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Intervista all’uomo accusato di solidarietà a Trieste

Migranti, parla Andrea Franchi: “Sono tranquillo, continueremo a curare chi arriva dalla rotta balcanica” (Eleonora Camilli)

Sono una trentina le persone coinvolte nell’inchiesta aperta dalla Procura di Trieste su una presunta organizzazione criminale finalizzata all’ingresso in Italia di immigrati irregolari a scopo di lucro. Il pm Massimo De Bortoli ha aperto un fascicolo a loro carico per concorso in favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’operazione è quella annunciata ieri dalla Polizia e condotta dalla Digos e che ha portato anche a una perquisizione nella sede dell’associazione di volontariato Linea d’Ombra. Gli indagati sono quasi tutti stranieri, per lo più di etnia curda. Una parte risiede a Trieste. Sono in corso di esecuzione i mandati di arresto chiesti dal pm De Bortoli e accolti dal gip Massimo Tomassini: alcuni degli inquisiti sono in carcere, altri ai domiciliari. Altri sono ricercati. Risulta indagato anche Gian Andrea Franchi, 84 anni, vice presidente di Linea d’Ombra (di cui rilanciamo l’intervista che ha rilasciato a Eleonora Camilli per Redattore sociale):, che non è sottoposto a misura cautelare. Gli inquirenti fanno trapelare, dalla stampa locale, che stanno indagando sui meccanismi con cui i migranti venivano fatti entrare in Italia dai trafficanti di esseri umani: contatti, somme pagate, ruoli e ramificazione della rete criminale. «La Procura criminalizza i comportamenti che rivestono reato – dice il procuratore Antonio De Nicolo a Il Piccolo – cioè il favoreggiamento all’immigrazione clandestina con finalità di lucro. Se tra gli indagati c’è chi dimostrerà che ha operato non a scopo di lucro, ma umanitario, e non sapeva che dietro al proprio lavoro volontario di assistenza filantropica si svolgevano attività illecite, la posizione sarà ovviamente archiviata». 

Nel mondo della solidarietà dal basso è «Gravissima la preoccupazione per l’accusa che a Trieste ha colpito Gian Andrea Franchi e per il ritorno della pericolosa ideologia del ‘reato di solidarietà’», come sintetizza la Rete per i Diritti, l’Accoglienza e la solidarietà Internazionale (Dasi) del Fvg in una nota. «Colpisce dolorosamente – aggiunge – che il vice presidente di Linea d’Ombra, Franchi, sia stato accusato del reato di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare». «L’azione penale è obbligatoria – osserva la Rete – ma non è possibile non porsi seri interrogativi sulla fondatezza dell’inchiesta e sugli elementi di cui dispongono gli inquirenti per arrivare a giungere ad accusare di così gravi reati una persona incensurata di 84 anni, impegnata da anni con incredibile dedizione nell’assistenza umanitaria verso i migranti». Secondo la Rete, «chi conduce pur doverose inchieste sul traffico internazionale degli esseri umani dovrebbe fare una particolare attenzione alle azioni giudiziarie che intraprende nella consapevolezza che non può permettersi di rischiare di confondere e sovrapporre condotte particolarmente odiose proprio con il suo opposto ovvero con l’opera di solidarietà di colui che non si cura di chi sia la persona ferita ed affamata che sta assistendo». «Fondato appare il sospetto – conclude – che la solidarietà invece di essere un supremo valore da difendere dia fastidio». Il rischio «che corriamo tutti è di un grave sovvertimento e confusione dei valori su cui si fonda l’ordinamento democratico». Anche Rifondazione esprime piena solidarietà a Franchi e Fornasir: «L’irruzione delle forze dell’ordine ieri mattina in casa di Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi, attivisti non di un temibile gruppo terroristico ma dell’associazione di solidarietà triestina “Linea d’Ombra”, è assolutamente sconcertante. Il sequestro di telefoni e oggetti personali ancora di più. Sarà interessante capire, nei prossimi giorni, in base a quali elementi è stata data la disposizione di una simile azione nei confronti di chi si occupa, in maniera del tutto volontaria e gratuita, di aiutare le persone più deboli e più disperate, in vece di un’amministrazione pubblica che abdica completamente al dovere della solidarietà internazionale», dice Maurizio Acerbo assieme ai dirigenti friulani del Prc. 

Ecco l’intervista al vicepresidente di Linea d’Ombra Odv, Gian Andrea Franchi

Ecco l’intervista al vicepresidente di Linea d’Ombra Odv, l’associazione di Trieste che aiuta i migranti in transito. Da ieri accusato di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare a scopo di lucro. “Immaginavo che primo o poi sarebbe successo, ma quello che facciamo è sotto gli occhi di tutti: curiamo chi ha bisogno”

ROMA – “Immaginavo che prima o poi sarebbe successo, ma sono tranquillo. E da stasera, come sempre, torniamo in piazza ad aiutare le persone che arrivano dalla rotta balcanica”. Il carrettino verde, con garze e pomate, per medicare i piedi di chi ha tentato il game, è già pronto. Lo assicura Andrea Franchi, 84 anni, ex professore di filosofia e vicepresidente di Linea d’Ombra Odv, l’associazione fondata insieme alla moglie Lorena Fornasir, che aiuta i migranti in transito nella città di Trieste e nelle zone di confine. Redattore Sociale lo ha intervistato dopo che ieri la questura di Trieste ha fatto irruzione nella loro casa e sequestrato pc e telefono di Franchi. L’accusa è favoreggiamento dell’immigrazione irregolare a scopo di lucro.

Signor Franchi, come ha scritto lei stesso ieri sera sul suo profilo Facebook, l’accusa è solo a suo carico. Si aspettava di finire indagato?

Immaginavo che prima o poi sarebbe successo. Come associazione aiutiamo tutti, anche i migranti irregolari, tutto quello che facciamo, è quindi sul filo della legalità. Devo dire che l’irruzione alle 5 in casa non è stata piacevole, hanno preso il mio computer e il mio cellulare. Poi mi hanno portato in caserma, preso le impronte digitali e fatto le foto segnaletiche. Sono stato lì due ore. Ma sono tranquillo. Mi dispiace soprattutto che abbiano preso il pc, dove c’è tutto il mio materiale di studio. Io scrivo molto, ultimamente stavo ultimando degli scritti e pensando a un libro. Ecco, che mi abbiano tolto tutto questo mi secca molto. So che ci vorrà tempo prima che me lo restituiscano.

L’accusa è pesante:  favoreggiamento dell’immigrazione irregolare a scopo di lucro.

Sì, ma è un’accusa fatta con un sistema di assemblaggio: hanno messo insieme più persone. Il fatto risale al luglio 2019 quando abbiano ospitato una famiglia curdo iraniana, con due bambini. Li abbiamo aiutati e, tra l’altro, li abbiamo portati all’Ics di Trieste per fargli fare la domanda d’asilo in Italia. Volevano, invece, raggiungere i parenti in Germania, come il 90% delle persone che arriva dalla rotta balcanica. Allora io li ho accompagnati alla stazione e a fare delle spese, la polizia mi ha fermato con una scusa, dicevano che somigliavo a una  persona scappata di casa. Ho capito che mi stavano controllando. Da quanto abbiamo ricostruito quella famiglia la sera prima era stata ospitata in un appartamento gestito da passeur, alla stazione hanno incontrato altri passeur per arrivare in Germania. Ecco: l’accusa mette insieme me e la rete di passeur, come se quella rete passasse anche da me. Mia moglie Lorena invece non ha accuse a suo carico. In ogni caso, quella famiglia ora è in Germania, so che i bambini vanno a scuola lì e sono riusciti a ricostruirsi una vita. A me dispiace solo dover gestire questa grana.

E’ preoccupato?

No, guardi, io sono un iperteso ma ieri tornato a casa dalla caserma ho misurato la pressione: 115-70. Sono molto tranquillo.

Tornerete in piazza a Trieste col vostro carrettino verde per medicare le ferite di chi arriva dai Balcani?

Certo che torneremo. Andiamo anche se non arriva nessuno, come abbiamo sempre fatto. L’altro ieri c’erano solo quattro persone, il flusso sta diminuendo: a novembre abbiamo incontrato 320 persone, a dicembre 30, in tutto gennaio 4 persone. Lo stesso a febbraio. Siamo stati di recente anche a Bihac a portare supporto alle persone bloccate alla frontiera: siamo ritornati 3 febbraio. Tutti sanno quello che facciamo, curiamo chi ha bisogno. Siamo in piazza da un anno senza che nessuno ci abbia mai detto niente. La polizia ci vede, la polizia ferroviaria ha un rapporto con noi, quando piove ci spostiamo sotto la tettoia della stazione. Normalmente siamo tollerati, perché svolgiamo un servizio che le istituzione non vogliono e non possono fare. Serviamo, insomma.

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