25 novembre. Le zone fucsia di Non Una di Meno

25 novembre. Le zone fucsia di Non Una di Meno

Non una grande manifestazione nazionale ma tanti eventi territoriali. Così la giornata internazionale contro la violenza di genere di Non Una di Meno

Mirna Cortese

“Se ci fermiamo noi si ferma il mondo”. Con questo slogan il movimento femminista Non Una di Meno (NUM) ha lanciato gli eventi che si terranno tra il 25 e il 28 novembre in occasione della giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne e di genere. Non ci sarà quindi un’unica manifestazione nazionale, improponibile a causa delle restrizioni sanitarie per l’epidemia da Covid 19, ma tante iniziative dislocate su tutto il territorio nazionale, laddove possibile con flashmob e presidi, supportate con campagne social e assemblee virtuali pensate alla tutela di tutte e tutti. Una esigenza di visibilità molto sentita da NUM secondo cui a pagare il prezzo più alto dell’emergenza sanitaria in corso sono proprio le donne. Si parla in generale di vite a rischio, di responsabilità collettiva per far fronte all’emergenza sanitaria ma, secondo il movimento femminista, “non siamo tutt* sulla stessa barca”.

Sono prima di tutto le donne a pagare il prezzo dell’emergenza sanitaria in corso

I numeri parlano in generale di vite a rischio e di responsabilità collettiva “ma non siamo tutt* sulla stessa barca”. A partire dalle chiamate al 1522 (numero nazionale anti violenza e stalking) per violenza domestica che, con le famiglie confinate a casa, durante il lockdown sono quasi triplicate passando da 6.956 a 15.280 rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, con un aumento del 119,6%. In questo contesto i centri antiviolenza e le case rifugio per donne maltrattate devono far fronte ad una emergenza nell’emergenza, e per le donne che hanno deciso di interrompere la gravidanza l’iter per l’intervento è diventato ancora più complicato. Il movimento ritiene sempre più urgente far sentire la propria voce contro l’aumento della violenza sulle donne, gli stupri, i femminicidi, le violenze omolesbobitransfobiche. Come in tempi di normalità, sostiene NUM, “la famiglia e la casa continuano ad essere luoghi di oppressione e di conflitto, i tribunali e gli ospedali luoghi di violenza istituzionale”.

Ma perché se si fermano le donne si ferma il mondo?

Perché il lavoro di cura intrafamiliare assicurato dalle donne che spesso devono barcamenarsi tra lavoro dentro e fuori casa, è un lavoro “essenziale”. Ed è questo il senso vivo dello sciopero femminista e transfemminista transnazionale di cui da qualche anno si è fatto portavoce il movimento di Non Una di Meno.
“In questi mesi – si legge sull’appello di NUM per il 25 novembre – le nostre vite sono state travolte, non ci siamo mai fermate. Lavoratrici e madri sono obbligate a un’impossibile conciliazione tra lavoro e famiglia, tra salario e salute. Ma sono soprattutto le donne e le persone lgbtqia+, migranti, precarizzate e non garantite a pagare la crisi e a perdere per prime il lavoro. Il ricorso sistematico al lavoro gratuito, precario o malpagato non è corrisposto da nessuna valida misura di sostegno al reddito e al salario, dall’inclusione nel welfare, dal supporto per la cura di bambini, malati e anziani”.

Una violenza di cui l’emergenza sanitaria è solo un segnale

NUM chiama in causa anche la Confindustria “che continua a difendere gli interessi padronali parlando esclusivamente di ‘ristoro’ per chi, con le nuove misure restrittive, perderà i propri profitti. La tenuta della sanità e della scuola mostra un sistema sociale distrutto dalle politiche di austerity e fondato sulle diseguaglianze. Il corpo delle donne e gli ecosistemi condividono lo stesso destino: risorse gratuite, inesauribili e a disposizione”. Tutto questo è violenza, una violenza di cui l’emergenza sanitaria è solo un segnale secondo il movimento femminista che chiede un cambio di rotta già a partire dal Recovery Fund. “Pretendiamo che le risorse vadano a finanziare sanità e scuola pubblica, a garantire un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare davvero universale e non familistico che liberi le donne dal carico esclusivo del lavoro di cura […] Se abbiamo una missione non è quella di accudire una società che ci opprime e ci sfrutta, ma di trasformarla radicalmente”.

Zone fucsia per trasformare l’esistente

Tra le varie iniziative in programma c’è la dichiarazione di zone fucsia. A Roma per esempio si terrà il 28 novembre alle ore 16 in Piazza del Popolo. La zona fucsia certo non sarà una città o una regione ma – come la definisce Non Una di Meno -, uno spazio di lotta, possibilità, solidarietà e relazioni da costruire insieme per trasformare l’esistente e immaginare la vita oltre la pandemia.

Info sugli eventi, fisici o virtuali:

Non Una di Meno nazionale blog

Non una di meno pagina Fb nazionale

“Edizione straordinaria! Conte dichiara le zone fucsia”. Guarda una chicca di Non Una di Meno-Milano –

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