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L’arte ritrovata di Gertrud Kauders

Gertrud Kauders, nata nel 1883 a Praga, era una pittrice di origine ebraica. Morì nel 1942 nel campo di sterminio di Lublin in Polonia (Eliana Como)

Poco prima di essere uccisa in un campo di sterminio nazista, l’artista ebrea Gertrud Kauders nascose circa 700 dipinti e schizzi nelle pareti e nei soffitti della casa praghese della sua cara amica Natalie Jahudkova.

Entrambe le donne si sono portate il segreto dell’arte nascosta nella tomba, ma nel 2018 una squadra di demolizione ha scoperto lo stupefacente ritrovamento. Per ragioni che rimangono oscure, la notizia del ritrovamento è stata riportata in modo errato e all’epoca ha ricevuto scarsa copertura. 

Gertrud Kauders, nata nel 1883 a Praga, era una pittrice di origine ebraica. Morì nel 1942 nel campo di sterminio di Lublin in Polonia

A differenza di gran parte della sua famiglia, decise di non lasciare la Cecoslovacchia a causa delle persecuzioni naziste. Voleva credere che i tedeschi non potessero essere davvero così crudeli.
Nel 1939, quando capì suo malgrado che la situazione era degenerata, si rifugiò da una amica, Natalie Jahudkova, una elegante donna russa, emigrata anni prima in Cecoslovacchia e incontrata quando erano studentesse alla Accademia di Belle Arti di Praga.

Presto Gertrud si rese conto che il suo destino era segnato. Come Charlotte Salomon decise che, se non poteva salvare la propria vita, poteva comunque provare a salvare la sua arte.

Fu nelle mura della casa di Natalie, all’epoca in costruzione, che le due amiche nascosero allora i dipinti e gli schizzi di Gertrud. Oltre 700 opere, nascoste all’odio dei nazisti e rimaste sepolte per quasi 80 anni.

Nel 2018, durante i lavori di demolizione della casa, tornarono finalmente alla luce. Si parlò all’epoca solo di una trentina di dipinti che avrebbero dovuto essere donati al Museo ebraico di Praga.
Non se ne seppe altro, finché, recentemente, una delle eredi, Miriam Kauders (nipote del fratello di Gertrud) è riuscita a risalire alle 700 opere della zia artista. Queste opere, tenute perlopiù per sé in vita e poi nascoste tra i muri della casa dell’amica, finalmente vengono alla luce e diventano pubbliche.

Una scoperta preziosa nella storia dell’arte ceca e in generale europea. Quei fogli testimoniano con la loro storia una tra le vicende più crudeli del nostro passato. E raccontano, al tempo stesso, la voglia di sopravvivere di una donna che nasconde ciò che ha di più prezioso, prima di consegnare il proprio destino alla storia e finire in fumo in un campo di sterminio polacco.

Mi auguro che, prima o poi, questa storia venga raccontata nelle scuole, anche per insegnare quanto l’arte possa essere immortale e soprattutto quanto essa sia superiore al potere e a qualsiasi meschinità della storia e del destino.

Eliana Como è una sindacalista Cgil, cura @chegenerediarte una pagina Facebook interamente dedicata alla donne pittrici, dimenticate dalla storia dell’arte ufficiale

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