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Homequotidiano movimento«Fermare Erdogan!». Avvocati italiani in sciopero della fame

«Fermare Erdogan!». Avvocati italiani in sciopero della fame

Dal 26 settembre, uno sciopero della fame a staffetta contro il silenzio delle istituzioni europee e nazionali sui crimini di Erdogan in Turchia

L’Avvocatura italiana potrà avere un ruolo sociale, ruolo che non ha mai avuto, solo se come Ebru Timtik e gli avvocati turchi e palestinesi saprà conquistarselo sul campo, schierandosi nei conflitti sociali, politici ed economici e lottando al fianco degli ultimi, degli emarginati e degli oppressi per l’affermazione dell’ideale supremo di democrazia, uguaglianza e di giustizia sociale. Così scrive Mga (Mobilitazione generale avvocati, sindacato nazionale forense). 
Nella fotografia Hassan Ajaj, un avvocato palestinese che reagisce negli scontri a Gerusalemme Est, generati dalle truppe di occupazione israeliane.
Dal 26 settembre, Mga ha avviato lo sciopero della fame a staffetta contro il silenzio delle istituzioni europee e nazionali su quello che sta avvenendo in Turchia.
Politici, avvocati, giornalisti e attivisti per i diritti umani, nonché intellettuali critici del regime. Tutti detenuti con l’accusa di terrorismo per il solo fatto di opporsi al regime dittatoriale di Erdogan. Lo scorso 16 settembre 55 avvocati sono stati arrestati con l’accusa di terrorismo per avere “agevolato” appartenenti alla organizzazione FETHO, quella di Fethullah Gulen che nel luglio 2016 mise in piedi quel tentativo di colpo di stato che diede la stura ad arresti e licenziamenti di massa.
Altri 55 detenuti politici che vanno ad aggiungersi ai 1480 indagati, di cui 570 detenuti e 441 condannati. Arresti e detenzioni che soffocano il dissenso, come quello della Collega Ebru Timtik, morta in carcere per lo sciopero della fame durato ben 238 giorni. L’ufficio del procuratore capo di Ankara ha fatto arrestare 82 persone in 7 province nell’ambito delle indagini svolte sulle proteste di Kobane tenutesi il 5-8 ottobre 2014. Nell’ambito dell’indagine, molte persone, compresi i membri del Comitato esecutivo centrale (MYK) del Partito Democratico Popolare (HDP), gli ex parlamentari HDP e il co-presidente del comune di Kars Ayhan Bilgen, sono state arrestate facendo irruzione nelle loro case la mattina.
È stata la polizia antiterroristica (TEM) a procedere agli arresti perciò è facile immaginare che si tratti dell’ennesima strumentalizzazione della nuova legge sul terrorismo voluta dal Sultano di Ankara per eliminare gli oppositori politici e chi invoca il rispetto dei diritti umani e delle garanzie democratiche in Turchia. Nonostante l’inarrestabile escalation di violenza e repressione messa in campo dal governo turco all’indomani del fallimento del golpe, Erdogan continua ad essere interlocutore dell’UE e continua ad essere pagato per imprigionare i profughi siriani in campi che di umano ed umanitario non hanno nulla.
Di fronte a tutta questa follia la comunità internazionale tace e la commissione europea, nel documento programmatico del patto europeo su immigrazione e asilo depositato il 23 settembre, ancora progetta partnership e collaborazioni per il controllo dei flussi migratori. «Una decisione inaccettabile che finisce per avallare le azioni criminali di un dittatore. Una decisione che pretendiamo sia messa in discussione», scrive Mga chiedendo che la Commissione europea ed il governo italiano, a partire dal ministro degli esteri, prendano posizione contro la persecuzione di Erdogan verso chiunque si macchi di difendere i diritti umani in Turchia. «Noi per tre giorni a testa porteremo avanti uno sciopero della fame, perché qualcosa deve muoversi, perché il silenzio e l’inedia rende complici, perché siamo Avvocati e difendiamo i diritti delle persone, sempre ed ovunque».

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