mercoledì 21 novembre 2018

Napoli, pestato in manette dalle fiamme gialle

Napoli, pestato in manette dalle fiamme gialle

Un senegalese di 47 anni denuncia di essere stato pestato mentre era legato in una caserma della guardia di finanza.

di Checchino Antonini

Napoli, pestato in manette dalle fiamme gialle

Senegalese, ambulante per conto di un italiano, 47 anni. Segni particolari: parecchi visto che è stato pestato mentre era in manette all’interno di una caserma della guardia di finanza di Napoli. La notizia è stata sparsa dal Forum antirazzista della Campania dopo un massiccio intervento, stamattina, delle fiamme gialle contro gli ambulanti immigrati che lavorano a Napoli nell’area della Maddalena. Se è vero quanto denunciato, quello che è successo alla Maddalena «dimostra come i migranti siano dei cittadini di serie B, esposti ad abusi e violenze persino da chi dovrebbe impedirle» scrive il Forum.

L’episodio si iscrive nella guerra a «persone che cercano solo di lavorare per sopravvivere in mancanza di adeguate politiche di inclusione con bandi e occasioni di emersione per chi fa lavoro ambulante». Migranti e autoctoni.

Secondo le testimonianze l’intervento della Gdf è stato s’è svolto in modalità molto aggressive generando tensioni e paure.

Alcune decine di ambulanti a quel punto sono stati tradotti nella caserma della Guardia di Finanza di via Gianturco. Tra loro Magnane Niane, un cittadino senegalese di 47 anni che non ha nemmeno una bancarella sua e lavora per un italiano.

Magnane è entrato in caserma in normali condizioni e ne è uscito in ambulanza. «Lo abbiamo ritrovato in ospedale letteralmente gonfio di botte, estremamente dolorante, con ecchimosi, contusioni e lacerazioni in tutto il corpo, testa compresa. Come conferma lo stesso referto medico». Secondo il racconto di Magnane al presidente della comunità Senegalese Omar Ndjaye e all’avvocata Liana Nesta il pestaggio è avvenuto infatti in caserma, mentre era già in manette. Magnane, come gli altri, è stato portato via dalla Maddalena già con le mani legate (in avanti). Una volta in caserma gli ha squillato il telefonino nella tasca della tuta. Quando ha provato a prenderlo (forse per avvisare che era stato fermato), ha ricevuto la prima sberla. Quando ha cercato di raccogliere il telefono caduto in terra è arrivata la seconda e poi 3-4 finanzieri si sono avventati su di lui con calci e pugni. «Ricordo solo le loro scarpe e la mia testa come fosse un pallone. Ho avuto paura di morire!».

Il suo racconto è stato confermato anche dagli altri immigrati presenti in quel momento in caserma. Ora Magnane è in ospedale in stato di fermo, è accusato di resistenza come capita quasi sempre alle persone nelle sue condizioni. Solo per fare un esempio noto alle cronache, com’è capitato a Stefano Gugliotta che quattro anni fa dopo il pestaggio si buscò una settimana di galera con un’accusa simile. Solo tre giorni fa per i suoi aguzzini sono stati chiesti quattro anni di prigione e 40mila euro di provvisionale. La domanda è banale: come si fa a ipotizzare il reato di resistenza per un uomo che è già in caserma con le mani legate?

Dopo il pestaggio Magnane è stato lasciato sul pavimento, con le manette girate alle spalle e solo dopo molto tempo e molte richieste degli altri immigrati presenti è finalmente arrivata l’ambulanza. All’ospedale Loreto Mare sono poi stati portati anche altri immigrati con lesioni minori.

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