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Quel filo sottile fra storia, giustizia e memoria

Nonostante il lungo tempo trascorso… Una mostra sui crimini  nazifascisti, prima tappa Roma fino al 30 settembre [Chiara Nencioni]

Proprio l’ 8 settembre,  esattamente a 78 anni di distanza dalla data di proclamazione dell’armistizio, a Roma, presso il Sacrario delle Bandiere delle Forze Armate nel complesso del Vittoriano, si tenuta l’inaugurazione della mostra Nonostante il lungo tempo trascorso…le stragi nazifasciste nella Guerra di liberazione 1943-1945, che rimarrà aperta fino al 30 settembre. Roma però è solo la prima tappa di un cammino con cui la mostra attraverserà il nostro paese.

Organizzata sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, dallo Stato Maggiore dalla Difesa e della Procura generale militare presso la Corte militare di appello, la mostra è stata curata dal Procuratore generale militare Marco de Paolis, con la con la partecipazione al comitato scientifico di Isabella Insolvibile, membro del consiglio di amministrazione dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri, e la consulenza scientifica di Paolo Pezzino, che ne è il presidente. Marco de Paolis è quello stesso Procuratore che ha dato inizio nel 2002 alla grande stagione, conclusasi nel 2013, dei processi legati alla rinvenimento nel 1994 l cosiddetto “armadio della vergogna”, contenente 695 fascicoli occultati sulle stragi nazifasciste, che ha permesso di fare – sebbene a oltre 50 anni di distanza-  giustizia, almeno teorica, sulle stragi perpetrate dai nazifascisti in Italia dopo l’armistizio.

Come ha affermato il Ministro della difesa Guerini, presente all’inaugurazione, “l’amicizia fra i popoli si basa sulla difesa della verità e della giustizia anche quando è dolorosa e ci fa male perché ci vede colpevoli. Quel nesso fra giustizia e storia è venuto meno per ragioni politiche nella guerra fredda ed è solo negli anni ‘90 che ci siamo svegliati da quella lunga notte delle coscienze”.

Il titolo stesso della mostra Nonostante il lungo tempo trascorso riprende in chiave antifrastica la frase pronunciata dal Procuratore militare nel 1960 il quale fece indebitamente archiviare i fascicoli relativi alle stragi nazifasciste “mandando la giustizia in soffitta”, per usare le parole di de Paolis, il quale continua così “non ci siamo scordati le nostre colpe, perché non dobbiamo mettere la testa sotto la sabbia. Coordinare storia e diritto è il fondamento etico del nostro paese”.

La mostra attraverso fotografie, documenti, video, postazioni interattive e filmati si propone di illustrare e di far conoscere in maniera semplice e diretta una delle vicende più complesse e dolorose della nostra storia nazionale, una pagina tanto importante quanto scarsamente conosciuta sia nelle sue dimensioni sia nelle sue implicazioni, quella dei crimini nazifascisti commessi sia in Italia sia all’estero che hanno visto come vittime la popolazione civile -inerme ed estranea alle operazioni militari-, patrioti inoffensivi catturati, militari italiani che vennero fatti prigionieri di guerra o che, dismessa la divisa dopo l’8 settembre, si impegnarono variamente nella Resistenza. L’attenzione è posta anche sul profilo giudiziario, complesso e ricco di episodi poco noti o fino a questo momento addirittura sconosciuti, e relativi ai processi penali militari delle Corti alleate e dei Tribunali militari italiani.

La mostra è articolata in quattro sezioni facilmente distinguibili da colori diversi: rispettivamente blu rosso, verde, giallo.

La prima sezione è dedicata ai crimini di guerra militari. In essa, attraverso pannelli grafici e postazioni interattive, sono trattati i crimini di guerra commessi in Italia e all’estero sui militari italiani dopo l’8 settembre, sui civili italiani all’estero e sui civili stranieri vittime di crimini di guerra commessi da militari italiani, come la strage del villaggio di Domenikon in Grecia.

La seconda sezione è dedicata ai crimini di guerra commessi in Italia sulla popolazione civile. Essa è costituita da pannelli grafici sui principali eventi e da postazioni video interattive con schede e storia per immagini delle principali stragi in Italia partendo da sud verso nord. Questa sezione ha visto il fondamentale contributo dell’ Atlante delle stragi nazifasciste in Italia, curato dall’Istituto nazionale Ferruccio Parri in collaborazione con l’ANPI e finanziato dal fondo italo-tedesco per il futuro.

La terza sezione è dedicata ai deportati, attraverso due pannelli grafici, uno relativo a deportazione e internamento nei lager del Terzo Reich, l’altro a deportazione e lavoro coatto. Vi sono poi postazioni con mappe interattive dei principali luoghi di internamento e deportazione, immagini, date ed eventi.

La quarta sezione è dedicata ai processi dal dopoguerra ad oggi (1949-2013). Quattro pannelli grafici affrontano la storia dei processi degli Alleati, come a Kesserling, Simon, della prima fase dei processi ai criminali tedeschi in Italia dal dopoguerra al 1994, come a Reder, Kappler, della ripresa dei processi dal 1994 al 2002, come a Priebke presso il tribunale militare di Roma, ed infine i processi per le grandi stragi dal 2002 al 2013, come quelle di Sant’Anna di Stazzema, Vinca, Monte sole. In conclusione, dopo postazioni interattive con contributi degli storici, dei giuristi e testimonianze, tre video documentari.

Attraverso di essa indubbiamente si è costruito quel filo fra storia, giustizia e memoria che viene evocato nella locandina della mostra.

 

[Nota di Popoff. Nella foto, soldati italiani in Grecia. Il 16 febbraio del ’43, i militari Italiani massacrarono 140 civili a Domenikon, paesino della Tessaglia, per colpire la Resistenza. La morte più tragica fu quella del  Popo Dimitris: un fascista lo afferrò e gli incendiò la barba, dopodiché lo finì con la sua mitragliatrice. A proposito della fake sugli italiani “brava gente”]

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