lunedì 24 settembre 2018

Fuori dai Mondiali di calcio, l’Italia vince gli Europei di tortura

Fuori dai Mondiali di calcio, l’Italia vince gli Europei di tortura

Condannata la procura di Verona per non aver indagato sulle torture dei carabinieri a un cittadini arrestato.

di Checchino Antonini carabinieri Ancora una volta l’Italia è stata condannata a Strasburgo per le violenze dei carabinieri su un cittadino. Patrizio Gonnella di Antigone torna a chiedere «basta tentennamenti, si approvi subito il reato di tortura». L’Italia non sarà più nell’Olimpo del calcio ma resta saldamente nella pole position della Tortura e della malapolizia. Incapace di promulgare una legge decente, la Repubblica continua a collezionare condanne: è l’Europa che ce le chiede. L’Italia è stata condannata nuovamente per violazione dell’articolo 3 che proibisce la tortura e ogni forma di trattamento inumano e degradante. La Corte Europea ha condannato il nostro Paese per le violenze subite dal signor Dimitri Alberti nel 2010 a Cerea in provincia di Verona da parte dei Carabinieri. I giudici europei hanno sostenuto che le tre fratture alle costole e le lesioni ai testicoli non sono compatibili con il normale uso della forza. Inoltre non c’è stata un’inchiesta giudiziaria effettiva. Il signor Alberti potrà ora avere un risarcimento di complessivi 19 mila euro. «La decisione della Corte Europea – dichiara Patrizio Gonnella – questa volta riguarda direttamente un caso di dure violenze. Dopo questa sentenza, dopo le parole del papa ci auguriamo che subito, senza tentennamenti che sarebbero colpevoli, si arrivi alla introduzione per legge del delitto di tortura nel codice penale. Inoltre chiediamo che le massime cariche istituzionali si esprimano a riguardo e diano segnali forti e inequivocabili contro gli abusi, la tortura e ogni forma di violenza pubblica». Proprio oggi, con una buona dose di autoironia, Amnesty ha presentato le sue «Raccomandazioni alla presidenza italiana dell’Unione Europea». «Matteo Renzi insiste sulla necessità di cambiare l’Ue, e noi siamo d’accordo», ha detto Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia. Tra le raccomandazioni «la migrazione è uno dei temi più difficili, per il crescente flusso in Europa e per lo svilupparsi di gruppi xenofobi» spiega il direttore generale dell’Ong Gianni Rufini. «Continuano i respingimenti in mare nelle coste del Mediterraneo, anche se sono diminuiti. In 10 anni alcune stime parlano di 400mila morti. Il problema deve essere affrontato con forza». Sono uomini, donne e bambini spesso alla ricerca di asilo, e giunti sulle coste europee «quasi sempre incontrano la detenzione come prima accoglienza, e scarsa assistenza. L’Europa deve cambiare marcia». Un altro tema è la tutela delle minoranze Lgbt «vittime di aggressioni omofobe e discriminazione sul lavoro» e la comunità Rom, «vittime scomode, soprattutto per i politici che raramente ne prendono le difese». Gli strumenti in Unione Europea «ci sono: ad esempio la direttiva del 2004 contro le discriminazioni e quella del 2013 sull’integrazione dei rom» conclude il direttore generale di Amnesty. Nelle raccomandazioni anche tutela delle donne: «Nel 2013 circa 13 milioni di donne che hanno subito qualche forma di violenza in Ue. Bisogna promuovere prevenzione, protezione e punizione» avverte Antonio Marchesi. Maggiore impegno anche sulle responsabilità delle imprese europee fuori dall’Unione, sul tema delle tecnologie utilizzate per le violenze e le esecuzioni capitali, il tema delle detenzioni segrete della Cia, come nel caso Abu Omar, e la tutela dei difensori dei diritti umani impegnati nelle zone extraeuropee. Infine importante tema è la tortura: «L’Italia non ha le carte in regola: non esiste ancora il reato specifico di tortura» conclude Marchesi. «Amnesty, il 26 giugno, in occasione della giornata mondiale contro la tortura, ha organizzato a Roma un dibattito e una mobilitazione per promuovere l’adozione di una norma italiana».

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