Il partito di Morales si riprende la Bolivia

Il partito di Morales si riprende la Bolivia

Il candidato del MAS dell’ex presidente Evo Morales è largamente in testa al primo turno delle elezioni presidenziali della Bolivia 

Ad un anno dal suo allontanamento dal potere il Movimiento Al Socialismo (MAS) di Evo Morales tornerà a guidare la Bolivia, per mano del suo ex ministro dell’Economia, Luis Arce, uscito vincitore dalle presidenziali al primo turno. Il concorrente Carlos Mesa ha riconosciuto la sconfitta senza attendere l’esito ufficiale. Gli exit poll danno al Mas più del 50% dei voti, Comunidad Ciudadana di Mesa a poco più del 30%. Al terzo posto Creemos, di Luis Fernando Camacho, con il 14% circa dei consensi. I primi risultati ufficiali dello spoglio non confermano però questo risultato. Stando ai risultati del 18,15% delle schede, in testa con il 44,46% sarebbe al momento Mesa seguito dal Mas con il 34,67 e Creemos al 18,9%. Il vincitore della giornata di ieri ha parlato non appena emersi i risultati degli exit poll.

Morales vive in esilio in Argentina, dal dicembre scorso, dopo un primo passaggio in Messico all’indomani dell’annullamento delle elezioni dell’ottobre 2019. Ora il Mas è sul punto di tornare al potere: il suo candidato, Luis Arce, ex ministro dell’Economia di Morales, sarebbe stato rieletto al primo turno con una maggioranza schiacciante, secondo i risultati provvisori, in una votazione che si è svolta senza incidenti. La presidente di destra, la golpista, Jeanine Áñez, che si era ritirata dalla corsa presidenziale nel tentativo di evitare il ritorno del MAS, ha riconosciuto la vittoria di Arce sul suo account Twitter: “Non abbiamo ancora un conteggio ufficiale, ma secondo i dati a nostra disposizione, Arce e Choquehuanca [il suo compagno di corsa per la vicepresidenza] hanno vinto le elezioni. Mi congratulo con i vincitori e li invito a governare pensando alla Bolivia e alla democrazia».

Dall’esilio argentino, l’ex presidente deposto Evo Morales (nel 2005, Morales è stato eletto con il 54% dei voti, nel 2009 con il 64%) parla di una “vittoria incontestabile”. “Ora restituiremo dignità e libertà al popolo – ha detto ai giornalisti – il popolo boliviano “ha dato una lezione di democrazia e perseveranza”. Luis Arce, che guiderà l’intera regione andina occidentale del Paese – l’Altiplano – ha accolto con favore il fatto che la Bolivia abbia “recuperato la democrazia e la speranza”, sottolineando la sua volontà di costruire un “governo di unità nazionale” e di “continuare il nostro processo di cambiamento, senza odio, imparando dai nostri errori e superandoli”.  La violenza durante e dopo le elezioni dell’ottobre 2019 sembra aver risvegliato le coscienze più giovanili. 2500 giovani volontari hanno animato il progetto “Observa Bolivia” sparsi in tutto il Paese, presenti ai seggi elettorali per garantire “il regolare svolgimento del giorno delle elezioni”. Una missione di osservazione non dell’OAS (Organizzazione degli Stati Americani) o dell’Unione Europea, ma composta da organismi nazionali. La presenza di volontari nazionali ben addestrati, il fatto che si presenteranno pubblicamente come osservatori potrebbe avero aiutato a ripristinare la fiducia degli elettori nel sistema elettorale. Il timore era che le elezioni degenerassero, come l’anno scorso.

L’esito elettorale ha dimostrato la natura profondamente antidemocratica, antipopolare e minoritaria del colpo di Stato e delle politiche perseguite dal “governo provvisorio” che ne è scaturito. La questione prioritaria è ora il rispetto dei risultati da parte dell’opposizione e dei suoi settori più reazionari, nonché degli attori esterni.

«Questa volta le autorità francesi – si legge ad esempio in un comunicato del Pcf – devono essere all’altezza della situazione sostenendo il processo di ripristino della democrazia in Bolivia. In nessun modo, quindi, possono riprodurre l’atteggiamento di seguire gli Stati Uniti e sostenere la destabilizzazione che hanno vissuto l’anno scorso. Il popolo boliviano ha pagato un prezzo troppo alto».

 

 

 

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