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GKN, la rabbia sul tetto che lotta

Lavoratori ex-GKN salgono sulla torre di San Niccolò: pagamento della cassa integrazione subito e impegno delle istituzioni per il piano industriale.

Da ieri sera, una trentina di lavoratori ex-GKN è sulla torre di San Niccolò a Firenze. Il presidio dei lavoratori, dalla fabbrica di Campi Bisenzio, s’è trasferito intorno a una delle porte storiche della città, bastione che difendeva l’Arno a est. Lì, a 45 metri di altezza, hanno attaccato gli striscioni, una delegazione del Collettivo di Fabbrica ex-GKN staziona in cima alla torre, mentre altri operai e cittadini solidali si danno il cambio ai piedi del monumento per esprimere tutto il loro sostegno.

Un’azione che serve a rimarcare che da nove mesi questi operai vivono senza alcuna forma di reddito, dopo il famoso licenziamento via mail, illegittimo quanto violento, dopo l’arrivo di un presunto salvatore, una figura di imprenditore di area cattolica molto sopravvalutata, che avrebbe dovuto reindustrializzare il sito ma non l’ha fatto e che invece, come denunciano da tempo i lavoratori, ha smesso di pagare e perfino di inviare le buste paga.

“Non siamo partiti sul tetto, sul tetto ci siamo arrivati dopo due anni lotta, di cui otto mesi senza stipendio”, spiega la RSU ex-GKN, “l’intero sistema preferisce passare per impotente, per nascondere la propria complicità. Noi invece continuiamo a organizzare forme di lotta, a proporre piani industriali, a chiedere il rispetto di diritti basilari, come quello alla busta paga o al pagamento dello stipendio o della cassa integrazione. Sappiamo che anche in questa vicenda non esiste un solo metodo di lotta o un atto risolutivo. E’ una gara di resistenza. Oggi siamo qua, ancora una volta coi nostri corpi, con le nostre vite”.

La cassa integrazione per gli ex Gkn è scritta nel decreto lavoro e, per quanto discutibile, l’azienda non sembra fare nulla per farla attivare dall’Inps. Molti di loro, per necessità, sono stati indotti a licenziarsi e questo sembra far parte di una strategia che punta allo smantellamento di una vertenza simbolo capace di uscire da sé.

La vertenza, fin dalla sua partenza, ha alternato strumenti classici delle lotte operaie a forme innovative o a riscoperte e aggiornamenti di pratiche risalenti alle origini del movimento operaio. Ora è su un tetto come spesso è accaduto in questi anni ad altre vicende di lavoratori, nelle stesse ore s’è sviluppata una protesta di minatori in Sardegna asserragliati per due giorni in due pozzi a 600 metri di profondità nella miniera di Genna Tres Montis a Silius, a 50 chilometri da Cagliari, nella provincia del Sud Sardegna. Ma in questi due anni, i lavoratori ex GKN hanno dato vita a una versione di mutualismo conflittuale capace di coinvolgere settori importanti di movimenti sociali sul territorio e molto più in là.

Queste le loro richieste: bonifico di tutti gli arretrati, pagare tutto il dovuto, liberare il contratto nazionale e integrativo che l’azienda ha di fatto preso in ostaggio, mandare le buste paga mancanti (da dicembre ad oggi), reintegra dei colleghi indotti ingiustamente a licenziarsi, dare il via al piano di reindustrializzazione dal basso elaborato dai lavoratori. Un progetto ambizioso, per la prima fabbrica socialmente integrata d’Italia, che ha avuto un primo ok di massa da una campagna di crowdfunding che ha raccolto il doppio dell’obiettivo attorno all’idea di reindustrializzare l’ex GKN attraverso la produzione di pannelli fotovoltaici, batterie e cargo bike a ridotto impatto ecologico.

“Stiamo lottando ancora per il nostro posto di lavoro”, dice ancora la RSU, “mentre un’azienda si permette di non pagare gli stipendi, di non portare un piano di reindustrializzazione, di sequestrare di fatto soldi pubblici, non inviando all’Inps le buste paga che permetterebbero di far arrivare a noi la cassa integrazione. Chiediamo che venga sbloccata immediatamente la cassa, che ci vengano fornite le buste paga, che venga presa in considerazione la reindustrializzazione dal basso e che il ministero si metta a disposizione per sostenere il nostro progetto”.

Tra una settimana ricorrono i due anni dall’invio delle email che annunciavano i licenziamenti e dell’inizio dell’assemblea permanente. Il Collettivo di Fabbrica sta organizzando per l’8 e il 9 luglio, due giorni di eventi di lotta: assemblee con altre realtà sindacali e dell’attivismo climatico nazionale e internazionale, un concerto gratuito davanti ai cancelli e l’arrivo in fabbrica della carovana del mutualismo.

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