16.6 C
Rome
sabato 24 Febbraio 2024
16.6 C
Rome
sabato 24 Febbraio 2024
HomecultureIl tasto batte dove il mondo duole

Il tasto batte dove il mondo duole

Urgenze etiche, ballate poetiche: Vinicio Capossela in tour

Ci sono urgenze che non si possono trattenere, bisogni che scappano. E quando scappa, scappa. Bisogna trovare un posto dove acquattarsi, dare sfogo al corpo. Quelle che Capossela porta in giro nell’ultimo spettacolo sono urgenze non corporali ma musicali, dell’anima: “Con i tasti che ci abbiamo, canzoni urgenti in teatro”. Il teatro, ieri, era il vecchio – si fa per dire – auditorium di via della Conciliazione, a due passi dal Cupolone, per la prima tappa romana del tour anticipato a Fiesole a luglio e iniziato a Carpi ai primi d’ottobre. Quasi due ore e mezza di ballate etiche, epiche: le tredici canzoni urgenti dell’ultimo lavoro e alcuni classici del repertorio caposseliano. Un turbinìo di suoni e colori sarabandati in una scenografia scabra, ai limiti dell’essenziale: una luna sospesa tra nebbiosità sonore e luminarie cimiteriali, o piuttosto lumini da grazie che qualche santo ha da concedere, un divanetto rosso. E “sul divano occidentale” Vinicio s’accascia, con tanto d’elmetto in capo, al termine del brano che dà la stura al concerto, chiuso tra ovazioni e racchiuso in un commento, fra tutti, fuggito dalle labbra d’una spettatrice: che artista, mammamia. Ma procediamo con ordine.

Sono ballate epiche, etiche quelle del nuovo lavoro portato sul palco da Capossela, s’è detto. Funambolo che sotto la luna di carta gigioneggia col pubblico coi tasti che ha, senza lesinare stoccate al governo che abbiamo e sciabolate ai guasti dell’oggi. La guerra, anzitutto, rielaborata dalle visioni poetiche di Brecht (la crociata dei bambini) e oniriche dell’“Ariosto governatore” in Garfagnana, con la ragione umana dal sen fuggita per finire sulla luna e lasciarci preda della nostra follia, qui in terra. Il consumismo sfrenato, figlio del capitalismo al giro di boa prima dello schianto, sintetizzato nella formula del mangia quanto vuoi, più che puoi. La memoria della resistenza (staffette in bicicletta) da reiterare in tempi grami come i nostri, dove ognuno è “parte del torto”, nessuno escluso. Vinicio non manca di battere sui tasti dei temi cari al politicamente corretto, la violenza di genere (la cattiva educazione) e l’universo carcerario (minorità). Ma lo fa a modo suo, fuor di morale, da guitto che affronta l’orrore e il disincanto tra lazzi e frizzi, e combatte la battaglia civile con l’arma del riso e del pernacchio. Scontro a cui l’arte non può sottrarsi quando la politica si fa spettacolo, tiene a ribadire.

Eppoi oplà, un bel salto nella pozzanghera, o meglio nel pozzacchio, come recita il trascinante “cha cha chaf della pozzanghera”. Ché lui è anche questo: inventore di parole, guascone che quando la mestizia strugge la butta in caciara, per non lasciarci sopraffare. Così alla fine, dopo aver suonato i tasti che ci abbiamo, quelli rimasti dopo la rottura del piano, non c’è che da ringraziare per “il tempo dei regali” avuti dalla vita e per quelli che ci dà saltabeccando sul palco col suo calice di spritz, testimone dell’oggi. Ché in questo, infine, è la grandezza della sua arte, del suo essere cantore e scrittore, musico e paroliere: stare fuori dal coro, dal tempo, e allo stesso tempo dentro questo tempo di passaggio. Da superare con un bicchiere in mano, il sorriso a fior di labbra e gli occhi puntati su un diverso futuro possibile. Che artista, mammamia. Dopo Roma, ancora stasera, si va da Ravenna a Cagliari, a fine anno. Info www.viniciocapossela.it

www.mauriziozuccari.net

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento, prego!
Inserisci il tuo nome qui, prego

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi articoli

Gli appalti sono una montagna di merda

Mentre continuano le ricerche della quinta vittima nel cantiere Esselunga, Dario Salvetti spiega a cosa servono gli appalti: «a disumanizzare, renderci irriconoscibili tra di noi»

Lo stradario coloniale: il passato imperiale che non passa

I nomi delle strade, immutati dall'epoca, dicono molto di come l'Italia sia in deficit di riflessione sul suo curriculum criminale

Fantozzi si riprende Genova passando dal teatro

Davide Livermore porta in scena l'antieroe di Paolo Villaggio  

L’amore ci salverà. Oppure no

Come gli uccelli  del franco-libanese Wajdi Mouawad per la regia di Marco Lorenzi in scena a Genova

Qual è la storia della parola fascismo negli Stati Uniti?

I mutevoli significati del termine "fascista" e come, nel corso degli anni, abbia gradualmente perso la sua coerenza [Richard J.Evans]