giovedì 20 settembre 2018

L’implacabilità del capitale nel business degli armamenti

L’implacabilità del capitale nel business degli armamenti

L’anno scorso, a livello mondiale, sono stati spesi in armamenti 1747 miliardi dollari. Secondo il Sipri, in testa alla graduatoria ci sono Usa, Cina, Russia e Arabia Saudita.

di Marina Zenobio

Esemplare di  cacciabombardiere F/A-18 Hornet
Esemplare di cacciabombardiere F/A-18 Hornet, 94 milioni di dollari

Secondo uno studio dello Stockholm International Peace Research Institute (Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma, SIPRI), considerato tra i più prestigiosi centri di ricerca sullo sviluppo di armamenti, spese militari, commercio di armi e sicurezza internazionale, i 15 paesi in cui, nel 2013, si sono registrate le percentuali più altre di spese militari rispetto ai rispettivi Pil sono in Medio Oriente e Nord Africa. Primo della lista è l’Omam, con l’11,3%, segue Arabia Saudita con il 9,3%, l’Afghanistan con il 6,3% e Israele con i 5,6%. Tutti paesi che hanno in comune, se non l’alleanza, la vicinanza con gli Stati uniti. Così come, mentre la spesa militare si è ridotta mediamente, a livello mondiale, del 2%, comprendendo una riduzione del 7% nelle Americhe e dell’1% in Europa, in Africa è cresciuta dell’8% e del 3% in Asia, Oceania e Medio Oriente.

L’anno scorso, la spesa militare degli Usa è stata pari a 640 miliardi di dollari, quella della Cina 188, la Russia ha speso in armamenti 87,8 miliardi di dollari e l’Arabia Saudita 67. I più grandi paesi d’Europa e i restanti dell’Asia, messi insieme, non raggiungono la metà degli investimenti militari della potenza nordamericana. (vedi tabella)

Tab. SIPRI-report. [ ] =  stime SIPRI. a) Le cifre per spese militari in percentuale del Prodotto interno lordo si basano su dati del Fondo Monetario Internazionale,  World Economic Outlook database, Oct. 2013. b) I dati per gli Emirati Arabi Uniti (EAU) sono del 2012, in quanto i dati per il 2013 non sono. disponibili.
Tab. SIPRI-report.
[ ] = stime SIPRI.
a) Le cifre per spese militari in percentuale del Prodotto interno lordo si basano su dati del Fondo Monetario Internazionale, World Economic Outlook database, Oct. 2013.
b) I dati per gli Emirati Arabi Uniti (EAU) sono del 2012, in quanto i dati per il 2013 non sono. disponibili.

Forse questo spiega, se ce ne fosse bisogno, perché è necessario preservare i conflitti in certe regioni del pianeta, non ultima la guerra all’esercito dell’Isis, prima armato e oggi combattuto dagli Usa.
Se ci fosse la pace i venditori di armi vedrebbero diminuire i profitti con ricadute considerevoli per l’economia dei loro paesi. E quando ci sono gli affari di mezzo non c’è etica che valga, si vende allo stesso modo a Israele da una parte e ad Arabia Saudita, Omam, Bahrèin, Giordania, Libano e Marocco dall’altro, paesi tecnicamente avversari dell’entità sionista e importanti acquirenti di armi al mondo.
Per questo è una menzogna parlare di conflitto arabo-israeliano. Il genocidio del popolo palestinese, come altri conflitti in corso, parte dalla necessità degli Stati uniti di mantenere “zone di crisi” che incrementino la vendita di armi. Israele è uno degli strumenti statunitensi per proteggere questa immorale situazione, e le monarchie arabe ne sono complici.

Nel 2013 Israele ha speso in armi 2.037 dollari pro-capite , superata solo dall’Omam con 2.902, e dall’Arabia Saudita con 2.261 dollari. Negli Stati Uniti la spesa pro-capite è stata di 2.033 dollari, in Russia 621 e in Cina 138,5.

L’ultima portaerei Usa della classe Ford è stata varata in mare a novembre del 2013, è costata 12 miliardi di dollari. Un bombardiere B-2 costa 400 milioni di dollari, un caccia bombardiere F-22 Raptor 350 milioni e il caccia di quarta generazione F-18 Hornet 94 milioni. La guerra in Iraq, da marzo 2003 fino a dicembre 2011, è costata ai contribuenti degli Stati Uniti 845 miliardi di dollari.

La superportaerei Gerald Ford, 12 miliardi di dollari

Un ospedale pediatrico infantile costa 70 milioni di dollari e il suo mantenimento annuale una cifra simile. Con il valore di una portaerei si potrebbero costruire 100 ospedali di questo tipo e garantirne il mantenimento per 70 anni.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha richiesto 100 milioni di dollari per combattere la diffusione del virus Ebola e, in un atto di estrema generosità, l’Europa ha donato 5,9 milioni di euro tra aprile e giugno. Basterebbe non acquistare un F-18 e destinare quella risorsa all’Oms per combattere questa terribile malattia.

Haiti aveva bisogno di 9 miliardi di dollari per sanare le conseguenze del terremoto del 2010, ma fino ad oggi, quattro anni dopo, ha ricevuto 4 milioni di dollari. Gli investimenti in armamenti potrebbero diventare risorse per accogliere e sostenere i migranti, che forse tali non sarebbero più se non dovessero fuggire da guerra e fame. E gli esempi potrebbero continuare all’infinito.

Ma il capitale non conosce etica, ecco perché il genocidio in Palestina, ecco perché l’ebola continua a propagarsi, ecco perché Haiti continua ed essere terremotata, ecco perché migliaia di migranti abbandonano le loro terre per morire, in molti, durante terribili viaggi della speranza.

Oggi è toccato ai palestinesi, agli haitiani, ai popoli dell’Africa subsahariana o occidentale e quanti altri… domani potrebbe toccare a qualcuno di noi. Il capitale è implacabile.

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