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Messico: sostantivo femminile plurale. Tina Modotti a Genova

“Tina Modotti. Donne, Messico e Libertà”, esposta a Palazzo Ducale di Genova fino al 9 ottobre [Carlo Rosati]

Messico: sostantivo femminile plurale.  E’ la declinazione, poetica e politica, del lavoro di Tina Assunta Adelaide Luigia Modotti Mondini – meglio conosciuta semplicemente come Tina Modotti – che la curatrice Biba Giacchetti sceglie di dare nella mostra Tina Modotti. Donne, Messico e Libertà”, esposta alla Loggia degli Abati di Palazzo Ducale a Genova fino al 9 ottobre, promossa da Fondazione Palazzo Ducale, Regione Liguria, Comune di Genova, prodotta da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, in collaborazione con Sudest57 e realizzata grazie al contributo scientifico del Comitato Tina Modotti.

In esposizione un centinaio di fotografie, stampe originali ai sali d’argento degli anni Settanta realizzate a partire dai negativi di Tina, che Vittorio Vidali consegnò al fotografo Riccardo Toffoletti, il quale fu protagonista della sua riscoperta. E in più lettere e documenti conservati dalla sorella Jolanda, e video per un racconto che avvicinerà il pubblico a questo spirito libero, che attraversò miseria e fama, arte e impegno politico e sociale, arresti e persecuzioni.

Fotografa, artista, attivista, bella come un’attrice e infatti attrice ella stessa, Tina Modotti nasce a Udine nel 1896 ma finisce col legare indissolubilmente il destino della sua esistenza con il Messico. Tra le più grandi interpreti femminili dell’avanguardia artistica del secolo scorso, Tina Modotti espresse la sua idea di libertà attraverso la fotografia e l’impegno politico e sociale, diventando icona di fascino e della capacità di coniugare ricerca artistica e impegno politico nelal direzione dell’idea di una “nuova umanità” come solo nel Secolo breve accadde di fare.

Le fotografie scattate in Messico, ove si trasferì dagli Stati uniti nel 1923, illustrano la sua militanza politica e umana. La sua creatività, espressa nei pochi anni che potrà dedicare alla fotografia, racconta pienamente uno spirito anticonformista che anima il corpo di una particolare bellezza, alla quale lei stessa assegnò ben poca importanza. Visse negli Stati Uniti, in Messico, in Russia e nell’Europa degli anni ’30, profondamente divisa nello scontro epocale tra fascismo e antifascismo. Si impegnò  in prima linea nell’azione di solidarietà e nel soccorso alle vittime civili della Guerra di Spagna, condivise  in questi stessi anni la propria vita con Vittorio Vidali e, al contrario del suo compagno, non potè  mai tornare alla sua terra natale a causa delle sue attività antifasciste e di una morte prematura avvenuta nell’esilio messicano ad appena 46 anni, alla quale resero omaggio artisti come Rafael Alberti e Pablo Neruda che le dedicò una celebre poesia.

La sua riscoperta inizia negli Anni Settanta dl secolo scorso   grazie a Vidali, che rientrato in Italia e divenuto poi senatore, inizia a scrivere di Tina e a rendere pubblico il suo lascito artistico, forte anche di un interesse internazionale espresso dalla grande retrospettiva dedicata a Tina Modotti dal Moma di New York, tenutasi nel 1977, in cui furono esposte quaranta fotografie. Poverissima e costretta a emigrare ad appena sedici anni, per la sua bellezza Tina avrebbe potuto seguire la carriera di attrice a Hollywood. Ma la sua scelta di libertà la porta invece verso lo studio, e l’approfondimento delle sue innate doti artistiche, coltivate nel circolo delle frequentazioni del suo primo compagno – il pittore Robo Richey – fino all’incontro con Edward Weston, fotografo non ancora celebre che la inizia alle tecniche fotografiche.

Se Weston sarà il suo mentore, si deve a Tina la scelta di andare in Messico per condividere un rinascimento artistico che poggiava su basi sociali e culturali nella particolare fase post rivoluzionaria, nella frequentazione di pittori e intellettuali di avanguardia: da Frida Kahlo a Diego Rivera, da José Clemente Orozco a David Alfaro Siqueiros. Tina seguirà i primi passi di fotografi come Manuel Alvarez Bravo e la  moglie Lola, incrocerà la grande fotografa Imogen Cunningham, poeti e scrittori come David Herbert Lawrence e MaJakovskij, musicisti, un circolo di artisti sperimentali di cui Tina a Weston diverranno in breve tempo figure di spicco. Tina smetterà di essere attrice, ma non modella. Poserà per i grandi Muralisti, vivrà nei primi anni messicani una libertà di pensiero totale che si rispecchierà nello stile di vita, nei suoi comportamenti e nei suoi amori. Ma soprattutto si affrancherà rapidamente dallo stile di Weston per affermare una sua arte, un suo modo di fotografare che nel tempo resterà unico e verrà immediatamente riconosciuto a livello internazionale. Artista sensibile e partecipe verso il movimento di emancipazione degli oppressi, Tina non esiterà ad abbandonare l’arte per il crescente impegno nell’attivismo politico. A causa di questo viene falsamente accusata di complicità nell’assassinio del suo compagno, il giornalista cubano Antonio Mella, e poi, all’inizio del 1929, di aver preso parte a un attentato al Presidente messicano. Tina verrà espulsa dal Messico; gli Stati Uniti l’avrebbero nuovamente accolta se avesse rinunciato alle sue convinzioni politiche. Ma la sua libertà di pensiero e la sua coerenza spinta al limite del rischio della sua stessa incolumità le fecero declinare l’offerta. Iniziò così una fase da rifugiata politica che la portò in Germania, in Russia, e poi ad impegnarsi direttamente nella guerra di Spagna in soccorso delle vittime del conflitto, con particolare attenzione ai bambini. Al termine della guerra di Spagna Tina, affaticata nel corpo e nello spirito, verrà accolta nuovamente in Messico, dove vivrà nell’ombra i suoi ultimi anni accanto a Vittorio Vidali. E’ oggi una fotografa che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia contemporanea. I suoi celebri scatti compongono le collezioni dei più importanti musei del mondo e la sua fama è planetaria, come dimostra il successo d’asta di uno dei suoi scatti presenti in mostra (Prospettiva con fili elettrici, 1925) il cui originale è stato battuto all’asta nel 2019 per 692.000 euro (Phillips, de Pury & Luxembourg, NY, aprile 2019). La mostra è accompagnata da un catalogo edito da 24 ORE Cultura e a cura di Biba Giacchetti che illustra, con il corredo di un ampio apparato storico, l’affascinante viaggio tra i confini del Messico attraverso la fotografia di Tina Modotti, simbolo di emancipazione e modernità, la cui arte è indissolubilmente legata all’impegno sociale.

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