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Per il Vaticano l’omotransfobia è libertà religiosa

Ddl Zan, il Vaticano impugna il “relitto fascista” del Concordato per bloccare il Ddl Zan. Il Pd disposto a trattare la resa

Nelle tasche, nelle mutande e nella testa: la chiesa cattolica vive di queste ossessioni, controllare i corpi e le coscienze, mentre una casta di prelati diventa più ricca nonostante la presa sulla società sia sempre più blanda. E’ con questa lente che va letta la clamorosa notizia rivelata dal quotidiano della buona borghesia italiana, il Corriere della Sera, per cui il Vaticano ha impugnato il concordato (strumento coniato da Mussolini e rinvigorito da Craxi) con lo stato italiano. Qualcuno prova a leggere la mossa di Gallagher, il monsignore degli affari esteri vaticani, come «un fulmine, sgambetto alla Cei o al Papa stesso». A insinuare  il dubbio è Alberto Maggi, da sempre in prima linea nell’accoglienza delle persone omosessuali ben conoscendo le sofferenze per l’esclusione della chiesa. Il biblista Maggi prova dolore di fronte ad una «Chiesa che dice sempre ‘non si può’» e ricorda un aneddoto legato a Pio X che «scomunicava i preti che andavano in bicicletta: erano sospesi per quindici giorni dal celebrare la messa. La verità è che davanti a tutto quello che c’è di nuovo c’è sempre la Chiesa impaurita. Stiamo a vedere ciò che accadrà ma per riprendere l’aneddoto i preti hanno continuato ad andare in bicicletta nonostante il divieto pontificio». «La Chiesa – ha detto il biblista a un’agenzia – dovrebbe essere quella che traina l’umanità e non quella che si fa trainare. La Chiesa dovrebbe solo chiedere perdono e poi stare zitta per le tante vittime sulla coscienza». Maggi prova ad immaginare la reazione del Pontefice a questa mossa senza precedenti del Vaticano: «Bergoglio era un conservatore, tradizionalista, non era uomo di grandi aperture è stato eletto perchè tra i pochi a non avere scheletri nell’armadio e invece si è messo a fare il profeta. I profeti si ammazzano, non lo possono ammazzare e allora fanno queste cose. Immagino che Francesco oggi sia nero, nero».

Insomma, il Vaticano ha chiesto formalmente al governo italiano di modificare il ddl Zan, il disegno di legge contro l’omofobia. Secondo la Segreteria di Stato violerebbe «l’accordo di revisione del Concordato». È stata per questo consegnata all’ambasciata italiana presso la Santa Sede una nota a firma del Segretario vaticano per i rapporti con gli Stati monsignor Paul Richard Gallagher.

Un atto senza precedenti nella storia del rapporto tra i due Stati sebbene di ingerenze vaticane, con un eufemismo vengono definite ‘moral suasion’, sia gremita la storia anche recentissima. Mai la Santa Sede è infatti intervenuta nell’iter di approvazione di una legge italiana esercitando formalmente le facoltà che le derivano dai Patti Lateranensi che la cosiddetta sinistra non s’è mai sognata di abrogare. La trappola è temibile: il Concordato del 1929, integrato nel 1984, è norma di rango costituzionale, e dunque le leggi ordinarie non possono scalfirlo. In particolare alcuni contenuti della proposta legislativa in esame presso il Senato riducono la libertà garantita alla Chiesa cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato». Tra le questioni sollevate c’è il fatto che le scuole cattoliche non sarebbero esentate dall’organizzazione della futura Giornata nazionale contro l’omofobia, ma si evidenziano anche timori più generali per la «libertà di pensiero» dei cattolici e anche delle possibili conseguenze giudiziarie nell’espressione delle proprie idee. «Chiediamo che siano accolte le nostre preoccupazioni», scrive la Santa Sede al governo italiano. Applausi di cervelloni come Pillon, per capirci o di “ong” come Provita, legata a Forza Nuova nella difesa della famiglia tradizionale (quel tipo di unione, vale la pena ricordarlo, dove si consuma il più alto numero di violenze sessuali e femminicidi).

«Il Vaticano ha violato l’indipendenza e la sovranità della Repubblica. Il governo ha l’obbligo politico e morale non solo di resistere alle pressioni ma di denunciare unilateralmente questa inaudita ingerenza negli affari dello Stato», dice Roberto Grendene, segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), a proposito di un «relitto fascista che andrebbe stralciato. La Repubblica non può farsi tenere al guinzaglio da uno Stato totalitario».

Sono dieci gli articoli previsti dal ddl Zan per contrastare omotransfobia e non solo, dieci articoli che hanno innescato una battaglia politica nella quale ora entra anche il Vaticano. Un testo già approvato dalla Camera nel novembre scorso, ma che nel passaggio al Senato ha trovato le barricate del centrodestra trincerato dietro un solido ostruzionismo in commissione Giustizia ferma ormai da diversi mesi alle audizioni. Il provvedimento ha scatenato reazioni dentro e fuori dal palazzo con prese di posizioni pro e contro anche nella società civile. L’argomento è divisivo e addirittura all’interno della comunità Lgtb le posizioni non sono unanimi. Contrarie le femministe più radicali sulla definizione di identità di genere. Il 28 aprile scorso entra nel dibattito anche la conferenza Episcopale italiana e chiede di non toccare la differenza tra uomo e donna e nemmeno la famiglia, ma sul resto si dice pronta al dialogo. Così mentre per mesi va avanti la melina a Palazzo Madama e il centrosinistra la scorsa settimana ha dichiarato di essere pronto a portare in Aula il ddl entro luglio, scende in campo  Gallagher e il centrodestra tende subito una mano, infatti chiederà oggi stesso l’acquisizione del documento in commissione. Intanto il Centrosinistra si riunisce per cercare una linea condivisa dopo la spallata della Chiesa e Letta (vecchia guardia democristiana del Pd) dichiara «disponibili al dialogo, pronti a guardare i nodi giuridici». «Atteggiamento diverso da quello dei ‘pasdaran di sinistra’», plaude Avvenire, house organ della Cei. «Occorre – dice il leader di SI, Nicola Fratoianni – che governo e Parlamento reagiscano in modo deciso. E voglio dire al Vaticano, con grande rispetto, che se vede minacciato il Concordato, allora quel Concordato lo possiamo anche ridiscutere». E con chi? Con Letta?

Sotto la lente del Vaticano è l’articolo 7 del ddl che non esenterebbe le scuole private dal celebrare la Giornata nazionale contro l’omofobia che verrebbe istituita per il 7 maggio. Inoltre la comunità cattolica teme di non essere più libera di esprimere le proprie opinioni, ad esempio un sacerdote parlando di famiglia nel corso di un’omelia potrebbe andare in contrasto con quanto prescritto dal provvedimento, ma si temono problemi anche nella didattica. A finire nell’occhio del ciclone in questo caso è l’articolo 4 del provvedimento, quello sulla libertà di espressione che lascerebbe, secondo i cattolici, ad alcuni la possibilità di esprimere la propria posizione sulla natura dell’omosessualità ed ad altri l’impossibilità di farlo. Lo stesso rilievo è stato fatto in sede giuridica. Giovanni Maria Flick in audizione è intervenuto sull’articolo 1 che definisce il significato delle parole: sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere. Sono definizioni – ha detto – «che finiscono per confondere, sarebbe più agevole introdurre il concetto di sesso in tutte le sue forme e manifestazioni». L’ex guardasigilli ritiene invece doveroso integrare la legge Mancino (art.5) seguendo lo schema della Costituzione che prevede: «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e socialì. Il ddl modifica anche gli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale estendendo (art. 2 e 3) ai reati di discriminazione basati «sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità» oltre ai previsti motivi «razziali, etnici, religiosi o di nazionalità».

 

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