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Colombia: un ex guerrigliero e una femminista al governo?

Gustavo Preto, ex guerrigliero, e Francia Marquez, nera femminista e ambientalista in corsa verso Palazzo Nariño. Ma le destre e l’esercito non stanno a guardare

Oggi, al primo turno delle elezioni presidenziali colombiane, la probabile vittoria del candidato progressista Gustavo Petro suscita grandi speranze in Colombia, nella regione latinoamericana ma anche in altri angoli del pianeta. Tutti i sondaggi lo danno vincente, anche se non con la metà più uno dei voti validi, il numero necessario per dichiararlo vincitore al primo turno. Quindi, a meno di sorprese, Petro dovrebbe affrontare chiunque arrivi secondo al secondo turno del 19 giugno, cosa che al momento non è chiara, dato che secondo i sondaggi c’è un pareggio tecnico tra il secondo e il terzo classificato, uno dei quali è Fico Gutiérrez, il cavallo su cui punta in questa corsa l’ex presidente Álvaro Uribe Vélez, figura politica di destra fermamente filoamericana

In un secondo turno, scenario per il quale la destra ha lavorato alacremente, l’uribismo e tutte le correnti di destra si lancerebbero al collo di Petro con l’appoggio dei media egemoni. E’ evidente che l’obiettivo di raggiungere Palacio de Nariño è molto difficile da realizzare, come proposto dal Pacto Histórico (PH), la coalizione di cui fanno parte Gustavo Petro, ex guerrigliero del Movimento rivoluzionario M-19 ed ex sindaco di Bogotá, e l’attivista afrocolombiana, femminista e ambientalista Francia Márquez, in corsa per la vicepresidenza.

Al fine di vincere le elezioni il sistema dominante in Colombia, e non solo, erige sempre enormi ostacoli ai candidati progressisti o di sinistra in qualsiasi paese. Vedremo cosa accadrà se, per la prima volta nella storia colombiana, un’opzione progressista otterrà l’accesso elettorale all’Esecutivo in Colombia, un paese governato dall’oligarchia da oltre due secoli, un paese che gli Stati Uniti considerano di loro proprietà.

Dopo le elezioni legislative e primarie del marzo di quest’anno, in cui il Pacto Historico ha ottenuto il maggior numero di seggi, anche se non la maggioranza in entrambe le camere, la generale Laura Richardson, capo del Comando Sud (SC), ha incontrato il generale Luis Navarro, comandante generale delle forze armate colombiane, per chiedergli, in caso di vittoria di Petro, della minacciata chiusura delle sette basi militari statunitensi in territorio colombiano. Navarro ha risposto che sia i legislatori che le forze armate si opporranno a tale mossa, e il capo militare ha affermato, in un comunicato stampa del Comando Sud, che la Colombia è un partner incondizionato di Washington in materia di sicurezza. Il candidato del PH ha denunciato una cospirazione per organizzare un colpo di Stato o annullare le elezioni. Sia Gustavo Petro che Francia Márquez, in passato oggetto di attentati, hanno ricevuto minacce di morte e, nella democrazia colombiana molto peculiare, devono presentarsi ai comizi con estreme misure di sicurezza.

Dal 1980 sono stati assassinati quattro candidati presidenziali di sinistra o progressisti. Per non parlare dell’uccisione nel 1948 di Jorge Eliécer Gaytán, candidato del Partito Liberale, il cui assassinio diede inizio a un periodo di violenti proteste, soprattutto a Bogotà, conosciute come Bogotazo.

In Colombia fiumi di sangue scorrono fin dal famoso massacro delle piantagioni di banane del 1928. Secondo la Giurisdizione Speciale per la Pace, creata dagli accordi di pace (2016), solo tra il 2002 e il 2008 sono state uccise 6.400 persone, con una pratica repressiva definita dei “falsi positivi”, che consiste nell’omicidio da parte dell’esercito di cittadini innocenti fatti passare per guerriglieri.

Se prendiamo i dati diffusi dalla prestigiosa Indepaz, solo nel 2022 sono stati assassinati 78 leader sociali e difensori dei diritti umani, oltre a 21 combattenti delle FARC che avevano firmato gli accordi di pace, una tragedia che è aumentata dopo l’elezione dell’attuale presidente Iván Duque, fantoccio dell’ex presidente neofascista Álvaro Uribe, strenuo nemico degli accordi.

Vale la pena ricordare anche la ferocia repressiva delle forze di sicurezza colombiane durante le grandi rivolte popolari del 2019-2020-2021, il 70% dei rifiuti a Duque nei sondaggi e il crollo dell’uribismo, è un fenomeno che, come l’ascesa di Petro, è strettamente legato alla consapevolezza creata dalle proteste popolari.

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