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L’happy hour al tempo della guerra

Genova, nuova edizione di Madre Courage e i suoi figli di Bertolt Brecht, a oltre 80 anni dalla prima messa in scena

Che tanto la guerra è sempre uguale. Sempre gli stessi orrori, sempre le stesse menzogne. Sempre la stessa storia degli ultimi, stritolati dal tritacarne delle armi: lame  e baionette, fucili e pistole, cannoni, mine antiuomo, granate incendiarie, bombe termobariche, lanciarazzi, missili ipersonici… fino al lampo accecante che potrebbe cancellare tutto.

E allora questa nuova edizione di  Madre Courage e i suoi figli di Bertolt Brecht, a oltre 80 anni dalla prima messa in scena, giunge puntuale come un appuntamento con la Storia. Quella con la S maiuscola, che avanza inesorabile, schiacciando come un caterpillar le piccole storie dei piccoli personaggi che hanno la ventura di trovarsi sulla sua traiettoria.  Il Teatro Nazionale di Genova – che nel 1969 produsse la celebre edizione con Lina Volonghi e la regia di Luigi Squarzina e nel 2002 quella con Mariangela Melato e la regia di Marco Sciaccaluga – torna oggi su quel testo con un nuovo allestimento del capolavoro del drammaturgo tedesco, presentato in prima nazionale al Teatro Gustavo Modena fino al 21 maggio.  Proprio oggi, che anche l’Europa torna – dopo quasi altrettanti anni  di pace  e per citare ancora Brecht – una terra maledetta che ha bisogno di eroi.  La regia di questo nuovo allestimento è affidata a Elena Gigliotti, 36 anni, attrice e regista formatasi a Genova, con al suo attivo collaborazioni  con compagnie indipendenti e con  teatri stabili. Guerra, umanità, maternità, capitalismo, propaganda, collettività sono alcune delle parole chiave che hanno guidato il suo lavoro sul testo di Bertolt Brecht.

Nel ruolo principale spicca Simonetta Guarino, la cui eclettica carriera attraversa teatro, cabaret e tv. Sul palco con lei un cast cosmopolita ed eterogeneo composto da Sebastiano Bronzato, Didì Garbaccio Bogin, Aleksandros Memetaj, Andrea Nicolini, Aldo Ottobrino, Matteo Palazzo, Sarah Pesca, Alfonso Postiglione, Esela Pysqyli, Ivan Zerbinati, che oltre a interpretare i personaggi principali dà vita a una moltitudine di soldati, ufficiali e civili.

Un corpo collettivo che si muove sulle coreografie di Claudia Monti – composizioni essenziali e sintetiche che contribuiscono all’idea di straniamento brechtiano –  e sostenuto dalle musiche di Matteo Domenichelli. Che ha rielaborato in chiave elettronica le songs di Paul Dessau che accompagnavano l’opera di Brecht e composto brani originali che alternano atmosfere rarefatte ed echi di guerra. La parte visiva dello spettacolo si avvale delle luci di Davide Riccardi e dei video di Daniele Salaris, mentre le scene e i costumi sono firmati da Carlo De Marino.

Elena Gigliotti ambienta lo spettacolo in un luogo e un’epoca indefiniti ma che non si fatica a collocare, per l’intonazione dei dialoghi, da qualche parte   in Europa centrale. Negli aggiornamenti delle battaglie scanditi dalle notizie dei tg – colonna sonora delle nostre giornate che ormai conosciamo bene – si consuma il conflitto tra  gli opposti schieramenti dell’Alleanza santa e della Santa coalizione sui cui rispettivi vessilli campeggiano, significativamente, un cane che sputa fiamme e una conchiglia che rimandano ai marchi di due note compagnie petrolifere.

«Lo straniamento voluto da Brecht si rispecchia nella nostra vita quotidiana, dove le immagini di guerra si alternano agli show televisivi e alle fiction della sera. Ci si trova a un gioioso aperitivo mentre la tv dietro di noi manda immagini tragiche» sottolinea la regista.

Madre Courage, venditrice ambulante che si sposta da un fronte all’altro per vendere la sua merce agli eserciti, sopravvive alla guerra per mezzo della guerra. Il suo carro è l’ultimo baluardo del capitalismo, è l’algoritmo che promette di soddisfare tutti i bisogni. Anche quelli dei tempi di guerra. O meglio, in quel continuum ormai indistinto che è una guerra mondiale a pezzi intermittente.

Info: https://www.teatronazionalegenova.it/

 

 

 

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