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Cinqueterre, muri contro il climate change

Entra nel vivo il progetto Stonewallsforlife, nel Parco Nazionale delle Cinque Terre

[da Genova, Rosa Cella] A metterli in fila, i muri delle Cinque Terre formerebbero un serpentone di pietra di 8mila km, più della Muraglia Cinese. Ma questi paesi da tempo hanno preso a spopolarsi e solo una cinquantina di artigiani ormai sa come prendersi cura dei muretti, e dei paesi. Il 25 ottobre 2011 a Vernazza e Monterosso, una delle Cinque Terre, una delle più grandi alluvioni a memoria d’uomo si è riversata sul parco nazionale. Tredici persone hanno perso la vita, i danni sono stati calcolati in centinaia di milioni di euro. Molti sentieri pedonali sono stati inaccessibili per lunghissimo tempo.

Da quasi mille anni sono proprio i terrazzamenti a dare forma al paesaggio e consentire la coltivazione della vite per produrre il Cinque Terre Bianco doc e lo Schiacchetrà in questo scorcio del Levante ligure.

Il “parco dell’uomo”. Così lo definisce l’Unesco che, da due anni, ha riconosciuto la tecnica di costruzione dei terrazzamenti patrimonio immateriale dell’umanità. Nel 2011, con le bombe d’acqua su Vernazza e Monterosso, il territorio ha scoperto tutta la sua fragilità di fronte a una pioggia tipica del climate change.

Così nella vicina Manarola è sorta una fondazione per supportare il recupero dei muri a secco. Un’impresa gestita assieme al Parco Nazionale delle Cinque Terre, in collaborazione con Legambiente e Università di Genova, che, tra l’altro, prevede la formazione di personale capace di ereditare l’antica sapienza edificatrice.

Il progetto si chiama Stonewallsforlife e proverà a ripristinare 6 ettari di muri a secco entro il 2024. L’area pilota è l’Anfiteatro dei Giganti, a Manarola (353 abitanti e i 5mila visitatori al giorno), è monitorata anche da altre esperienze europee come il Parc del Garraf (Barcellona), Maiorca, la Costiera Amalfitana, interessate alla replicabilità di un progetto che punta anche a migliorare l’integrazione di disoccupati, migranti e rifugiati coinvolti nei corsi di formazione.

Rilanciamo il video dei "nostri" Massimo Lauria e Checchino Antonini, 
prodotto per la Rsi, la tv della Svizzera Italiana

Da pochissimi giorni Stonewallsforlife è entrato nel vivo con la conclusione delliter di assegnazione dei lavori del primo lotto all’interno del sito pilota, l’anfiteatro di Manarola. L’obiettivo è quello di rimuovere la vegetazione invadente dai terreni e poter verificare lo stato di conservazione delle murature di fascia per procedere, successivamente, con il ripristino dei muri a secco. A progetto completato è prevista la messa a coltura dei terreni con impianti a vigneto e altri tipi di colture.

Nel dettaglio le aziende agricole incaricate (selezionate attraverso l’elenco dei soggetti abilitati dall’Ente Parco ad eseguire interventi sul territorio previa pubblicazione di bando) avranno novanta giorni di tempo per pulire i terreni incolti dalla vegetazione presente, principalmente macchia mediterranea (erica, ginestra e altri). Complessivamente, l’importo dei lavori corrisponde a circa 23mila euro.

I proprietari dei terreni di questo primo lotto, 8.110 metri quadrati, sono circa una trentina, ed è stata la Fondazione Manarola Cinque Terre – tra i partner del progetto – a seguire le fasi di ricerca dei proprietari e di stipula delle autorizzazioni per ottenere la disponibilità dei terreni e procedere così con l’esecuzione delle opere. Un lavoro particolarmente complesso vista l’estrema micro-parcellizzazione del territorio e la difficoltà a cui si è dovuto far fronte nell’individuare e contattare i proprietari degli appezzamenti. 

La fase preparatoria del Progetto è stata svolta dall’Ente Parco Cinque Terre e dal DISTAV – Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Genova che si sono occupati di tracciare un quadro conoscitivo del comprensorio (rilevamento geomorfologico e geologico di dettaglio) utile per poi decidere quali interventi realizzare per rendere più sicuro il territorio alle spalle dell’abitato di Manarola.

«La lotta ai cambiamenti climatici necessita di approcci innovativi capaci di integrare i saperi scientifici con quelli tradizionali – dice Donatella Bianchi,  presidente del Parco nazionale delle Cinque Terre –  Stonewallsforlife è un esempio concreto dell’attuazione di questo paradigma, reinterpretando in chiave attuale e con moderni strumenti di monitoraggio, l’efficacia della tecnica costruttiva a muro a secco per il mantenimento degli equilibri geo idrologici del territorio delle Cinque Terre. L’avvio della pulizia dei terreni a cura delle aziende agricole locali, a cui seguiranno le fasi di ricostruzione dei terrazzamenti e la loro messa a coltura è un ulteriore valore aggiunto del progetto che evidenzia l’efficacia di una agricoltura multifunzionale e restituisce la centralità all’uomo nell’opera di costruzione e salvaguardia del paesaggio».   

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