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E’ così che il “no al fascismo” è diventato impercettibile

L’estrema destra fa parte del panorama da decenni. Le responsabilità del “centro-sinistra” in questa banalizzazione [Ellen Salvi]

Alcune decine di persone si sono riunite martedì mattina nel cortile del liceo Pilo Albertelli, a pochi isolati dalla stazione ferroviaria di Roma-Termini. Tommaso, membro dell’OSA (Opposizione Studentesca d’Alternativa), un’organizzazione giovanile comunista, ha impugnato un megafono e ha ricordato che la scuola è intitolata a un partigiano italiano vittima dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, perpetrato dalle truppe di occupazione naziste il 24 marzo 1944.

Come altri studenti delle scuole superiori di Genova, Milano e Napoli, i giovani presenti oggi intendono scuotere l’atonia generale – percepibile anche sulla stampa – che ha accompagnato la vittoria, domenica 25 settembre, della coalizione di destra guidata da Giorgia Meloni, leader del partito post-fascista Fratelli d’Italia (FdI). Presto le mani hanno battuto al ritmo di un noto slogan di sinistra: “Siamo tutti antifascisti”.

Martedì pomeriggio, alcune di loro probabilmente si uniranno alla manifestazione organizzata dal movimento femminista Non Una Di Meno (NUDM) nel centro della capitale italiana, in occasione della giornata internazionale per il diritto all’aborto. Per due giorni, da loop WhatsApp ad assemblee generali, diversi collettivi hanno lavorato per costruire “un’opposizione antifascista, rivoluzionaria e di classe al nuovo governo”, secondo le parole della sezione romana dell’OSA.

Sono allarmati dalla possibilità di un’inversione dei “pochi progressi” ottenuti negli ultimi anni in termini di uguaglianza e diritti sociali. E accusano il “centrosinistra”, in particolare il Partito Democratico (PD) e l’ultimo presidente del Consiglio Mario Draghi, di aver “messo le chiavi del Paese nelle mani della Meloni”. “Sono i fascisti al governo, non il fascismo, come vorrebbe far credere il PD, che strumentalizza la questione a fini elettorali”, scrive OSA Roma.

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La distinzione può sembrare artificiosa da una prospettiva francese, ma è cruciale per comprendere l’inefficacia del discorso “noi o il caos” pronunciato dal candidato e attuale segretario generale del PD, Enrico Letta, alla fine della campagna elettorale. Non aveva senso”, dice Alfio Mastropaolo, professore emerito di scienze politiche all’Università di Torino. Non si può giocare a riappacificarsi con la destra prima delle elezioni e poi iniziare a gridare al pericolo fascista all’ultimo minuto».

L’estrema destra come unica alternativa all’estabilshment

Guido Caldiron, giornalista del quotidiano Il manifesto e autore di diversi libri sulle culture di destra, sottolinea che gran parte degli italiani ha votato per la Meloni per motivi che hanno poco a che fare con le radici politiche di Fratelli d’Italia. A cominciare dalla sua opposizione all'”Agenda Draghi”, una serie di sessantatré riforme che condizionano gli aiuti europei nell’ambito del National Recovery and Resilience Plan (NRRP).

L’ex ministro dell’Interno e leader della Lega, Matteo Salvini, che non ha mai fatto mistero della sua xenofobia, ha subito uno schiaffo in faccia il 25 settembre, ottenendo un misero 8,77% dei voti espressi. Non credo si possa parlare di fascistizzazione della società”, afferma lo storico Enzo Traverso. Ciò che alimenta la destra non è il fatto di tenere discorsi fascisti, ma il fatto di apparire come una forza anti-establishment, un’alternativa all’ordine neoliberale.

E continua: “Le ragioni del successo della Meloni sono le stesse che hanno permesso al M5S [Movimento Cinque Stelle – ndr] di raccogliere oltre il 30% dei voti alle elezioni legislative del 2018”. Inoltre, fanno notare i nostri interlocutori, è molto probabile che il leader del M5S, Giuseppe Conte, sia riuscito a mantenere il suo movimento al 15,15% dei voti espressi grazie a una strategia diversa da quella del PD: contrapponendosi a FdI sui temi sociali piuttosto che evocando lo spettro del fascismo.

Perché il tema dell’antifascismo in Italia, aggiunge Enzo Traverso, “è stato discusso e risolto nel peggiore dei modi molto tempo fa”. Oggi “nessuno pensa che l’arrivo della Meloni costituisca una minaccia per le istituzioni e la democrazia”, afferma. Per capire perché la società italiana sembra indifferente al terreno su cui è nato Fratelli d’Italia, bisogna tornare alla metà degli anni Novanta, al 1994 per l’esattezza, quando Silvio Berlusconi formò il suo primo governo.

Fu allora che il leader di Forza Italia iniziò a coniare il termine “centrodestra”, per nascondere l’inclusione nella sua coalizione dei post-fascisti – Alleanza Nazionale (AN) di Gianfranco Fini – e della Lega – ex Lega Nord. In questo periodo utilizzò il suo impero mediatico per lanciare una vasta campagna di propaganda contro il comunismo, allora identificato con l’antifascismo. Molti dei dirigenti del Partito Democratico provengono dal Partito Comunista Italiano (PCI).

In quel momento molti volevano prendere le distanze”, dice Enzo Traverso. La sinistra non poteva più dirsi antifascista perché era troppo legata al comunismo. Nel 1996, l’ex presidente della Camera dei Deputati, Luciano Violante, esponente del Partito Democratico, arrivò a riabilitare i “ragazzi di Salò”, dal nome dello Stato fantoccio fascista istituito da Mussolini nel 1943 nelle zone controllate dalla Wehrmacht.

Da quel momento in poi, la sinistra è stata trascinata da un nuovo discorso che ha contagiato la società italiana. Un discorso portato avanti in particolare dallo storico Renzo De Felice, autore di una biografia – ancora incompiuta alla sua morte nel 1996 – di Mussolini. “Spiega che Mussolini si è sacrificato per salvare l’Italia”, riassume a grandi linee Enzo Traverso, in una formula che ricorda la “tesi dello scudo e della spada” che Éric Zemmour ha cercato di rilanciare in Francia.

Mentre i conduttori televisivi di successo iniziarono a blaterare della passione del dittatore fascista per il jazz americano, i suoi eredi politici iniziarono a lavorare nel governo e in alcune zone della penisola. Uno di loro, Gianni Alemanno, passato dal Movimento Sociale Italiano (MSI) ad Alleanza Nazionale e poi a Fratelli d’Italia, è stato addirittura eletto sindaco di Roma nel 2008. Oggi nessuno mette in dubbio la loro presenza nel paesaggio”, osserva il giornalista Guido Caldiron. Si può continuare a dire no al fascismo, ma la società non ascolta più”.

Il “centro-sinistra” e il nulla

Per questo specialista della destra italiana, “la sinistra ha una responsabilità importante in questa situazione. Ha accompagnato la banalizzazione dell’estrema destra, rassegnandosi all’idea che la divisione fascisti/antifascisti appartenesse al passato e che fosse giunto il momento di riconciliarsi. “Di fronte a questo discorso, c’era un vuoto”, osserva Enzo Traverso. L’errato nome di “centro-destra” ne ha approfittato per installare il fascismo come “un pezzo di storia nazionale, su cui si possono avere idee diverse, come su qualsiasi altro argomento”, aggiunge Guido Caldiron.

Per decenni il Partito Democratico ha accantonato la questione dell’antifascismo. Sembra averlo riscoperto di recente, assistendo impotente alla fulminea ascesa di Fratelli d’Italia. È un po’ tardi”, dice Enzo Traverso. Per bloccare Giorgia Meloni, avremmo dovuto almeno costruire una coalizione con il Movimento Cinque Stelle. Non volevano farlo perché nessuno considerava Meloni una minaccia per la Repubblica. È così semplice.

Anche le politiche attuate dagli ultimi governi tecnici di “centro-sinistra” hanno favorito la banalizzazione dell’estrema destra e delle sue idee. Non credo che la politica migratoria della Meloni sarà molto diversa da quella guidata da Renzi”, afferma lo storico. È stato il centrosinistra a fare gli accordi con la Libia per creare campi di internamento, è stato il centrosinistra a fare la riforma del lavoro…”. “Il Partito Democratico non ha più un’identità”, conferma la filosofa Francesca Izzo.

Questo ex deputato ha lasciato il PS cinque anni fa. Oggi, osserva, “non appena hanno un problema, cambiano il loro segretario”. Inoltre, mentre un leader post-fascista si prepara a diventare il primo presidente del Consiglio italiano, il partito ha già iniziato una sorta di sfida a chi succederà a Enrico Letta. All’ingresso della sede centrale di Roma si legge “Questa è casa tua”. Ma pochi a sinistra vogliono ancora entrarci.

Sebbene sia sempre difficile fare paragoni tra Paesi con storie, culture e sistemi istituzionali diversi, quello che è appena successo in Italia, che fa parte di un processo trentennale, potrebbe avere un’eco anche altrove. Soprattutto in un Paese vicino dove la concentrazione dei media è in aumento e dove la frattura tra società e partiti politici è ormai totale. E dove la perdita di punti di riferimento è tale che alcuni passano le giornate a demonizzare la sinistra, mentre ritengono di poter lavorare con l’estrema destra quando questa va “nella giusta direzione”.

 

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