non definitiva, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, intermediazione illecita, reclutamento di persone da avviare alla prostituzione, sfruttamento del lavoro. L’altro canale è quello degli stranieri con il permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019. Essi possono chiedere – dietro pagamento di 160 euro – un permesso di soggiorno temporaneo della durata di sei mesi presentando domanda al questore. La ‘finestra’ è aperta dall’1 giugno al 15 luglio. Anche loro devono risultare presenti in Italia alla data dell’8 marzo e devono aver lavorato come braccianti, colf o badanti prima del 31 ottobre 2019. Se nei sei mesi di permesso temporaneo lo straniero esibisce un contratto di lavoro subordinato, il permesso viene convertito in permesso per motivi di lavoro. Non sono ammessi gli stranieri nei confronti dei quali è stato emesso un provvedimento di espulsione ed i condannati per una serie di reati, dalla droga al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, nonché quelli considerati una minaccia per l’ordine pubblico. La norma sospende i provvedimenti penali ed amministrativi nei confronti di datore di lavoro e lavoratore per l’impiego di lavoratori per i quali è stata presentata la dichiarazione di emersione, anche se di carattere finanziario, fiscale, previdenziale o assistenziale e per l’ingresso ed il soggiorno illegale nel territorio nazionale. Non sono invece sospesi i provvedimenti per i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Nel caso di utilizzazione lavorativa irregolare dei lavoratori che hanno avuto il permesso temporaneo le sanzioni sono raddoppiate. Il testo invita inoltre Comuni e Regioni, per evitare concentrazioni e contrastare la diffusione del Covid, ad adottare «soluzioni e misure urgenti idonee a garantire la salubrità e la sicurezza delle condizioni alloggiative, nonché ulteriori interventi di contrasto del lavoro irregolare e del fenomeno del caporalato». Per consentire una più rapida definizione delle procedure, infine, il ministero dell’Interno è autorizzato ad utilizzare per un periodo non superiore a sei mesi, prorogabile per ulteriori sei, 900 unità con contratti a termine.

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