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Eta depone le armi, Madrid finge di non capire

ETA ha annunciato di avere completato lo “smantellamento delle strutture logistiche ed operative derivanti dalla pratica della lotta armata”. Il governo dello stato: “Nulla di nuovo”

di Enrico Baldin

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L’Eta ha deposto le armi: in un comunicato annunciato e poi diffuso integralmente dal quotidiano basco Gara, ETA ha annunciato di avere completato lo “smantellamento delle strutture logistiche ed operative derivanti dalla pratica della lotta armata”. ETA afferma di aver deciso questo passo per propiziare il processo di pace nei Paesi Baschi, intendendo che il disarmo della organizzazione terroristica debba favorire un cambiamento della politica carceraria attuata nei confronti dei detenuti politici baschi.

ETA, nel suo comunicato, afferma anche che la dissoluzione della struttura logistica armata coinciderà con una riorganizzazione in una struttura “esclusivamente democratica” che avrà come compito “propiziare un dialogo tra le varie parti per far avanzare il processo di pace”.

“Nulla di nuovo” per il governo dello stato spagnolo di Mariano Rajoy, che per bocca del Ministero dell’Interno ha ribadito – come fatto in passato – che ETA deve sciogliersi incondizionatamente e smantellare tutte le sue strutture.

Nel gennaio 2011 – 17 mesi dopo il suo ultimo attentato – ETA annunciava il cessate il fuoco generale e permanente. 9 mesi dopo proclamò la fine della sua attività armata. In molti sostennero che questa fosse strumentale ad una sua riorganizzazione, dopo che il gruppo venne “gambizzato” nel corso degli anni dagli arresti, avvenuti con operazioni congiunte tra le polizie spagnola e francese. In realtà in questi anni ETA non ha più fatto parlare le armi (l’ultimo attentato risale al 2009) e ha costantemente mosso passi verso una risoluzione del conflitto basco.

Tra le questioni maggiormente sentite nelle terre di Euskal Herria c’è quella dei prigionieri, volutamente tenuti lontani dalle loro terre. Mediamente un prigioniero politico basco è detenuto a oltre 900km da casa. Oltre a questo la giustizia spagnola si è sempre mostrata particolarmente aggressiva nei confronti di tutto ciò che può avere una seppur minima convergenza con l’ideologia espressa da ETA, con il chiaro intento di reprimere qualsiasi conflitto sociale presente nelle terre basche. Di qui le carcerazioni preventive, i fermi di polizia oltre i tempi consentiti, le violenze carcerarie e altri gravi abusi che hanno portato più volte Amnesty International a pronunciarsi in modo deciso contro la Spagna.

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