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Francia, schiaffo a Macron, boom di Le Pen, Nupes prima opposizione

Francia, la Nupes è l’opposizione più importante. Macron non ha la maggioranza assoluta ma l’estrema destra sfonda

Uno schiaffo a Emmanuel Macron e lo storico sfondamento dell’estrema destra all’Assemblea Nazionale: sono questi due dei tre principali insegnamenti del secondo turno delle elezioni legislative, ancora una volta disertate da più della metà dell’elettorato. Il terzo? La sinistra unita, la Nupes, diventa il primo gruppo di opposizione. Questa alleanza senza precedenti ha permesso la rielezione di tutti gli Insoumis-es (con l’eccezione di Michel Larrivé in Ariège, sconfitto da un dissidente del PS), dei socialisti (Valérie Rabault o Boris Vallaud), dei comunisti (Fabien Roussel rieletto contro il RN), il ritorno degli ecologisti all’Assemblea (tra cui il loro capo Julien Bayou o Sandrine Rousseau) Ma nonostante lo scenario inedito offerto da queste elezioni, il leader dell’opposizione di sinistra non potrà pretendere di avere una maggioranza e formare un governo. I tentativi di chiarire la posta in gioco nel voto – con l’invito a eleggere Mélenchon primo ministro – e di rimobilitare l’elettorato delle elezioni presidenziali – giovani e quartieri popolari – non sono stati sufficienti.

Come al primo turno, l’affluenza è stata molto bassa: l’astensione ha raggiunto il 54% secondo le stime diffuse domenica sera. Questo dato è leggermente inferiore a quello di cinque anni fa (57%), ma supera di dieci punti il dato del 2012.

In sintesi: il campo presidenziale ha ottenuto meno di 289 seggi. Senza una maggioranza assoluta non potrà votare da solo sui disegni di legge del governo. Molti ministri sono stati sconfitti. Un profondo rimpasto di governo è inevitabile. La premier Borne salva il suo seggio di deputata, ma avrà difficoltà a trattenere Matignon.

A destra, il gruppo Les Républicains è indebolito ma potrebbe diventare il kingmaker. Alla luce di queste prime stime, «Emmanuel Macron potrebbe quindi decidere di negoziare con i Repubblicani (LR), sia per siglare un patto di governo, sia per condurre discussioni privilegiate caso per caso», osserva a caldo il sito Mediapart.

Secondo le proiezioni diffuse in serata, la destra classica ottiene tra i 60 e i 70 seggi. Bisognerà vedere, con l’arrivo dei risultati finali, se il totale di Ensemble/LR sarà sufficiente a raggiungere la fatidica soglia dei 289 seggi. Domenica sera, il primo ministro Elisabeth Borne si è impegnata a costruire una “maggioranza d’azione”, con “molteplici sensibilità associate”, promettendo di “amplificare e accelerare” l’azione del governo. E’ la prima volta dal 1988 che la maggioranza assoluta non viene acquisita dal Capo dello Stato. Questo risultato è un segno del profondo rifiuto della sua persona e delle sue politiche in una gran parte dell’elettorato. È anche colpa di una campagna elettorale in cui ha dato l’impressione di schivare qualsiasi dibattito, senza un vero progetto per i prossimi cinque anni.

«I risultati del secondo turno delle elezioni legislative sono una sconfitta per l’attuale governo. Emmanuel Macron è infatti molto lontano dall’ottenere la maggioranza assoluta dei deputati, confermando la sua illegittimità e il suo status di “presidente male eletto”. Le sconfitte di diverse figure della Macronie, da Richard Ferrand a Christophe Castaner passando per Amélie de Montchalin, che si uniscono a Blanquer sconfitto al primo turno, testimoniano il rifiuto di Macron e dei suoi simili», si legge su l’Anticapitaliste, organo del NPA, il partito della sinistra rivoluzionaria che ha appoggiato la coalizione promossa da Mélenchon senza tuttavia farne parte per via delle modalità con cui il leader insoumis ha voluto rassicurare il voto più moderato imbarcando una quantità spropositata di socialisti hollandiani.

La composizione dell’Assemblea nazionale lascia presagire una continuazione e un’amplificazione della situazione di instabilità politica, con una “maggioranza presidenziale” minoritaria incapace di governare da sola. Alla luce delle politiche perseguite durante il suo primo mandato e della campagna radicalmente anti-NUPES tra le due tornate, «è senza dubbio alla sua destra che Macron cercherà sostegno, indurendo ulteriormente le sue politiche», prevede il sito anticapitalista. Infatti, il governo macronista ha anche una grande responsabilità per il risultato dell’estrema destra, mentre ha costantemente demonizzato l’alleanza a sinistra intorno a Jean-Luc Mélenchon. Emmanuel Macron, sulla pista dell’aeroporto che lo portava in Ucraina, aveva chiesto “una solida maggioranza per garantire l’ordine” perché “nulla sarebbe peggio che aggiungere un disordine francese al disordine mondiale”. Mélenchon stesso, a urne chiuse, ha ricordato che il partito di Macron non è stato in grado di dare istruzioni chiare in 52 casi. «Ciò che li squalifica d’ora in poi per dare lezioni morali a chiunque».

La crisi democratica continua e si aggrava, con un tasso di astensione molto alto e una significativa distorsione dei voti dovuta al sistema di voto, che non prevede ancora alcuna forma di rappresentanza proporzionale. L’astensione è particolarmente alta tra i giovani e le classi lavoratrici, che hanno provato scarso interesse per una campagna che il governo ha fatto di tutto per rendere impercettibile.

I punteggi della NUPES sono in linea con i risultati del primo turno delle elezioni legislative – e delle elezioni presidenziali – e «mostrano l’esistenza di una dinamica significativa e positiva a sinistra», sottolinea NPA. LFI moltiplica il suo numero di deputati per cinque, il che conferma la presenza di un significativo rifiuto “a sinistra” di Macron e delle politiche neoliberali, e di un’aspirazione a una maggiore giustizia sociale, ecologia e democrazia, e persino di una speranza per un mondo migliore. «Nonostante le nostre critiche al NUPES, ci rallegriamo del fatto che milioni di persone abbiano colto le sue candidature per esprimere la loro rabbia contro Macron e inviare all’Assemblea un alto numero di deputati che rappresentano una sinistra che rompe con il liberalismo sociale».

Ma i risultati dell’estrema destra sono un campanello d’allarme. Con più di 80 deputati, il Rassemblement National ha raggiunto un risultato storico per la sua famiglia politica e conferma il suo processo di “normalizzazione”, con una presenza concreta in diverse regioni (nel nord, nell’est e nel sud-est) e con passi avanti in altre. RN è riuscito a neutralizzare l’Operazione Reconquista di Éric Zemmour (nessun seggio) e i suoi risultati confermano quelli del primo turno, in cui la RN aveva già ottenuto più di 1,2 milioni di voti in più rispetto al 2017. Al secondo turno era presente in 208 circoscrizioni, rispetto alle 119 del 2017. Il RN avrà certamente meno deputati della sinistra, ma la sua capacità di nuocere sarà notevolmente amplificata, poiché cerca – purtroppo con successo – di approfittare dell’instabilità politica e della crisi democratica e sociale. La minaccia fascista è presente e l’attuale governo ha una pesante responsabilità, attraverso le sue politiche e i suoi discorsi, per questo pericoloso fenomeno.

«Dobbiamo fare tutto il possibile per garantire che la crisi politica che sta per aprirsi non vada a vantaggio delle forze più reazionarie. Da qui la sfida di preparare, fin da oggi, le lotte di domani – si legge ancora nel sito dell’Anticapitaliste – basandosi tra l’altro sulle dinamiche militanti generate dalle campagne di alcuni dei candidati NUPES, per costituire o incrementare collettivi pronti a condurre le prossime battaglie contro il neoliberismo autoritario, a partire dalla difesa delle nostre pensioni, che dovrebbe essere una lotta di tutta la sinistra politica e sociale, così come quella per la difesa e il rilancio dei servizi pubblici.

In una situazione in cui si afferma il pericolo dell’estrema destra, è urgente costruire strumenti di resistenza e organizzazione per il nostro campo sociale, anche a livello politico. Abbiamo bisogno di un’ampia forza politica che difenda gli interessi della grande maggioranza della popolazione e la prospettiva di un’altra società, libera dal capitale e dai disastri sociali ed ecologici. È tempo di costruire questa sinistra combattiva nei prossimi mesi!».

 

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