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Restare umani sulla linea Gustav

Non chiusero le porte. Storie di solidarietà a prigionieri alleati e ebrei in fuga in un piccolissimo comune di confine tra Lazio e Abruzzo [Marino Nicolai]

“Non chiusero le porte” (Radici Edizioni, 2023), lavoro di ricostruzione storica di Pierluigi Felli, rievoca i terribili mesi dell’occupazione tedesca all’indomani dell’8 settembre 1943 per cercare di sostenere il morente regime fascista tentando di bloccare l’esercito alleato che, dopo lo sbarco in Sicilia del 10 luglio 1943, era impegnato nella risalita della penisola.

In quei terribili mesi molti prigionieri di guerra dell’esercito alleato, fuggiti dai campi di detenzione allestiti dai nazisti, transitarono nel Cicolano e, soprattutto, nel territorio del Comune di Borgorose ubicato immediatamente a ridosso della linea Gustav e dell’importante campo per prigionieri di guerra di Avezzano (L’Aquila).

Molti dei fuggitivi vennero clandestinamente ospitati e rifocillati, anche per mesi, dalla popolazione locale; tra le famiglie accoglienti spiccano quelle di Corvaro, Spedino  e S. Anatolia di cui Felli fornisce nominativi e i cosiddetti certificati “Alexander”, conosciuti anche con la denominazione di “Certificato del patriota”, un’attestazione rilasciata dagli eserciti alleati nell’immediato dopoguerra quale testimonianza dell’aiuto fornito ai loro soldati dagli italiani tra cui l’assistenza ai fuggitivi dai campi di prigionia, anche per permettere agli accoglienti di ottenere qualche forma di risarcimento in denaro per l’opera di assistenza prestata.

A spingere ed incoraggiare la popolazione dell’allora comune di Borgocollefegato a nascondere e rifocillare i prigionieri di guerra, spiega Pierluigi Felli, furono soprattutto due sacerdoti, vere e proprie figure iconiche del quel difficilissimo periodo storico, si tratta di don Filippo Ortenzi, parroco di Corvaro e don Lorenzo Felli, parroco di Spedino.

Furono soprattutto questi due pastori di anime ad incoraggiare la popolazione, sicuramente predisposta nell’opera meritoria dell’assistenza ai fuggitivi, ma indubbiamente timorosa delle terribili rappresaglie dei nazisti, a questo proposito Felli ricorda l’incendio di varie stalle e fienili presso la frazione di S. Anatolia, circostanza sicuramente frutto di un’azione di delazione.

Quale testimonianza dell’azione organizzativa ed incentivante dei due citati sacerdoti è rappresentata dai numeri dei soldati alleati assistiti: più di 100 per Corvaro, oltre 50 per Spedino; il dato di quest’ultimo paese è veramente stupefacente visto che l’intera popolazione non superava le 200 unità! Praticamente tutto il paese partecipò nell’opera di assistenza ai prigionieri!

Interessante anche il capitolo che Felli dedica all’assistenza che la popolazione di Corvaro fornì a vari cittadini di origine ebraica, soprattutto romani, in fuga dai rastrellamenti nazisti. Grazie alla coraggiosa opera di molti cittadini locali vari componenti di famiglie ebree tra cui quelle dei Sonnino, Elfer e Bassan, Zaccaria ed altre riuscirono ad evitare la deportazione.

Il merito conquistato da questi coraggiosissimi cittadini di Borgorose potrebbe avere un seguito ancora oggi, infatti, spiega l’autore “gli studenti del nostro comune, grazie all’azione meritoria dei loro antenati, potrebbero usufruire di borse di studio istituite da specifiche istituzioni che si occupano della materia”. Un esplicito invito ai responsabili della politica culturale dell’Amministrazione del Comune di Borgorose (ahinoi retto da un sindaco leghista, Ndr) ad occuparsi di questa interessante opportunità.

Un libro ben documentato e ben scritto; un lavoro riuscitissimo che arricchisce la conoscenza della storia di questa comunità al confine tra Lazio e Abruzzo.

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