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Cronaca da una Pisa in rivolta

I comunicati, i presidi, gli striscioni, Mattarella. E la destra ancora parla. Martedì 27 assemblea cittadina [Giulia De Ieso*]

È una Pisa in rivolta quella che reagisce alle manganellate della Polizia contro i ragazzi del corteo pro-palestinese di venerdì 23 febbraio. Dopo i video di via S. Frediano che hanno fatto il giro del mondo, le reazioni da parte di tutto il mondo non si sono fatte attendere. Primi tra tutti sono stati gli studenti pisani, che sin dalle prime ore dall’accaduto hanno alzato la voce con comunicati e l’organizzazione di nuove iniziative. Nel frattempo le testimonianze degli studenti e delle studentesse manganellati vengono inoltrati di chat in chat e i giornali si adoperano per i primi servizi e la ricostruzione dei fatti appare via via sempre più chiara.
“Da studenti, partecipanti e protagonisti del corteo ci teniamo ad allegare video, e ribadire la narrazione delle vittime di questa violenza”, si legge in una delle prime sintesi dei ragazzi e delle ragazze presenti alla manifestazione, diffusa sui social. “A partecipare sono state 150 persone circa, bloccate davanti al liceo artistico Russoli a Pisa da diversi esponenti della celere (…). La polizia aveva l’ordine di “spingere i manifestanti” per concentrarli eppure hanno alzato i manganelli e non hanno avuto remore a picchiare di fronte a una scuola dei ragazzi per lo più minorenni. Questo assalto è ingiustificato”. Ed è nel susseguirsi di comunicati che emerge quello dei docenti del liceo artistico Russoli, spettatori della vicenda che si è consumata proprio davanti alla scuola: “Come educatori siamo allibiti di fronte a quanto successo oggi. Riteniamo che qualcuno debba rispondere dello stato di inaudita e ingiustificabile violenza cui sono stati sottoposti cento/duecento studenti scesi in piazza pacificamente: perché si è deciso di chiuderli in un imbuto per poi riempirli di botte? Chi ha deciso questo schieramento di forze, che neanche per iniziative di maggior partecipazione e tensione hanno attraversato la nostra città?”.

Nel pomeriggio arrivano le TV e i primi collegamenti da Pisa e la mobilitazione cresce. Due presidi, uno il giorno stesso del corteo, il secondo il giorno dopo a favore della pace in tutto il mondo (entrambi organizzati in tempo record, non autorizzati forse, e vien da chiedersi dove fossero i poliziotti a questo giro), la protesta dei tifosi della Curva Nord pisana, che con un percorso studiato hanno attraversato la città e appeso striscioni: “Via il questore, Pisa non ti vuole”, “Non si reprime un ideale di libertà, vicini agli studenti che hanno manifestato”.

DANILO MARAMOTTI

Tra l’indignazione generale nascono anche le prime affermazioni forvianti, di una destra delirante che non sembra aver preso visione dei video virali sul web o che intende chiaramente voltarsi dall’altra parte rispetto la realtà di quanto accaduto. Il più veloce di tutti è Edoardo Ziello, deputato pisano per la Lega – di cui al momento si chiedono le dimissioni,che a detta dell’Onorevole sono un medaglia al valore  – che in un post Facebook (poi cancellato) ha espresso “Massima solidarietà agli agenti della Polizia di Stato aggrediti da dei manifestanti incappucciati pro Palestina” . Segue l’Europarlamentare Susanna Ceccardi – anche lei leghista – che parla di “cortei che volevano scatenare il caos nel centro di Pisa e di Firenze”, affermando che “la polizia ha fatto il suo dovere, va ringraziata e difesa dagli ignobili attacchi della sinistra”. Il Ministro degli Interni Tajani, tra un sorriso e l’altro al Congresso Nazionale di Forza Italia, trova il tempo di raccontare di “studenti a volto coperto”, intenzionati a raggiungere la sinagoga (distante ben 600 metri, nella direzione opposta dal luogo dell’accaduto) o il cimitero ebraico (ancor più distante). A far da ciliegina sulla torta è Matteo Salvini, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, che si esprime così ai microfoni: “Giù le mani dalle forze dell’ordine”.  Quali video degli studenti manganellati e quale cartina del centro cittadino pisano hanno visto a Roma? La testardaggine ignorante della destra non si ferma neppure davanti alla più accurata delle ricostruzioni, al più autorevole verbale, al grido più forte delle 10.000 persone che in due giorni sono scese in Piazza dei Cavalieri a mostrare dissenso (senza contare quelle in tutta Italia).
Grazie al cielo c’è Mattarella: a fatti ancora caldi, ha bacchettato tutti coloro che vedono nella violenza una forma di risoluzione, da Tajani in giù. “L’autorevolezza delle Forze dell’Ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza tutelando, al contempo, la libertà di manifestare pubblicamente opinioni”, si legge in una nota del Quirinale, che termina con una frase che appare come una sacra sentenza: “Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento”. È stata la prima volta, nella storia della Repubblica, che un Presidente della Repubblica sia mai intervenuto per riprendere le parole di un Ministro. Chapeu, governo Meloni!
E ora, soprattutto noi studenti, continuiamo a gridare “Palestina libera, stop al genocidio” nelle piazze, più che mai.

*Studentessa del Liceo Galilei di Pisa

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