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Labour, la destra interna prova a far fuori Corbyn

Corbyn non verrà ricandidato: attacco frontale di Starmer all’ex leader socialista e alla sinistra

Jeremy Corbyn non verrà candidato dal Labour alle prossime elezioni: lo ha dichiarato Keir Starmer, che è succeduto a Corbyn alla segreteria, che ha giurato di voler mostrare il Labour come un partito cambiato sotto la sua guida, rassicurante più per la borghesia e il ceto medio che per i vastissimi settori popolari maltrattati dalle politiche economiche dei Tories. Già nel 2019, rilevando la posizione di Corbyn, questo esponente moderatissimo aveva avvertito: “Mai più il Labour sarà un partito di protesta e non di servizio pubblico. Mai più il Labour non riuscirà a capire che la stabilità economica è il fondamento di tutte le nostre ambizioni”. Amen.

“Voglio essere molto chiaro – ha ripetuto mercoledì scorso – Jeremy Corbyn non si presenterà alle prossime elezioni generali come candidato del partito laburista”, ha detto mercoledì Starmer rispondendo alle domande dopo un discorso nella zona est di Londra. “Quello che ho detto sul cambiamento del partito lo intendevo, e non torneremo indietro, ed è per questo che Jeremy Corbyn non si presenterà come candidato laburista alle prossime elezioni generali”.

“Da quando sono stato eletto deputato laburista 40 anni fa, ho combattuto a nome della mia comunità per una società più equa, premurosa e pacifica – ha subito ribattuto Corbyn – giorno dopo giorno, sono concentrato sulle questioni più importanti che le persone di Islington North devono affrontare: povertà, aumento degli affitti, crisi sanitaria, sicurezza dei rifugiati e sorte del nostro pianeta.

La dichiarazione di Keir Starmer sul mio futuro è un flagrante attacco ai diritti democratici dei membri del Partito Laburista di Islington North.

Spetta a loro – non ai leader di partito – decidere chi dovrebbe essere il loro candidato. Qualsiasi tentativo di bloccare la mia candidatura è una negazione del giusto processo, e dovrebbe essere opposto da chiunque creda nel valore della democrazia.

In un momento in cui il governo sta supervisionando la peggiore crisi del costo della vita di una generazione, questa è una distrazione divisiva dal nostro obiettivo principale: sconfiggere il Partito conservatore alle prossime elezioni generali.

Sono orgoglioso di rappresentare il movimento operaio in Parlamento attraverso il mio collegio elettorale. Sono concentrato a difendere i lavoratori del picchetto, gli emarginati, e tutti quelli preoccupati per il loro futuro. Ecco cosa continuerò a fare. Suggerisco che il Partito Laburista faccia lo stesso”.

L’attuale leader laburista ha sottolineato il “momento importante” per il Labour dopo che la Commissione per l’uguaglianza e i diritti umani (EHRC) ha tolto il partito dalle misure speciali per le sue mancanze passate in materia di antisemitismo. Una questione molto controversa e per nulla facile da riassumere ma che è stata usata per provare a mettere ai margini Corbyn, anche se ne è uscito senza macchie, e per “battute di caccia” contro i suoi alleati.

Anche mercoledì, Starmer ha indicato la porta ai parlamentari laburisti che da tempo sostengono Corbyn: «la porta è aperta, e potete andarvene». Il messaggio è soprattutto per settori di base, dinamici e giovanili, come Momentum che, fin dalla sua campagna per la leadership del 2015, sostiene Corbyn. Un benservito che in Italia è molto piaciuto ai commentatori di Repubblica ma gli alleati dell’ex leader laburista hanno già segnalato che si ricandiderà per il suo seggio di Islington North. Uno di loro ha detto che la gente del posto lo rispetta per il suo lavoro nella circoscrizione. Un portavoce del Momentum ha dichiarato mercoledì: “Il Labour è un partito socialista democratico, è scritto sulle nostre tessere di iscrizione. Questo partito non appartiene a un uomo solo: appartiene ai suoi membri e ai sindacati. Dovrebbero essere i membri laburisti di Islington North a decidere il loro candidato, è un loro diritto democratico».

I burocrati laburisti starebbero cercando un candidato forte nella circoscrizione, che Corbyn detiene dal 1983. “Il partito locale sarà probabilmente in affanno e la campagna sarà molto dura se Jeremy si candiderà come indipendente”, ha dichiarato una fonte al Guardian.

Il presunto antisemitismo di Corbyn, in realtà, è lo schermo dietro il quale la destra laburista prova a celare lo scontro sul profilo politico del partito che, con Corbyn, aveva riconquistato una chiara identità socialista dopo la deriva blairiana restituendo speranza a vasti settori popolari. Lo stesso Guardian, per nulla tenero con la svolta a sinistra del Labour, non può celare la contesa tra Starmer e la sinistra laburista con Momentum che spera di far valere “a gran voce” le politiche di sinistra in vista delle elezioni generali e collaborerà con il Socialist Campaign Group (SCG), raggruppamento storico dei deputati della sinistra interna al Labour che, nel 2015, lanciò la candidatura di Corbyn alla leadership. Momentum e l’SCG sperano di garantire che le proposte popolari sotto la leadership di Jeremy Corbyn – tra cui la nazionalizzazione, le tasse sul patrimonio e l’abolizione delle tasse universitarie – vengano inserite nel manifesto. Gli addetti ai lavori sperano che anche gruppi come Labour for a Green New Deal, che ha annunciato una nuova campagna per la proprietà pubblica dell’energia, lancino i loro interventi. Il manifesto elettorale dovrà essere pronto per luglio e quello che si sta aprendo dovrebbe essere un forte momento di discussione a sinistra mentre il Paese è attraversato da scioperi e manifestazioni che non si vedevano da tempo. E, mentre i corbyniani reclamano l’abolizione delle leggi antisciopero di Thatcheriana memoria, la destra del Labour non sembra avere la stessa agenda dei lavoratori in sciopero. «Dobbiamo dimostrare che i membri del Partito laburista si oppongono all’agenda della destra laburista: fornitori privati nel servizio sanitario nazionale, abbandono degli impegni per l’istruzione gratuita e mancato sostegno ai lavoratori in lotta», dice Momentum suggerendo alcune mozioni da sottoporre ai CLP, i comitati locali del partito.

Momentum, tuttavia, non ha più il controllo di nessuna commissione politica né la maggioranza dei delegati del National Policy Forum (NPF), l’organo decisionale del Labour, quindi è improbabile che riesca a far passare le sue proposte.

Starmer ha dovuto affrontare le pressioni dell’ultimo congresso del partito laburista quando i delegati hanno approvato mozioni sostenute dai sindacati che chiedevano la proprietà pubblica della Royal Mail e aumenti salariali a prova di inflazione. I laburisti hanno poi dovuto promettere di rinazionalizzare le ferrovie ma il leader del partito, favorito per le prossime politiche dopo i disastri di Boris Johnson e successori, ha poi confermato i suoi piani di riportare il Labour verso il centro per attirare gli elettori indecisi, ossia per non turbare gli affari di una delle borghesie più fameliche del pianeta. Infatti, una recente inchiesta di Sky ha rivelato che i membri del gabinetto ombra laburista, Wes Streeting e Yvette Cooper, hanno ricevuto centinaia di migliaia di sterline di denaro nero dalla società di comodo MPM Connect. Tra le battaglie della sinistra interna c’è quella contro i finanziamenti occulti al cerchio magico di Starmer.

Il paradosso, sottolineato da commenti non mainstream, è «che si tratti di transfobia, razzismo anti-nero, islamofobia o altre forme di discriminazione, sono tollerate nel Labour di Starmer. Persino l’antisemitismo è tollerato, se è praticato da parlamentari della destra del partito», come scrive su Novaramedia, Andrew Fisher, consulente politico freelance, dal 2016 al 2019 direttore esecutivo delle politiche del Partito laburista. Usando l’antisemitismo per lanciare un attacco alla sinistra del partito, Starmer ha dimostrato di essere disposto a una battaglia di fazione. «È stata una mossa pacchiana e divisiva, che ha mostrato l’ipocrisia di Starmer», ha concluso Fisher.

(Ps: le immagini di questo articolo sono tutte di Corbyn a dimostrazione della sua internità ai movimenti sociali, un raffronto con l’immagine di sé che Starmer vuole accreditare dai suoi social fornisce non solo la distanza politica tra i due ma anche la differenza antropologica tra le due versioni del Labour)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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