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L’ultimo spettacolo prima del coprifuoco. O il primo?

Abbiamo visto Tintarella di luna, in prima nazionale a Genova: l’ultimo spettacolo ma anche il primo della stagione

L’ultimo metrò per l’ultimo spettacolo. Suonerebbe così se non fosse che la metropolitana genovese, nel suo bizzarro tracciato, a Sampierdarena non ci arriva neanche, deviando prima in direzione Certosa. Perché Tintarella di luna, nuova produzione del Teatro Nazionale Genovese in prima nazionale sul palco del Modena – che proprio nel quartiere del ponente di Genova ha sede –  l’ultimo spettacolo, ma anche il primo della stagione,  lo è stato davvero, prima del contestato DPCM che ha sbarrato le serrande di tutti i teatri italiani.

In principio fu il verbo.  E non solo quello normativo dei governi ai tempi della pandemia.  Ma piuttosto quello creativo,  nella forma di parola   di uno dei maggiori scrittori italiani del Novecento, quell’Italo Calvino di cui sarebbe ricorso il compleanno pochi giorni fa. E il cui cammino il regista Giorgio Gallione ha incrociato già da lunga data firmando, nel nuovo spettacolo chiuso anzitempo, un viaggio nell’universo dello scrittore – da Le Cosmicomiche a Le città invisibili – per una narrazione sospesa tra danza e favola, arte e fantascienza.

Interpretato dagli attori Cristiano Dessì, Rosanna Naddeo, Andrea Nicolini e dai danzatori del gruppo DEOS Luca Alberti, Diletta Brancatelli, Giuseppe Insalaco, Angelica Mattiazzi, Valentina Squarzoni, Francesca Zaccaria, Tintarella di luna è un lavoro corale, con le coreografie di Giovanni Di Cicco e le musiche di Paolo Silvestri.

Il protagonista delle Cosmicomiche Qfwfq – creatura in perenne metamorfosi che attraversa svariate dimensioni spazio-temporali – affianca lo stesso Calvino, come un alter ego. Insieme i due evocano storie sognanti, che prendono corpo tra danze, canzoni e una moltitudine di citazioni, dal cinema anni Quaranta a Borges, da Marilyn Monroe a Braccio di ferro. L’atmosfera surreale è ben evocata dalle scenografie di Marcello Chiarenza, i costumi di Francesca Marsella e le luci di Aldo Mantovani. Interpreti e spettatori vengono così catapultati su pianeti bizzarri dove si cammina su fazzoletti di nuvole, ci si culla in primavere di quarzo, ci si tuffa in un musical  in un gioco continuo dove  fantasia e ironia sono le uniche regole certe.

E leggerezza anche, come insegnava lo stesso Calvino nelle sue Lezioni americane. Perché anche per l’esplosione che ha scagliato   nel Bing bang un universo governato dalla legge della gravità, 15 miliardi di anni fa o giù di lì, c’è voluta una bella dose di leggerezza.

Sipario, applausi. Buio in sala. E anche fuori. Per coprifuoco.

 

 

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