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Manganellate sugli studenti dopo l’omicidio di Lorenzo

Mobilitazioni in molte città per ricordare Lorenzo Parelli, studente ucciso mentre era in alternanza scuola lavoro. Manganellate a Torino

Questa mattina era in programma una manifestazione, indetta da* student* delle superiori, per ricordare Lorenzo, il loro compagno morto in alternanza scuola lavoro a Udine. Per tre ore la polizia ha impedito a* student* di sfilare, caricando a più riprese. «Almeno dieci i feriti, diverse teste spaccate e tanti bernoccoli – si legge in un post diffuso da Acad, l’associazione contro gli abusi in divisa – per due ragazz* è stato necessario chiamare un’ambulanza. Nonostante le manganellate, per tre ore gli student* hanno tenuto duro in piazza Arbarello, impegnando polizia e  carabinieri che in massa hanno esercitato «il loro diritto ad abusare del potere del quale dispongono», scrive ancora l’associazione. La stessa violenza è stata scaricata sugli studenti nelle manifestazioni pomeridiano a Napoli, Roma e Milano. Cariche che seguono di pochi giorni quelle avvenute a Roma la sera di domenica quando il movimento La Lupa, gli studenti di sinistra romani (Osa, Fgc, Gc, Uds, collettivi), s’è radunato in piazza del Pantheon e ha provato a raggiungere in corteo la sede del Miur. Segnali inquietanti del riflesso condizionato alla chiusura della libertà di movimento e all’agibilità del conflitto sociale in epoca di governo Draghi e di unità nazionale.

Torino

 

«Lorenzo Parelli, studente di 18 anni, è morto di stage, è morto di sfruttamento, è morto di scuola e di lavoro. Schiacciato da una trave d’acciaio il 21 gennaio mentre lavorava gratis alla carpenteria metallica Burimec di Lauzacco, in provincia di Udine», si legge nell’appello, sottoscritto anche dal collettivo di fabbrica della Gkn, che convoca le mobilitazioni del 28 gennaio.
Un nome, il suo, che si aggiunge alla già lunga lista di persone che hanno perso la vita sul posto di lavoro. «Non possiamo parlare di incidente, di fatalità imprevedibile. Ciò è successo perché gli studenti vengono messi a lavorare nello stesso identico contesto in cui muoiono 4 lavoratori ogni giorno», scrivono Uds, Rete della Conoscenza, Fiom e Flc, ricordando come negli scorsi anni si sono già verificati incidenti gravi che hanno coinvolto studenti in stage PCTO, ciononostante non è stata presa alcuna misura per la loro tutela né si è messo in alcun modo in discussione il modello dell’alternanza scuola-lavoro nel suo complesso.

Udine

Questa modalità di subalternità dell’istruzione alle logiche aziendali è stata introdotta e perfezionata dai governi che si sono succeduti tra la fine del secolo, ministri come Berlinguer e poi Moratti fino a quando Renzi la rese obbligatoria mentre i cinque stelle si sono adoperati per cambiarne il nome ma non il senso. « L’Alternanza scuola lavoro, ora ridenominata PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento), insieme agli stages gratuiti e al sotto inquadramento degli apprendisti, costituisce la nuova frontiera del mercato del lavoro, in cui lo scambio non è più tra forza lavoro e salario, ma tra lavoro e formazione, reale o presunta che sia – commenta Sinistra Anticapitalista – occasione ghiotta per avere lavoro gratis che si nasconde dietro la favola bella di favorire l’introduzione dei giovani nel mondo del lavoro, opportunamente formati nel credo neoliberista trionfante: precarietà, dequalificazione, sfruttamento e “rinuncia” ai diritti nel nome della produzione e della concorrenza. Una pratica che nelle scuole medie superiori riguarda in particolare gli istituti tecnici e professionali, che mettono a disposizione delle aziende centinaia di migliaia di giovanissimi/e, con la partecipazione attiva, lo si dica, di valenti e volenterosi insegnanti che coordinano e organizzano l’integrazione scuola-lavoro».

«La vita di Lorenzo è stata spezzata dalla fame di profitto di aziende senza cultura della sicurezza, dalla scuola e dallo Stato – ricorda l’appello dei sindacati studenteschi – che hanno imposto che le studentesse e gli studenti debbano sperimentare sfruttamento e lavoro gratuito e rischiare la propria vita durante i percorsi formativi. Tutto questo, legittimando un mercato del lavoro in cui le aziende competono al ribasso su sicurezza, salari, lavoro precario e interinale. Viene insegnato che è normale lavorare gratis, senza diritti, sicurezza e la possibilità di organizzarsi nel sindacato.

Bologna

Da anni sosteniamo la necessità di corsi di sicurezza sul lavoro a scuola, che siano fatti in tutte le scuole e possano essere realmente formativi e utili.
Da anni sosteniamo la necessità di ripensare radicalmente un sistema che sfrutta ferisce e uccide.

Tutti i Governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno responsabilità gravissime. Nessuno ha mai messo in discussione questo modello di alternanza scuola-lavoro e di stage: al contrario tutti hanno sostenuto sempre più il ruolo passivo dei saperi alle esigenze del mercato e una visione sempre più aziendalistica dei luoghi della formazione.

Oggi sono davanti agli occhi le conseguenze più tragiche di questo modello politico».

Ancora: «la scuola deve essere un luogo di crescita e relazione non palestra di sfruttamento, precarietà e morte. Rispondiamo con la massima mobilitazione possibile, ovunque. Già nei giorni scorsi siamo stati attivi in azioni di protesta immediate, ma siamo convinti della necessità di una giornata di mobilitazione nazionale studentesca che sappia essere una risposta reale degli studenti contro il modello dell’alternanza scuola-lavoro che ha prodotto tutto questo. Per questo promuoviamo insieme ad altre organizzazioni studentesche e sociali del paese la massima mobilitazione possibile venerdì 28 gennaio con cortei e manifestazioni e sciopero dell’alternanza. La mobilitazione è solo il primo passo: abbiamo bisogno di ripensare dalle fondamenta la scuola, il lavoro, il funzionamento di questa società. Lo dobbiamo a Lorenzo, lo dobbiamo a tutte le nostre sorelle e i nostri fratelli, lo dobbiamo al futuro di tutte e tutti noi: incontriamoci, discutiamo, costruiamo l’alternativa, pratichiamola. La morte di Lorenzo non passerà sotto silenzio».

Dopo la morte di Lorenzo è più che mai necessaria una mobilitazione di lunga durata in tutte le scuole e nei luoghi di lavoro dove, solo lo scorso anno sono morti 1404 lavoratori. Dovrebbero essere sindacati tutti devono organizzare la protesta, in primo luogo delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola, dare ad essa continuità e capacità contrattuale a cominciare dall’immediata sospensione dell’alternanza scuola lavoro. «Primo passo – suggerisce un volantino di Sinistra Anticapitalista – “riportare” a scuola studenti e studentesse, in aule ristrutturare e accoglienti, eliminando quelle “pollaio”, aumentando gli organici e attrezzando laboratori e aule di strumenti adeguati e ammodernati.

 

 

 

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